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Arti. Israele, terra promessa della creatività (da Artribune)

5 dicembre 2013

di Giorgia Calò e Santa Nastro

L’interesse per l’arte e la cultura in Israele risale a molto tempo prima della stessa fondazione dello Stato nel 1948 e affonda le sue radici tanto in Occidente quanto in Oriente, assorbendo influenze sociali e culturali provenienti da ogni parte del mondo. Ciononostante, Israele ha cercato da sempre di maturare una propria identità artistica, anche attraverso la creazione di spazi museali e privati, di accademie e scuole d’arte, come la Bezalel Academy of Art and Design fondata nel 1906, il Beit Berl College nato nel 1944 e all’interno del quale si trova la Hamidrasha School of Art, e il più giovane Shenkar College of Engineering and Design, fondato nel 1970 con l’obiettivo di formare l’industria israeliana dedicata al design e all’ingegneria.
Tel Aviv è l’epicentro di questo fenomeno, presentandosi come il cuore culturale di Israele. Basti pensare che qui trovano sede 150 gallerie, stando agli ultimi conteggi, alcune delle quali riconosciute a livello internazionale, come la Dvir Gallery, che partecipa ogni anno con grande successo ad Art Basel e a Frieze New York, dove troviamo anche la Sommer Gallery, e la Braverman Gallery, che quest’anno ha rappresentato Gilad Ratman alla Biennale di Venezia. Ci sono poi gallerie che hanno deciso di aprire uno spazio anche all’estero per garantire una maggiore promozione degli artisti israeliani, come la Julie M. Gallery, fondata nel 1975 e trasferitasi nel cuore di Tel Aviv nel 2007, che ha aperto di recente una succursale a Toronto, e la Shay Arye Gallery, interessata soprattutto ai giovani artisti, che inaugurerà a breve uno spazio a Berlino.
Per restituire un’immagine completa del sistema dell’arte contemporanea di questo Paese bisogna citare anche i musei, oltre cento sparsi su tutto il territorio, che registrano ogni anno milioni di visitatori. I più noti sono il Tel Aviv Museum of Art e l’Israel Museum Jerusalem. Quest’ultimo, fondato nel 1965, registra un ampio sguardo sul contemporaneo, e lo fa non solo attraverso l’esposizione di opere in situ appositamente commissionate, come la scultura monumentale in acciaio di Anish Kapoor, ma anche attraverso mostre temporanee in cui spesso sono gli stessi artisti a calarsi nel ruolo di curatori. Non solo. È anche la “casa” della famosa collezione Dada di Vera e Arturo Schwartz, con pezzi memorabili di Marcel Duchamp, Man Ray e Jean Arp. O del parco delle sculture voluto dall’eccentrico impresario americano Blly Rose. Si racconta che, dopo un incendio che distrusse la sua magnifica collezione di quadri, Rose, affranto, abbia deciso di dedicarsi solo alla scultura, per non dover sopportare più un dolore così grande. Il Tel Aviv Museum fondato nel 1932, ha inaugurato la sua attuale sede nel 1971. La nuova ala realizzata dall’architetto Preston Scott Cohen nel 2011 raccoglie una collezione d’arte contemporanea israeliana, uno spazio per le mostre temporanee, una selezione fotografica e la biblioteca.


Amir Building, Tel Aviv Museum of Art
A poche decine di chilometri da Tel Aviv troviamo il Petach Tikva Museum of Art. Fondato nel 1964, è un museo d’arte contemporanea con opere di artisti israeliani e internazionali. Al momento della sua riapertura, nel 2004, la collezione è stata ampliata con l’aggiunta di giovani artisti. In Israele non poteva mancare un museo dedicato al design, visto l’interesse sempre maggiore per questa disciplina. Il Design Museum Holon, situato in una cittadina industriale a una decina di chilometri a sud di Tel Aviv, è stato inaugurato nel 2010 all’interno di una splendida struttura dalle forme scultoree sinuose in acciaio rosso cor-ten (proveniente dal Nord Italia) realizzata da Ron Arad, con un investimento di 12 milioni di dollari. In pochissimo tempo il museo si è affermato per la vasta programmazione di mostre nazionali e internazionali legate al design, alla moda, al tessile, alla gioielleria. È così che Holon, da anonimo centro di 200mila abitanti, è diventato in pochissimo tempo uno dei punti nevralgici della cultura israeliana, grazie anche alla vivacità di altre realtà come l’Israeli Center for Digital Art, l’Holon Institute of Technology, l’Holon Mediatheque e il National Israeli Cartoon Museum.
L’Haifa Musaeum of Art, nato nel 1951, si trova invece in una delle città più antiche di Israele, in cui convivono tutt’oggi diverse comunità, tanto che lo spazio sembra assumersi il compito attraverso varie attività culturali di funzionare come ponte interculturale tra ebrei, cristiani e musulmani. Meritano una citazione anche altri musei come il Museum of Bat Yam, l’Ashdod Museum e l’Herzliya Museum of Contemporary Art, tutti concentrati sullo sviluppo e la ricerca dell’arte contemporanea israeliana. A Gerusalemme trova, infine, sede un altro particolarissimo spazio, il Museum on the Seam: situato in un edificio costruito nel 1932 dalla famiglia Barmki e utilizzato dopo la guerra del 1948 fino alla Guerra dei sei giorni del 1967 come avamposto militare. Oggi museo, si autodefinisce “socio-politico”, presentando mostre che affrontano attraverso l’arte temi controversi, importanti nel dibattito pubblico nazionale quanto internazionale, con un interesse particolare, naturalmente, per la situazione locale.
Un ruolo fondamentale è svolto in Israele dall’impressionante rete di spazi non profit e dalle fondazioni, in tutto quasi un centinaio, che svolgono un’opera di promozione dell’arte contemporanea, nelle sue diverse forme, in maniera sistematica e con una proposta di livello internazionale. Tra queste spiccano, a Tel Aviv, lo Shpilman Institute for Photography e il CCA – Center for Contemporary Art, di cui sorprende l’enorme archivio dedicato alla videoarte che conta circa 40mila pezzi, creato con il sostegno di Arye Sabinsky e della Fondazione Muriel & Philip Berman. Sempre in città c’è Artport tlv, che promuove la giovane arte contemporanea con un programma di residenze rivolto agli artisti israeliani, ma anche internazionali, creato per desiderio di Jason Arison, chairman della Ted Arison Family Foundation. Non dissimile è l’Art Cube di Gerusalemme, situato nella periferia della città, dotato di un’ala espositiva e di una serie di studi destinati agli artisti in residenza, questa volta grazie al sostegno della Jerusalem Foundation.


Tsibi Geva, Black Raven, 2012, dittico, acrilico su tela – collezione privata
Particolare, nel suo genere è la Umm El Fahem Gallery, nel distretto di Haifa. La programmazione di questo particolarissimo luogo, che si rivolge a una comunità di circa 45mila persone, è strutturata su due livelli, con obiettivi soprattutto legati alla formazione attraverso la proposta di artisti provenienti dal territorio e l’indagine della storia, delle radici e delle tradizioni locali. Non manca il contatto con maestri di caratura internazionale come William Kentridge, del quale la galleria ospita un progetto realizzato in collaborazione con l’artista norvegese Dora Bloom, Memory & Geography Fire/Gate. Questo ruolo educativo che l’Umm El Fahem Gallery si pone non costituisce un unicum nel panorama culturale israeliano. L’obiettivo della formazione rappresenta infatti una responsabilità imprescindibile. L’arte diventa, così, uno degli strumenti fondamentali attorno al quale consolidare l’identità nazionale, un’opportunità per le nuove generazioni, un biglietto da visita prestigioso all’estero. Ed è impressionante constatare la quantità e la qualità di programmi universitari, di ricerca, di residenza per artisti, di borse di studio, ma anche semplicemente di laboratori di didattica nei musei (frequentatissimi) che Israele sa offrire. E che delineano un modello da studiare e imitare e molto attuale, un Paese che ha scelto la cultura come passepartout per il futuro.
BIENNALI, FIERE & MORE
Anche Israele ha, da circa dieci anni, le sue biennali. A Gerusalemme troviamo ad esempio una manifestazione dedicata interamente al disegno. Si tratta della Biennale for Drawing in Israel, nata nel 2001. Dopo il successo della scorsa edizione, Traces IV: Caught in the Thicket (2010-2011), curata da Tamar Manor-Friedman, la prossima, Trace V, aprirà i battenti alla fine di dicembre con un tema preciso: andare al di là della carta. Dunque, verranno esposti non solo disegni, ma anche sculture, video e installazioni sonore. Il curatore di questa edizione, Tal Yahas, vuole tracciare una panoramica di stili, temi e tecniche che indicano le varie espressioni del disegno, allargando i confini che oggi attraversano vari mezzi e campi d’indagine. Come nelle scorse edizioni, la biennale si svolgerà al Jerusalem Artists’ House e in altre quattro location della capitale: Agripas 12 Gallery, Jerusalem Print Workshop, Barbur Gallery e Ticho House, creando in questo modo un vero e proprio itinerario capace di ospitare diverse mostre organizzate da curatori indipendenti.
A Herzliya, una piccola cittadina costiera poco a nord da Tel Aviv, dal 2007 si svolge la Herzliya Biennial of Contemporary Art, uno degli appuntamenti più attesi in Israele e all’estero per la qualità degli artisti selezionati (Haim Steinbach, Guy Ben-Ner, Mika Rottenberg, Zvi Goldstein, solo per fare alcuni esempi). Nella prima edizione intitolata The Rear, sotto la cura di Joshua Simon (oggi direttore del Moby a Bat Yam) sono stati presentati oltre 70 artisti israeliani in varie zone del centro della città: dai magazzini sotterranei ai negozi e rifugi bomba, con una sede centrale che è tuttora l’Herzliya Museum of Contemporary Art.


Inaugurazione Fresh Paint Art Fair – Tel Aviv. 5 edizione, 2012
A Tel Aviv si svolge Fresh Paint Art Fair. Alla sua sesta edizione, ha il merito di presentare a oltre 30mila visitatori le nuove tendenze dell’arte contemporanea israeliana attraverso la partecipazione delle più importanti gallerie del territorio. L’Art TLV nasce invece nel 2008 con lo scopo di coinvolgere artisti contemporanei israeliani e internazionali con mostre, installazioni, performance, proiezioni e conferenze in tutta il città. Nel settembre 2009 si è trasformata in una biennale in occasione del centenario di Tel Aviv-Jaffa, allineandosi così con le Biennali di Atene e Istanbul per favorire la sperimentazione e lo scambio all’interno di un triangolo culturale mediterraneo.
Un vero e proprio evento a 360 gradi è la Notte Bianca, che cade ogni anno l’ultimo giovedì di giugno. Layla Lavan, questo il titolo in ebraico, offre a cittadini e turisti, dal tramonto all’alba, la possibilità di visitare gallerie, musei, andare ai concerti, partecipare alle sfilate di moda e tanto altro. Infine il Tel Aviv Art Weekend si svolge ogni anno l’ultima settimana di marzo, aprendo la stagione primaverile del circuito delle gallerie e dei musei della città bianca con mostre temporanee, laboratori e visite guidate.
http://www.art.org.il
http://www.herzliya-biennial.com
http://www.freshpaint.co.il
http://www.arttlv.com
ARTE ISRAELIANA NEL MONDO
La scena artistica contemporanea israeliana è oggetto d’interesse in tutto il mondo e il calendario dell’arte 2013 lo conferma. Oltreoceano, tra le grandi mostre collettive, si svolge al Neuberger Museum of Art (Purchase College, New York) The Compromised Land: Recent Photography and Video from Israel. 21 artisti tra cui Gilad Ratman, Michael Rovner e Joseph Dadoune raccontano i temi della convivenza e del conflitto territoriale (a cura di Helaine Posner e Lilly Wei, fino al 1° dicembre). Il Katzen Arts Center (American University Museum, Washington) ha recentemente presentato Rothfeld Collection of Contemporary Art, prima mostra della collezione di arte israeliana donata da Donald Rothfeld che, con 161 pezzi, racconta la storia di Israele e comprende il lavoro di importanti artisti tra cui Yael Bartana e Sigalit Landau. Seguirà la personale itinerante di Tsibi Geva con una serie inedita di dipinti sulla condizione umana (a cura di Barry Schwabsky, dal 5 novembre al 15 dicembre).
Spostandoci in Europa, la quarta Thessaloniki Biennale of Contemporary Art ospita, tra i 50 artisti coinvolti, Gal Weinstein. La Biennale si è aperta con la mostra Everywhere but Now che, come spiega la curatrice Αdelina von Fürstenberg, “riguarda da vicino la questione dello spazio di diversi genius loci del Mediterraneo, con la questione del tempo di creazione nel mondo contemporaneo” (fino al 31 gennaio).

Arte in Israele: una mappatura – (c) infografica Artribune
A Roma, la XII edizione del Festival Internazionale di Fotografia, che quest’anno prende il titolo di Vacatio, vede anche la partecipazione di Gaston Zvi Ickowicz. Per l’occasione il fotografo presenta nove lavori, di cui uno molto grande prestato dallo Sphilman Institute for Photography di Tel Aviv. Il chief curator Aya Lurie e il fondatore del SIP Shalom Shpilman prenderanno inoltre parte ai workshop che si terranno al Macro, con una lecture – spiega Lurie – “sull’artista e il suo lavoro ma anche sugli obiettivi e le attività del SIP” (fino al 1° dicembre). Sempre al Macro, la nuova stagione delle residenze d’artista vede la partecipazione anche dell’israeliana Hilla Ben Ari per un periodo di quattro mesi, cui seguirà come sempre una mostra (agosto-novembre).
Tra le gallerie italiane, la Giacomo Guidi Arte Contemporanea ha aperto la sua seconda sede a Milano con la personale di Nahum Tevet, famoso in tutto il mondo per le sue installazioni geometriche sul crinale fra arte e architettura (a cura di Claudio Libero Pisano, fino al 1° dicembre).
http://www.neuberger.org
http://www.american.edu
http://www.biennale3.thessalonikibiennale.gr
http://www.romafotofestival.com
http://www.museomacro.org
http://www.giacomoguidi.it
CASE STUDIES
Tra le realtà più interessanti a livello internazionale c’è lo Shpilman Institute for Photography di Tel Aviv, fortemente voluto dal filantropo Shalom Shpilman. Inaugurato nel 2010 e curato da Aja Lurie, dal 2012 occupa gli spazi di Shoken Street con un focus specifico sulla ricerca nella teoria e nella pratica della fotografia. Progetti di formazione, convegni, dibattiti aperti al pubblico, mostre, collezione, networking con professionisti e istituzioni internazionali con mission affini sono solo alcune delle attività che lo Shpilman sviluppa. Cui si aggiungono una borsa di studio e un premio, entrambi rivolti a sostenere la ricerca in fotografia e la capacità di integrare in maniera originale pratica e teoria. La prima, istituita nel 2011, ha ricevuto 500 application provenienti da oltre 47 nazioni. Il premio, invece, fondato nel 2010 in collaborazione con l’Israel Museum di Gerusalemme e a cadenza biennale (Shpilman International Prize for Excellence in Photography) consiste in 45mila dollari e nella pubblicazione del miglior paper.
Gaston Zvi Ickowicz, Bonfire, 2009, stampa digitale ai pigmenti – courtesy The Shpilman Institute for Photography Collection.
Gaston Zvi Ickowicz, Bonfire, 2009, stampa digitale ai pigmenti – courtesy The Shpilman Institute for Photography Collection.
Con uno staff al femminile diretto da Yael Reinharz, Artis è invece un’organizzazione non profit indipendente fondata da Rivka Saker (oggi presidentessa del board) nel 2004 a New York con sedi a Los Angeles e Tel Aviv. Il suo esordio avviene con l’Israeli Art Week in New York, un calendario di mostre ed eventi in tema realizzati in occasione dell’Armory Show. Promuovere la scena dell’arte in Israele è il suo primo obiettivo, attraverso scambi culturali, partnership, programmi per artisti e occasioni di formazione rivolti sia al mondo dell’arte che al pubblico generalista. Non mancano le borse di studio, i viaggi di ricerca in Israele per collezionisti e professionisti, i public program con l’esigenza di valorizzare le specificità della creatività israeliana e di essere il partner d’eccellenza per chi desidera avvicinarsi o aprire un dialogo con il mondo dell’arte contemporanea israeliano, a tutti i livelli.
http://www.thesip.org
http://www.artiscontemporary.org

Articolo originale disponibile al linkhttp://www.artribune.com/2013/11/israele-terra-promessa-della-creativita/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Artribune+%28Artribune%29&utm_content=FaceBook
Giorgia Calò e Santa Nastro
Si ringrazia per la collaborazione Ofra Farhi, addetta culturale dell’Ambasciata d’Israele in Italia.
Articolo pubblicato su Artribune Magazine #15

Tsibi Geva, Black Raven, 2012, dittico, acrilico su tela – collezione privata
Gaston Zvi Ickowicz, Bonfire, 2009, stampa digitale ai pigmenti – courtesy The Shpilman Institute for Photography Collection.

Amir Building, Tel Aviv Museum of Art
Design Museum, Holon. Particolare della facciata esterna
Arte in Israele: una mappatura – (c) infografica Artribune

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