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Giornata della Memoria 2017. Ho fatto un sogno di Yitzhak Katzenelson (Traduzione di Sara Ferrari)

27 gennaio 2017

giornatamemoria

Inauguriamo, in occasione della Giornata della Memoria 2017, un nuovo capitolo della sezione poesia del blog che sarà curata da Sara Ferrari.
***
Ho fatto un sogno
di Yitzhak Katzenelson (1886-1944)

חֲלוֹם חָלַמְתִּי,
נוֹרָא מְאֹד:
אֵין עַמִּי, עַמִּי
אֵינֶנּוּ עוֹד.

בִּצְעָקָה קַמְתִּי –
אֲהָהּ! אֲהָהּ!
אֲשֶׁר חָלַמְתִּי
בָּא לִי, בָּא!

הָהּ, אֵל בָּרָמָה!
אֶקְרָא רְתֵת:
עַל מַה וְלָמָּה
עַמִּי מֵת?

עַל מַה וְלָמָּה
מֵת לַשָּׁוְא?
לֹא בַּמִּלְחָמָה,
לֹא בַּקְּרָב…

נְעָרִים, זְקֵנִים,
גַּם נָשִׁים וָטָף –
כְּבָר אֵינָם, אֵינָם –
סִפְּקוּ כַּף!

כֹּה אֵבְך בִּיגוֹנִי,
גַּם יוֹם, גַּם לֵיל:
עַל מַה, רִבּוֹנִי?
וְלָמָּה, אֵל?

Ho fatto un sogno,
un sogno terribile:
non c’è il mio popolo, il mio popolo
non c’è più.

Gridando mi son destato:
Ahimè! Ahimè!
Quel che ho visto in sogno
è giunto, mi è accaduto!

Ah, Dio Altissimo!
Invoco tremante:
a quale scopo e perché
il mio popolo è morto?

A quale scopo e perché
è morto invano?
Non in guerra
non in battaglia…

Giovani, vecchi,
anche donne e bambini:
non ci sono, non ci sono più.
Torcetevi le mani!

Così straziato piangerò
giorno e notte:
a quale scopo, mio Signore?
E perché, Dio?

***

(Campo di Vittel, 1943)

Già nell’aprile del 1903, quando a Kishinev (l’odierna Chișinău, in Moldavia) si scatenò uno dei più feroci eccidi di ebrei che la storia ricordi, il poeta Hayim Nahman Bialik (1873-1934) nella lirica Al ha-Shehitah (“Sul massacro”) rivolgeva a Dio un grido di rabbia e di angoscia: “fino a quando? Fino a che punto? Fino a quando?” Andrebbero forse lette insieme, una dopo l’altra, la poesia di Bialik e “Ho fatto un sogno” di Yitzhak Katzenelson. In entrambi i testi incontriamo il disperato sgomento di due intellettuali ebrei, nati nel cuore dell’Europa e costretti ad assistere al barbaro omicidio del loro popolo, il popolo eletto, gli ebrei. Per questo, impotenti e addolorati, hanno interrogato Dio, alla ricerca di una risposta che potesse in qualche modo restituire un senso alla storia ebraica che appariva allora smarrita e abbandonata. Una risposta che, come sappiamo, non sarebbe giunta. Ovviamente per Yitzhak Katzenelson la disperazione fu assoluta, ancor più profonda della sofferenza, già enorme, provata da Bialik di fronte alla carneficina di Kishinev: egli, infatti, non si trovava dinanzi all’esplosione di un pogrom, come i russi chiamavano le cruente sommosse contro gli ebrei che per secoli funestarono l’Europa Orientale. Questa volta si trattava di uno sterminio sistematico e totale, compiuto con freddo calcolo e raziocinio: la “soluzione finale della questione ebraica”.
La poesia “Ho fatto un sogno” è stata scritta all’interno del campo di Vittel nel 1943, mentre Katzenelson, insieme al figlio Zvi, attendeva che si compisse un destino ormai già segnato. Poco dopo, padre e figlio furono trasferiti a Drancy e da lì furono mandati direttamente alle camere a gas di Auschwitz (la moglie fu uccisa a Treblinka, con gli altri due figli). Egli, però, fece in tempo a lasciare testimonianze straordinarie, nei versi di questa e di altre liriche, che compose sia in ebraico sia in yiddish. Tra tutte non si può dimenticare Dos lid funm oisgeharg’etn yidishn folk (“Il canto del popolo ebraico massacrato”), una delle più tragiche e potenti opere letterarie della Shoah. Conscio del valore del poema, l’autore stesso volle proteggerlo dalla violenza di quel tempo, perché potesse sopravvivere e testimoniare in vece sua. Lo nascose, infatti, in alcune bottiglie che seppellì nel campo di Vittel con l’aiuto dell’amica Miriam Novitch, la quale lo riportò alla luce dopo la guerra. Le parole di Yitzhak Katzenelson sono tremende, durissime nella loro ferma volontà di documentare ogni singola crudeltà compiuta in quegli anni. Esse testimoniano il lutto e la sofferenza di un popolo intero, ma più di ogni altra cosa richiamano l’uomo alle sue responsabilità storiche e, soprattutto, etiche.

Sara Ferrari

Per ascoltare il testo ebraico cantato:
http://www.zemereshet.co.il/song.asp?id=5064

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Giorno della memoria, 27 gennaio 2016

27 gennaio 2016

La memoria: specchio in cui guardiamo gli assenti.

Cinema.Pitigliani Kolno’a Festival, Roma

24 novembre 2015

Quest’anno il Pitigliani mostra la voglia di far conoscere la società israeliana e mostrare ”il volto quotidiano e i suoi problemi” più che scegliere di parlare ”di politica”, ha sottolineato l’addetto culturale dell’ambasciata israeliana in Italia, Eldad Golan, che ricorda come siano sempre meno le pellicole prodotte che parlino di conflitto arabo-israeliano. E gli occhi con cui il festival sceglie di raccontare il Paese mediorientale sono quelli del linguaggio della commedia, prosegue Piattelli, come fa Talya Lavie nel suo Zero Motivation che aprirà sabato sera o della tragedia, come fa la commedia amara The Farewell Party, firmata da Sharon Maymon e Tal Granit, e ambientata in una casa di riposo di Gerusalemme, che affronta il duro tema dell’eutanasia. ”Sarà comunque un festival in cui si ride”, assicura la condirettrice artistica, ”in un momento in cui la voglia di ridere è molto poca”, facendo un riferimento agli attacchi di Parigi di venerdì notte.

Tra i lungometraggi proposti per il panorama sul nuovo cinema israeliano The kindergarten teacher, seconda pellicola firmata dal regista Nadav Lapid che sarà ospite della kermesse, o ancora, il documentario che ”affronta il tema della migrazione in Israele, Hotline di Silvina Landsmann”. Infine, Kicking Out Shoshana di Shay Kanot, commedia brillante, campione d’incassi in Israele, che affronta con coraggio e ironia il pregiudizio omofobo così diffuso nel mondo del calcio.

La sezione Percorsi Ebraici presenta, fra gli altri, Sacred Sperm, documentario diretto dal regista e ebreo ortodosso Ori Gruder, che si interroga su come spiegare al proprio figlio il divieto nella religione ebraica di disperdere il seme.  Un titolo su tutti per la sezione ‘Ombre Indelebili’ (che racconta dell’effetto della Shoah sulle seconde e terze generazioni, ovvero sui figli e nipoti di sopravvissuti): Numbered di Uriel Sinai e Dana Doron. Infine, spazio anche all’Italia con il documentario I figli della Shoah, diretto da Beppe Tufarulo e scritto da Israel Moscati.

Il sipario calerà sul festival giovedì 26 novembre con la proiezione di due cortometraggi di giovani registi italiani, Family Picture di Daniele Di Nepi e Felice nel box di Ghila Valabrega. (ANSAmed).

Autori. David Grossman dona il suo archivio alla biblioteca di Gerusalemme.

23 settembre 2015

David Grossman ha consegnato il suo archivio personale alla Biblioteca di Gerusalemme. Lo ha dichiarato la radio di Stato, segnalando come i  documenti regalati includono manoscritti, appunti e lavori di ricerca condotti per la stesura dei suoi libri. L’ emittente ha aggiunto che una volta catalogati, questi documenti saranno messi a disposizione del pubblico.

Nato a Gerusalemme nel 1954, è uno dei maggiori scrittori israeliani della sua generazione. È autore di nove romanzi di successo internazionale, tre opere di saggistica e una raccolta di racconti; ha scritto inoltre libri per bambini e composto per il pubblico infantile un’opera e una commedia. I libri di Grossman, che ha ricevuto premi letterari e umanitari in tutto il mondo, sono stati tradotti in oltre trenta lingue.

(notizia presa da: http://www.booksblog.it/post/133332/david-grossman-da-il-suo-archivio-alla-biblioteca-di-gerusalemme )

Musica. Idan Raichel in concerto a Milano.

18 settembre 2015

Teatro Elfo Puccini, Sala Shakespeare
Sabato 19 settembre ore 22.00

In collaborazione con
Ambasciata di Israele – Roma Ufficio culturale
Padiglione Israele – Expo 2015

The Idan Raichel Project
Idan Raichel, voce e tastiere
Cabra Casay, Maya Avraham Avi Wogderess Vasa, voci
Gilad Shmueli, batteria
Joca Perpignan, percussioni e voci
Yogev Glusman, basso e violino
Marc Kakon, chitarre
Yankele Segal, tar, bouzouki baglama e oud
Eyal Sela, flauti e clarinetti

Con la partecipazione straordinaria di Ornella Vanoni.
Produttore, tastierista e compositore, Idan Raichel è diventato sin dai suoi esordi (2003) un’icona della musica mondiale. Il suo progetto musicale multi-etnico, The Idan Raichel Project, che raccoglie musicisti da tutto il mondo, ha cambiato il volto della musica popolare israeliana. L’incantevole fusione di lingue, come l’ebraico, l’etiope, l’arabo e il portoghese, con le diverse melodie e sonorità che evocano paesi e atmosfere, conquista e coinvolge il pubblico. The Idan Raichel Project è diventato in un decennio la colonna sonora di Israele contemporanea.

posto unico numerato € 15

Ketivah v’chatima tovah, כתיבה וחתימה טובה

11 settembre 2015

Happy New Year! May You be inscribed  in the Book of Life! Buon Anno!

Autori.Assaf Gavron in Italia.

5 settembre 2015

Torna in Italia, per un ciclo di incontri, l’autore di ‘Idromania‘ edito in Italia sempre da Giuntina (http://assafgavron.com/?page_id=27 ).

Ecco tutte le date:

FIRENZE, domenica 6, ore 17.30: Giardini del Tempio, Via Farini 4 (Con Wlodek Goldkorn)

MILANO, martedì 8, ore 18.30: Libreria Claudiana, Via Sforza 12/a (Con Gad Lerner).

MANTOVA, mercoledì 10, ore 16,30: Palazzo San Sebastiano – Festivaletteratura. (Con Corrado Augias)

MANTOVA, giovedì 10, ore 21: Cinema Oberdan – Festivaletteratura. Dibattito sul film CENSORED VOICES

BOLOGNA, venerdì 11, ore 21: Casa dei Pensieri (Con Gianni Sofri)