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Autori-Authors. Intervista a Motti Lerner-Interview with Motti Lerner

5 dicembre 2011


La biblioteca d’Israele: Ho scoperto il suo lavoro a Roma, lo scorso anno, grazie a Hard love che è stato messo in scena al Teatro Belli. Sono rimasta davvero sorpresa di scoprire che era la prima volta che veniva portato in Italia. La prima cosa che mi ha colpita sono stati la sua incredibile capacità di scrittura del testo e i personaggi, ben modellati e capaci di interagire in maniera estremamente efficace. Mi parli del suo metodo di lavoro.

Motti Lerner: Ho operato una generalizzazione del concetto di protagonista. Infatti, Hard Love inizia collocando in una posizione centrale il personaggio maschile, poi, nel corso dello svolgimento, sopraggiunge anche quello femminile il cui spazio come protagonista, si rafforza progressivamente. L’azione, ovviamente, è molto importante: l’azione che ciascuno di essi ha sin dall’inizio e quelle che poi si sviluppano a causa dei conflitti tra di loro. Il muro che c’è tra l’uomo e la donna della mia storia, inoltre, è molto diverso da quello, ad esempio, di un’opera come Romeo e Giulietta, e questo perché il mio, di muro, è fondato sul sospetto. I personaggi creano la trama attraverso la lotta che affrontano per scoprire la reciproca verità, per instaurare la necessaria fiducia, per creare una intimità. In punti differenti della storia procedono anche a differenziare i rispettivi metodi di lotta, a seconda delle dinamiche della storia.

La biblioteca d’Israele: Secondo me, una delle parole chiave nei suoi lavori è empatia, ed è attraverso di essa che lei sembra instaurare un vero dialogo tra opposti e creare una autentica mimesis, non una sciatta imitazione della vita reale.

Motti Lerner: Sì, senz’altro l’empatia per il personaggio è cruciale nel processo di scrittura. Sussistono due fasi: la prima è sempre l’ispirazione perché è da lì che inizi davvero ad operare una vera e propria osservazione della biografia dei personaggi, dell’ambiente sociale e storico in cui sono cresciuti, e della loro relazione nel passato. E poi ti sposti alla seconda fase che consiste nel lasciarti andare nel presente, cioè nel momento in cui si incontrano e si relazionano reciprocamente. Questo vuol dire che arrivi ad un punto in cui sei in grado di vedere i personaggi davanti a te come se fossero fatti di carne viva, e così inizi a percepire davvero le relazioni che li legano.

La biblioteca d’Israele: Hard Love è un’opera sul dubbio e sull’identità, ma nonostante l’ambientazione a Me’ah She’arim, la mia impressione è che non sia riferibile solamente al tema dell’identità ebraica. A mio parere, questo è un lavoro che ha al suo centro la libertà di scelta in generale; libertà che, per ovvie ragioni, assume declinazioni affatto diverse per chi è ebreo, anche perché è piuttosto controverso se sia possibile smettere di essere ebrei semplicemente decidendo di non esserlo più.

Motti Lerner: Io penso che una libertà di scelta esista sempre, e una possibilità esiste anche per gli ebrei israeliani, a cui l’identità forte e connotata non manca. Io, ad esempio, ho un caro amico regista che si è trasferito in Canada. Lui è nato in Israele e ci è vissuto per gran parte dei suoi trent’anni. Tuttavia, quando si è trasferito in Canada, ha cominciato a prendere consapevolezza di come la sua identità stava cambiando, e infatti, oggi, dall’essere un regista israeliano, è diventato sostanzialmente un regista canadese. La sua famiglia si considera canadese anch’essa, e i suoi figli non parlano neppure l’ebraico. Io ho esplorato questo tema nel mio lavoro ‘Paulus’ che, come tu sai bene, è nato ebreo ed è stato poi decapitato a Roma sotto l’imperatore Nerone. Ebbene, Paolo si è progressivamente avvicinato ad una nuova identità basata sull’idea di universalismo, e alla fine non si considerava più neppure un ebreo. Indubbiamente, quanto da lui stabilito non corrispondeva affatto all’insegnamento originario di Gesù che non ha di certo mai pensato di fondare una nuova religione, ma piuttosto una setta. Possiamo dire che è stato Paolo a decidere di fondare una vera e propria religione, con tutto quello che questa decisione ha implicato. Io sono assolutamente affascinato da questo cambiamento nella sua identità, ed è esattamente quel che cerco di esplorare nel mio lavoro a lui dedicato.

La biblioteca d’Israele: Lei ha anche scritto: “Non posso vivere senza la speranza che gli esseri umani siano davvero capaci di cambiamento“, ma quindi lei pensa davvero che un commediografo possa provare che il cambiamento è praticabile mostrando attraverso i propri lavori quella che è la struttura nascosta delle relazioni umane? E la propria motivazione ad attivare un processo di questo tipo risiede anche nel senso di responsabilità verso il proprio Paese?.

Motti Lerner: Io sono perfettamente consapevole dei limiti del teatro, ma devo credere nell’idea che esso possa contribuire a creare il cambiamento. Altrimenti per me non avrebbe neppure senso scrivere. Io credo che ogni cambiamento sia graduale e che debba essere ottenuto solo attraverso il ricorso alla responsabilità. Io sono parte della società, e dunque mi ritengo responsabile di quel che accade in essa. E non voglio assistere alla sua distruzione.

La biblioteca d’Israele: ‘Autumn’ è un’opera, o dovrei piuttosto dire, un incubo, sui sogni che la vita infrange. Una favola nera su quelle energie sotterranee che scorrono sotto la superficie delle relazioni umane. Mi racconti qualcosa di questo suo lavoro perché l’ho molto amato.

Motti Lerner: Autumn è l’esplorazione dell’incubo che una famiglia si trova ad attraversare, ed è stato scritto con una profonda sensazione di vulnerabilità e paura. Il protagonista tradisce la propria famiglia perché decide di seguire il proprio cuore e, alla fine, viene ucciso proprio a causa della scelta fatta. Io provo a capire se sia possibile essere flessibili e, dunque, seguire i desideri del cuore e anche realizzarli senza far troppo male all’altro o essere puniti per la propria scelta, o se, invece, essere distrutti è sempre la conclusione inevitabile della storia. La terra è un elemento fortissimo nella storia, naturalmente, anche perché io stesso ho vissuto in una fattoria per poi lasciarla, a diciott’anni, con un grande senso di colpa per l’abbandono del luogo in cui ero cresciuto.

La biblioteca d’Israele: Mi parli dei suoi prossimi progetti.

Motti Lerner:Il mio prossimo progetto è un film dal titolo ‘Madeleine’ che è ispirato ad un episodio del libro ‘Ordinary Men’, scritto dallo storico americano Cristopher Browning e che si svolge in Polonia nel luglio 1942. Tratta di un battaglione tedesco che uccise, in un solo giorno, uno ad uno con un colpo alla nuca , ben 1500 ebrei nel paese di Jozefow. Un battaglione costituito non già di soldati professionisti, ma di uomini comuni che, arruolati nell’esercito e mobilitati, diventano assassini in meno di una settimana. La ragazza protagonista, Madeleine, viene portata, ferita ma ancora viva, in ospedale, e poi mandata in un orfanotrofio in Germania con uno shock di tipo post-traumatico. Il suo passato non le torna alla memoria fino al 1961 quando alcuni ufficiali del battaglione che ha compiuto il massacro vengono messi sotto processo. Solo in quel momento Madeleine si ricorda finalmente chi è davvero e cosa è accaduto. Il mio è un film che cerca di capire come sia possibile che uomini comuni si trasformino in vere e proprie bestie, e se si possa davvero garantire che noi e gli altri non subiremo mai la medesima trasformazione

Biografia di Motti Lerner:
http://en.wikipedia.org/wiki/Motti_Lerner

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The library of Israel: I’ve discovered your work in Rome, last year, with the play Hard love put on stage at the Teatro Belli. I was quite surprised to know that it was also the first time for a play of yours to be staged In Italy. The very first thing that struck me were the outstanding writing and the so well shaped characters perfectly interweaved together. I wish to know your method of work

Motti Lerner: I generalized the concept of protagonist. In fact, Hard love starts off with the man and then also comes in the woman whose space as a protagonist grows stronger. The action is of course very important , the action which each of them has at the beginning, and the actions that develop because of their conflicts. The wall between the man and the woman of my story is pretty different from the most famous one in the story of Romeo and Juliet, for instance, as this one is built on suspicion. The characters create the plot struggling to discover each other’s truth, to create trust, to create intimacy. At different moments of the plot they use different methods for the struggle, depending on the dynamics of the story.

The library of Israel: : In my opinion, one of the key words in your plays is empathy, that’s how you seem to create a real dialogue between opponents and how you realize a true mimesis, not a poor imitation of life.

Motti Lerner: Yes. The Empathy for the characters is crucial in the writing process. There are two phases: the first one is always the inspiration as you start from there to investigate the bio of the characters, the social and historical environment in which they are bred, and their relationship in the past. then you move to the second phase which is letting yourself go in the present – in the moment where they meet and relate to each other here and now. It means that you are able to see the characters in front of you ,as if they were made of flesh and blood, and you start experience the relations between them, you feel them.

The library of Israel: Hard love is a play about doubt and identity, but despite the fact that it takes place in Me’ah Shearim, I think that it is not merely about Jewish identity, to me it is about the freedom of choice in general, which has, of course, more and different implications for a Jew also because it is quite controversial whether a Jew can simply deciding to stop being it or not.

Motti Lerner: I think there’s always freedom of choice, there’s always a possibility even for the Israeli Jews whose identity is strong. Consider this. I have a close friend who is a film director in Canada now. He was born in Israel and lived in it until his late 30’s. When he moved to Canada, he slowly realized how his identity changed, and from being an Israeli film director he became a Canadian film director. His family too became Canadian. His children don’t even speak Hebrew. I’ve also explored this theme in my play ‘Paulus’ who, as you know, was born a Jew and was beheaded as a Jew in Rome under the emperor Nero. But he took upon himself a new identity based on his idea of Universalism. He didn’t see himself as a Jew anymore. This is very different from Jesus, who never thought of founding a new religion, but rather a sect. Paolo, instead, established an effective religion with all its implications. I am intrigued by the change in his identity and I am trying to explore it in the play.

The library of Israel: You wrote: I cannot live without the hope that human beings are capable to change, so you think that a playwright can prove that the change is possible by showing the infrastructures behind relationships? And in this process are you driven by any sense of responsibility for your country?

Motti Lerner: I do know the limitation of theatre, but I have to believe in the idea that it can lead to a change. Otherwise, I can’t even begin writing. I believe that the change is gradual and it has to be pursued in a responsible way – I’m part of the society and I am responsible for what happens in it. I don’t want to see it being destroyed.

The library of Israel: Autumn is a play, or I’d better say a nightmare, about shattered dreams in life. A dark tale about the magmatic energies that flow under the surface of relationships. Please tell me something about this work because I’ve really enjoyed it.

Motti Lerner: It is the exploration of the nightmare of a family, written under a deep feeling of vulnerability and fear. In fact the main character betrays his family because he follows his heart and he is eventually killed because of his choice. I try to explore whether it is possible to be flexible, to follow the desires of the heart in a relationship and to achieve them without inflicting too much pain and without being punished, or if being shattered is always the final chapter of the story. The land is a strong element, of course, as I’ve lived in a farm and left it when I was 18, feeling guilty for deserting that land where I grew up.

The library of Israel: Tell me about your next projects.

Motti Lerner: My next project is making a movie called ‘Madeleine’ and based on an episode from the book ‘Ordinary Men’ written by the American historian Christopher Browning which takes place in Poland in July 1942. It is about a German battalion that killed 1500 Jews in the town of Jozefow in one day, by shooting each one of them the back of his neck. The German soldiers were not professional soldiers, but ordinary men who had been just drafted and mobilized and became murderers in less than one week. The girl, Madeleine, is taken ,injuried but alive, at the local hospital and then sent to an orphanage in Germany in post traumatic condition. She can’t remember anything from her past until 1961 when several officers from the battalion are put to trial. Only then she starts finding out who she is and what she went through. It is about how it is possible to transform ordinary men into beasts prey, and how we can guarantee that we, and others too, won’t go through the same transformation.

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2 commenti leave one →
  1. 6 dicembre 2011 00:05

    E anche questo regista non lo conoscevo assolutamente… Aspetto allora di vedere la sua prossima opera cinematografica, “Madeleine”, sperando che venga magari distribuita anche in Italia con facilità… Complimenti per l’intervista!

    • 7 dicembre 2011 01:38

      ciao Yari,
      Motti Lerner è notevolissimo, e se ti capita a teatro vai assolutamente a vederlo. Tu giri tanto, e qualcosa mi dice che hai maggiori possibilità all’estero, infatti, per vedere una cosa sua abbiamo dovuto aspettare il 2011;(
      un abbraccio e grazie sempre per la tua attenzione!:)

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