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Photography&Arts. Gli artisti israeliani e Berlino.

23 luglio 2012


BERLINO – «Non so se mi piaccia più Berlino in sé o il fatto stesso che io viva qui». Sorride, Benyamin Reich. Fotografo israeliano, 34 anni, vive nella capitale tedesca dal 2009. I suoi scatti, feroci e passionali, sono intrisi di ebraismo: lui, figlio di un rabbino e cresciuto in una comunità ortodossa, non teme di esporre fotografie che associano la nudità alle sacre scritture della Torah. Una delle sue immagini più celebri raffigura un giovane a torso scoperto, di spalle, con i tradizionali tefillin di cuoio nero annodati sulle braccia. Nella sua terra d’origine, Reich sareebbe duramente contestato per le sue opere: qui, invece, è tutto diverso. «Mi sento libero in questa città», spiega.
Fare i conti con il passato. Quello di Reich è un caso emblematico, la punta di un iceberg. Sono infatti decine gli artisti di origine ebraica che oggi si spostano a Berlino, dove aprono studi e gallerie d’arte. Sessant’anni dopo l’Olocausto, la Germania si pone come punto di aggregazione e rinascita artistica dell’ebraismo. «Chi si trasferisce a Berlino, cerca di non pensare a quello che succedeva qui il secolo scorso. Ma è difficile far finta di nulla: il passato riemerge sempre, una volta che si arriva qui». Sarebbe difficile il contrario, visto che la città è piena di memoriali e di musei che raccontano le miserie umane causate dal nazismo. Gli ebrei di Berlino affrontano certi fantasmi ogni giorno, ma è un processo che alla fine li fa stare meglio. C’è anche chi riesce a ironizzarci su, come Reich: «La Germania oggi è il posto più sicuro per un ebreo. In fondo il peggio, qui, c’è già stato».


Da Israele a Berlino. Gabriel Moses è un altro esempio di israeliano emigrato a Berlino. Fumettista, disegnatore, Moses ha lasciato la sua patria dopo aver incassato una serie di secchi «no» dagli editori locali. Le sue graphic novel raccontano storie di giovani adolescenti cresciuti al confine tra Israele e Palestina. «Non c’era spazio per i miei lavori nell’editoria israeliana», spiega. Per i contenuti, certo, «ma anche perché si tratta di lavori molto artistici e troppo poco commerciali». A Berlino, Moses ha trovato «tolleranza e un interesse genuino nella mia visione artistica». Anche lui non sente il peso del passato. «Io sono qui adesso e il presente attuale mi piace. Ciò che è stato, ormai, gioca un ruolo secondario».

L’ebraismo nel cinema. La presenza ebraica a Berlino vanta un legame particolare con la città: nelle altre comunità – quella russa, polacca o italiana – non si riscontra nulla del genere. Basti pensare al Festival del Cinema Ebraico, che si svolge proprio in questi giorni e rappresenta uno degli appuntamenti più rilevanti della stagione cinematografica berlinese. Fondato nel ’95 in corrispondenza del cinquantesimo anniversario della fine della II guerra mondiale, il Jüdisches Filmfestival offre un ogni anno un ritratto vivido, e spesso anche polemico, della vita degli ebrei residenti in Germania e nel resto d’Europa. Il tutto avviene attraverso film di nicchia, rimasti ai margini della grande distribuzione, che però attirano ogni anno qualche migliaio di presenze.

Senza paure. La presenza ebraica non si avverte solo nell’arte e nella cultura, ma anche nella vita notturna. Meschugge Berlin è un party itinerante organizzato dall’israeliano Aviv Netter nella capitale tedesca. Dal momento della sua nascita, quattro anni fa, ha avuto un successo crescente: all’inizio si teneva ogni tre mesi, poi ogni mese, oggi invece si replica ogni quindici giorni. Meschugge è noto soprattutto per le persone che lo frequentano. Molti tedeschi, certo, incuriositi dai ritmi e dalle sonorità della musica israeliana, ma anche molti ebrei omosessuali, alla ricerca di divertimento e di uno spazio di condivisione libera del proprio “io”, senza costrizioni e pregiudizi. Una cosa impensabile nella Germania di Hitler, quando essere gay ed ebrei insieme causava una doppia stigmatizzazione; meno nell’Israele di oggi, uno dei Paesi più evoluti al mondo per quello che riguarda i diritti della comunità Glbt.

L’originale dell’articolo è disponibile a questo link:
http://www.ilvostro.it/esteri/paradossi-oggi-e-berlino-la-terra-promessa-della-nuova-cultura-ebraica/25280/

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One Comment leave one →
  1. 29 luglio 2012 15:22

    mappate se sei brava Giusi!

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