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Autori. Il Racconto ‘Pastrami’ di Etgar Keret.

10 luglio 2014

L’originale di questo racconto di Etgar Keret è stato pubblicato sul New Yorker nel 2012 ( http://www.newyorker.com/online/blogs/books/2012/11/pastrami.html).

Quanto si sta verificando in Israele in questi giorni mi ha convinta della necessità di pubblicarne una traduzione, e mi ha fatto riflettere su una frase letta qualche tempo fa: Il normale non è altro che l’anormale a cui si fa l’abitudine. Credo si possa ben applicare ad Israele.

Buona lettura!:)

***

Pastrami, di Etgar Keret.

Traduzione dall’inglese di Giusi Meister.

La sirena del raid aereo ci sorprende sull’autostrada, mentre andiamo a casa di nonno Yonatan, poco a nord di Tel Aviv. Mia moglie, Shira, accosta, e tutti e tre scendiamo dall’auto, lasciando le racchette e la palla da badminton sul sedile posteriore. Lev mi tiene la mano e dice, ‘’Papà, sono un po’ nervoso’’. Ha solo sette anni, e quella è un’età in cui non è considerato fico parlare delle proprie paure, quindi si preferisce usare la parola ‘’nervoso’’ . Seguendo le istruzioni dell’Home Front Command, Shira si sdraia sul ciglio della strada. Io dico a Lev di stendersi anche lui, ma Lev continua a rimaner in piedi, con la sua piccola manina sudata stretta alla mia.
‘’Sdraiati subito’’, dice Shira, alzando la voce in modo che si senta anche sopra il suono squillante della sirena .
‘’Ti piacerebbe fare il gioco del sandwich di pastrami?’’ dico a Lev
‘’E che cos’è?’’ mi chiede lui senza lasciarmi la mano
‘’Mamma e io siamo due fette di pane’’, gli spiego, ‘’tu sei la fettina di pastrami, e noi dobbiamo preparare un bel sandwich il più velocemente possibile. Dài! Stenditi  sopra la mamma’’, e Lev si stende sulla schiena di Shira, abbracciandola più forte che può. Io mi sdraio su sopra di loro, e premo i palmi delle mani sulla terra umida, in modo da non schiacciarli col mio peso.
‘’Mi piace!’’ dice Lev, e sorride.
‘’Il pastrami è la parte migliore’’ dice Shira sotto di lui,
‘’Pastrami!’’ urlo,
‘’Pastrami’’ urla anche Shira
‘’Pastrami!’’ urla Lev, con la voce tremante per l’eccitazione o forse per la paura.
‘’Papà’’, mi dice Lev, ‘’guarda, ci sono delle formiche che si arrampicano sulla mamma’’.
‘’Pastrami con formiche!’’ urlo.
‘’Pastrami con formiche’’ urla mia moglie.
‘’Sì!’’ urla anche Lev.
Ed è allora che sentiamo l’esplosione. Forte, ma lontana. Rimaniamo così, uno sull’altro, senza muoverci, per tanto tempo. Le braccia -che sostengono il mio peso- cominciano a farmi male. Con la coda dell’occhio vedo gli altri automobilisti, che si erano buttati a terra sull’autostrada, alzarsi e pulirsi i vestiti. Mi alzo anche io.
‘’Stai giù’’ mi dice Lev, ‘’stai giù, papà. Stai rovinando tutto il sandwich.’’
Mi sdraio per un altro minuto, poi gli dico, ‘’O.K. il gioco è finito. E abbiamo vinto.’’
‘’Ma mi piace’’, dice Lev, ‘’Rimaniamo così un altro po’ ‘’.
E allora restiamo così ancora per qualche altro secondo. La mamma sotto, il papà sopra, e Lev in mezzo con un po’ di formiche rosse. Finalmente ci alziamo. Lev ci chiede che fine ha fatto il missile. Io indico la direzione da cui si è sentita l’esplosione. ‘’Sembra che non sia scoppiato molto lontano da casa nostra’’, dico. ‘’Uffa’’, sbuffa Lev deluso, ‘’Ora Lahav troverà di sicuro un altro pezzo. Ecco, ieri è venuto a scuola con un pezzo di ferro dell’ultimo missile che è caduto; aveva persino il marchio della compagnia e il nome scritto in arabo. Ma doveva esplodere proprio così lontano? ‘’
‘’Meglio lontano che vicino’’, aggiunge Shira, mentre si ripulisce i pantaloni dalla sabbia e dalle formiche.
‘’La cosa migliore sarebbe stata che fosse esploso abbastanza lontano  da non farci male, ma  vicino a sufficienza da poterne prendere dei pezzi’’conclude Lev.
‘’Meglio ancora sarebbe una partita di badminton sul prato di nonno’’, dico io, mentre apro lo sportello posteriore della macchina.
‘’Papà’’, mi dice Lev mentre gli allaccio la cintura di sicurezza, ‘’prometti che se suona ancora la sirena tu e mamma giocate di nuovo al pastrami con me?.’’
‘’Lo prometto,’’gli dico, ‘’e se cominci ad annoiartiti  ti faccio anche vedere come si gioca al sandwich di formaggio grigliato’’
‘’Che bello!’’ esclama Lev, e poi aggiunge con una espressione seria ‘’E se le sirene non dovessero suonare più?’’
‘’Io penso che ce ne saranno almeno altre due o tre’’ lo rassicuro.
‘’E se non ce ne fossero più’’ dice la mamma dal sedile anteriore, ‘ci giocheremo lo stesso, anche senza sirene’’

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