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Poesia. La Parola al traduttore. Sara Ferrari, Nel giardino pubblico di Yehuda Amichai.

23 novembre 2012

Autore:Yehuda Amichai
Titolo: Nel giardino pubblico
Traduttore:Sara Ferrari
Editore: A Oriente!
Anno di pubblicazione: 2008
con cd lettura con musica del poema in ebraico di Doron Mittler

Nel giardino pubblico di Yehuda Amichai
Di Sara Ferrari

Scrivere di Yehuda Amichai per me non significa soltanto approfondire l’opera di uno straordinario poeta israeliano, ma anche ricordare il momento in cui sono rimasta “impigliata” nella cultura ebraica, per usare un’efficace espressione che mi è stata detta di recente. Uno dei primi testi in assoluto cui ho potuto avvicinarmi in ebraico è stato proprio una sua poesia, חבל. היינו המצאה טובה, (Peccato. Eravamo una buona invenzione) che, in seguito, ho tradotto e pubblicato. In questa poesia Amichai descrive una coppia di amanti che viene letteralmente smontata da una società grigia capace di costruire e distruggere al tempo stesso, “un aeroplano fatto di un uomo e una donna / le ali e tutto il resto”, destinato a sollevarsi e a volare solo per poco. Questo pugno di versi mi ha fatto capire che esisteva un intero mondo poetico a me sconosciuto, in grado di offrire momenti di rara e inaspettata bellezza. In seguito, ovviamente, sono venuti altri poeti e scrittori, che forse ho apprezzato e amato ancora più, ma il ricordo di quell’incontro è rimasto comunque indelebile, perché ha destato in me il desiderio non solo di conoscere e di cercare, ma anche quello di condividere e, quindi, di tradurre.
Giacché esisteva già una meravigliosa antologia dell’opera di Amichai curata da Ariel Rathaus (Crocetti Editore, 1993), quando mi si è presentata l’occasione, ho scelto di tradurre e pubblicare un libro piuttosto insolito בגינה הציבורית (Nel giardino pubblico). Pubblicato per la prima volta nel 1959, Nel giardino pubblico è un poemetto da cui emerge pienamente la volontà sperimentatrice del primo Amichai. Negli anni ’50, infatti, con Natan Zach e altri, egli partecipò a un’importante rivoluzione culturale destinata a cambiare per sempre il volto della letteratura in lingua ebraica. Da un punto di vista stilistico, ciò che questi autori si proponevano era il rifiuto dell’aulicità a favore di un linguaggio semplice, quotidiano, sulla scia di quanto insegnato dalle prime poetesse di Israele, come Rachel e Lea Goldberg, per citare le più note. Indubbiamente la semplicità espressiva è la principale caratteristica dell’opera di Amichai, sebbene si tratti solo di una veste apparente, dietro la quale spesso si cela un complesso gioco di rimandi con le Scritture e un uso ardito di forme metriche tradizionali. Nel giardino pubblico rappresenta il tentativo da parte dell’autore di coniugare questo stile “rivoluzionario” a un genere del tutto nuovo per la letteratura ebraica del periodo, quello del poema modernista, ispirandosi alla grande tradizione angloamericana che fu così importante per la sua generazione.
Il poema ruota attorno a un’immagine centrale, quella del giardino pubblico, il quale idealmente, come sostiene Ariel Rathaus, si contrappone all’Eden e al giardino in quanto luogo dell’amore nel Cantico dei Cantici. A differenza dei precedenti biblici, il giardino pubblico è metafora della selva urbana, un luogo di solitudine in cui si muove una galleria di personaggi i quali sono esempi perfetti di una vita moderna burocratizzata, soggetta a modelli e stereotipi ciechi che spesso travolgono un’umanità debole e indifesa.

בַּגִּנָּה הַצִּבּוּרִית
מֵת תָּלוּי עַל עֵץ.
מֶה עָשִׂיתָ, מַדּוּעַ תָּלִיתָ
אֶת עַצְמְךָ?
הַמֵּת מְדַבֵּר,
הַמֵּת מְזַמֵּר:
עָשִׂיתִי אֲשֶׁר אָמַרְתָּ.
תָּלִיתִי אֶת עַצְמִי,
מָחַקְתִּי אֶת הַלֹּא־מַתְאִים.
Nel giardino pubblico
un morto impiccato a un albero.
Cos’hai fatto, perché ti sei
impiccato?
Il morto parla,
il morto canta:
ho fatto quel che hai detto.
Mi sono impiccato,
ho cancellato il non-adatto.

Sebbene l’opera sia composta da un flusso continuo di sezioni indipendenti e gli spunti tematici siano molteplici, è possibile individuare un nucleo principale costituito da una storia d’amore difficile che coinvolge una donna sposata e la voce maschile del poema (“vietato oltrepassare il limite, / perché tu sei sposata: / e non a me. A me no.”). Tuttavia, questa vicenda sembra non tanto reale quanto piuttosto simbolica di un impedimento all’amore che gli individui pongono a se stessi, a causa di barriere sociali o di una paura radicale di raggiungere e toccare davvero l’altro. A questo allude la domanda che le due voci, sia quella maschile sia quella femminile, si rivolgono vicendevolmente nel corso del poema: “la domanda intera è semplice: attraverserai la piazza vuota per / arrivare a me, / o hai paura.” A differenza di quanto succede nell’ebraico, in italiano non esiste una distinzione tra maschile e femminile nei verbi, quindi secondo i casi ho inserito l’espressione “mio amato” o “mia amata” perché chi legge il testo solo in traduzione si possa rendere conto della reciprocità dell’interrogativo, data la sua importanza. Questo è stato uno degli “aggiustamenti” che ho ritenuto di dover fare nel corso della traduzione. Un’altra difficoltà su cui ho dovuto riflettere è stata la rima, presente in buona parte delle sezioni del poema. La rima rappresenta sempre un grave problema, perché, nella maggior parte dei casi, costringe il traduttore a intervenire sensibilmente sul testo. Dopo una lunga ricerca, ho deciso di seguire l’esempio di Luigi Berti e Roberto Sanesi, i traduttori de The Love Song of J. Alfred Prufrock di T.S. Eliot, prediligendo quello che Umberto Eco, nel bellissimo saggio sulla traduzione Dire quasi la stessa cosa, ha chiamato “la secchezza quasi prosastica, il gioco di idee, la densità dei simboli”. In altre parole, dovendo scegliere, ho preferito lasciare intatte le immagini dell’originale ebraico e adottare uno stile scabro che mi sembrava adeguato all’atmosfera modernista del poema.
Un altro elemento importante è costituito dalla citazione biblica. Amichai è un maestro nell’utilizzare frasi e brani della Bibbia e dei testi liturgici, modificandoli e inserendoli in contesti completamente diversi, in particolare quello erotico. Parte del brano הכלואה בשמלה (“La prigioniera nella sua veste”) è, infatti, ricco di citazioni, provenienti da diversi brani della Genesi. La nota, purtroppo, è il solo strumento che può venirci in aiuto, affinché la raffinata costruzione del testo non vada perduta e anche il lettore italiano possa godere pienamente del poema, in tutte le sue parti.

נַעֵר אוֹתִי, שַׁחְרֵר אוֹתִי
אֲנִי כְּלוּאָה.
רֹאשִׁי נִתְפַּס בְּשִׂמְלָתִי
רָצִיתִי לְהַפְשִׁיל אוֹתָהּ מֵעָלַי
שָׁכַחְתִּי לִפְרֹם כַּפְתּוֹר.
רָצִיתִי לִהְיוֹת עֲרֻמָּה
וְשָׁכַחְתִּי לִפְרֹם כַּפְתּוֹר.
עֲזֺר לִי עֲזֺר!
שִׂמְלָתִי תַּחֲנֹק אוֹתִי
לֹא אוּכָל קָדִימָה
וְלֹא לְאָחוֹר.

גְּשָׁה אֵלַי, בְּטֶרֶם אָמוּת.
שִׂמְלָתִי חוֹסֶמֶת אֶת עֵינַי
אֲנִי כְּעִוֶּרֶת
אַל תֵּלֵךְ אַל אִשָּׁה אַחֶרֶת.
גְּשָׁה אֵלַי, בְּטֶרֶם אָמוּת
וַאֲמֻשְׁךָ וַאֲבָרֵךְ
שִֺים לִי יָדְךָ תַּחַת הַיָּרֵךְ
אַל תִּתֵּן לִי לְפַרְפֵּר
בְּשִׂמְלָתִי
אֶהְיֶה שֶׁלְּךָ.
Scuotimi, liberami
sono prigioniera.
Il capo mi si è impigliato nella veste
ho voluto sfilarmela di dosso
e ho dimenticato di slacciare un bottone.
Ho voluto essere nuda
ma ho dimenticato di slacciare un bottone.
Aiutami, aiuto!
La veste mi strangolerà
non potrò muovermi né avanti
né indietro.

Avvicinati a me, prima che io muoia. (Genesi 27:4.21)
La veste m’impedisce gli occhi
sono come cieca
non andare a un’altra donna.
Avvicinati a me, prima che io muoia,
che possa toccarti e benedirti. (Genesi 27:21)
Mettimi la mano sotto la coscia (Genesi 24:2 e 47:29)
non lasciare che mi dibatta
nella mia veste,
sarò tua.

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