Giorno della memoria. Berlino. Micha Ullman: The library
Qualcuno di voi si sarà chiesto da dove è stata presa l’immagine della biblioteca vuota che utilizziamo per questo blog.
‘The library’ è il nome di quest’opera, e Micha Ullman è l’artista israeliano che l’ha realizzata nel 1995. Essa è collocata a Bebelplatz, a Berlino, e ricorda il rogo dei 20,000 volumi, presi soprattutto dalla università di Humboldt, e operato dagli studenti nazisti guidati da Joseph Goebbels il 10 maggio 1933.
E’collocata nel luogo esatto in cui questo evento è avvenuto.
Una targa con le parole di Heinrich Heine ricorda: ‘Là dove si bruciano i libri si finisce poi per bruciare anche gli uomini.’
La biblioteca di Ullman è, dunque, sotterranea, inaccessibile, vuota.
Qui di seguito potete vedere il video della inaugurazione dell’opera, il filmato è in inglese e tedesco.
Giorno della memoria. I nomi della Shoah.
Il sito I nomi della Shoah italiana: in memoria delle vittime della persecuzione antiebraica 1943-1945 è una banca dati che contiene i nomi e le notizie biografiche delle vittime dei regimi nazista e fascista raccolti dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) in decine di anni di ricerca.
L’obiettivo del Memoriale è mantenere viva la memoria individuale e collettiva delle vittime e ritracciarne, dove possibile, il percorso di vita e di persecuzione.
Il CDEC ha avuto fin dalla sua costituzione, nel 1955, l’obiettivo di ricostruire l’elenco delle vittime della Shoah in Italia, raccogliendo l’eredità del CRDE (Comitato Ricerche Deportati Ebrei) sorto a Roma nel 1945 sotto l’egida dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane e guidato dal colonnello Massimo Adolfo Vitale.
Vitale produsse nel 1953 un primo elenco dattiloscritto delle vittime. I documenti raccolti in quell’ambito costituirono successivamente il primo patrimonio documentario del CDEC.
Nel 1972 il CDEC avviò, sulla base dell’elenco di Vitale, una nuova ricerca basata su una raccolta dei documenti disponibili in tutti gli archivi internazionali possibili.
Nel 1979 il CDEC prese in considerazione l’idea di pubblicare in un libro-memoriale l’elenco completo di tutti gli ebrei morti in Italia o deportati dall’Italia nel biennio 1943-1945. La direzione del progetto fu affidata a Liliana Picciotto.
Nuovi documenti erano nel frattempo venuti alla luce: la schedatura di 51.000 ebrei o presunti tali messa in atto dal governo fascista nel 1938, i registri-matricola delle carceri italiane con i nomi degli ebrei arrestati, i documenti del Ministero dell’Interno reperiti per le Procure tedesche nell’ambito dei processi a criminali nazisti che avevano operato in Italia. L’analisi di questo complesso documentario portò alla luce nuovi nomi e nuovi dati.
L’esito della ricerca fu pubblicato per la prima volta nel 1991 dalla casa editrice Mursia di Milano nel volume di Liliana Picciotto Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-1945), del quale è in preparazione la quarta edizione.
In occasione del dodicesimo Giorno della Memoria, 27 gennaio 2012, la Fondazione CDEC mette on line questo sito, costruito a partire dall’antico database del CDEC, il quale, nel corso degli anni, è stato costantemente aggiornato parallelamente al procedere delle ricerche. Esso è gestito dal punto di vista informatico da Gloria Pescarolo.
Il sito sarà inaugurato ufficialmente oggi 26 gennaio 2012. “Nella tradizione ebraica i nomi e la nominazione hanno valore fondamentale. Nella pagina di apertura del Memoriale sono assiepati i nomi delle vittime: ne compaiono in ordine alfabetico diverse decine; ogni 24 ore la pagina scompare e ne compare una successiva con ulteriori decine di nomi. Le persone presenti nel database sono oltre settemila, perciò si calcola che occorreranno alcuni mesi perché il ciclo sia completato e i nomi ricomincino dalla prima lettera dell’alfabeto” [dalla pagina di presentazione].
La Spezia. Mostra. Shoah e Postmemoria.

LA SPEZIA – Nel 1997 Marianne Hirsch, docente di inglese e letteratura comparata alla Columbia University, ha utilizzato per la prima volta il termine postmemoria.Con questo termine la studiosa indica il rapporto tra i figli dei sopravvissuti ad un trauma e i loro genitori, definendolo come «la capacità di rivivere un dramma da parte delle generazioni successive», senza un legame diretto con il fatto storico, ma attraverso rappresentazioni simboliche ed iconiche affermatesi nel tempo per opera dei media.
Il locus per eccellenza della postmemoria è rappresentato dalla Shoah, soprattutto in relazione al fatto storico della scomparsa ormai quasi integrale dei testimoni diretti per ragioni anagrafiche, e con essa il nostro unico legame diretto con quelle vicende.
Si tratta di una memoria che non si basa sugli eventi, ma sulle rappresentazioni. Per questa ragione le immagini giocano un ruolo fondamentale nel processo di trasmissione transgenerazionale del trauma. Gabriele Croppi ha iniziato ad interessarsi all’argomento nel 2008, a seguito di una visita al campo di concentramento di Mauthausen. Nelle sue rappresentazioni, il fatto estetico è fondamentale, perché è quello che innesca il meccanismo della postmemoria, rendendo un figlio della postgenerazione capace di rivivere improvvisamente e in maniera inconsapevole il dramma di un intero popolo. Per dimostrarlo ha progettato un viaggio attraverso l’Europa, fotografando in chiave artistica i luoghi simbolo della Shoah.
Trenta di queste immagini oggi costituiscono la mostra Shoah e Postmemoria. La mostra si rivolge ai ragazzi degli ultimi anni delle superiori, studiosi e ricercatori della Shoah, cittadini sensibili alle tematiche ebraiche o desiderosi di avvicinarsi ad esse.
La mostra osserverà i seguenti orari: martedì-sabato h 17-19. Tutte le mattine su appuntamento (tel 3201841172) per gruppi scolastici Il LAS è facilmente raggiungibile con il servizio pubblico di trasporto urbano ed è dotato di un ampio parcheggio con accesso diretto alla mostra.
