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Recensione. Gli Ebrei di San Nicandro, di Roberto Saviano (da La Repubblica)

24 giugno 2013

Autore:John A. Davis
Casa Editrice: La Giuntina
Anno di edizione: 2013
Traduzione: Rosanella Volponi
Pagine: 260
Brossura
ISBN: 9788880574828

Roberto Saviano recensisce su Repubblica
Gli ebrei di San Nicandro di John A. Davis

Questa è una storia incredibile. Una di quelle che ad ascoltarle sembra una leggenda popolare tramandata.E inveceè una storia vera. Forse l’ultima storia mitica del Sud Italia.
Una storia avvenuta in Puglia, di cui pochi conoscono l’esistenza. Una storia che dimostra come la realtà sappia spesso superare l’immaginazione e come l’uomo sia capace di creare epopee dal solo seme delle proprie visioni e della propria forza interiore. È la storia degli ebrei di San Nicandro. Mi sono appassionato immediatamente, forse perché quando me l’hanno raccontata, ho pensato che fosse una di quelle rarità piene di sogno e passione che solo nel Sud Italia possono accadere. La racconta John A. Davis con Gli ebrei di San Nicandro, edito da Giuntina e da oggi in libreria.
La storia inizia negli anni Venti a San Nicandro Garganico, in provincia di Foggia. Qui, in questo luogo arido di strade antiche e dissestate, venditori ambulanti, pellegrini e luoghi sacri – non lontano da un altro luogo dove proprio in quegli anni sta nascendo il culto che diventerà il più popolare d’Italia, quello di Padre Pio – vive Donato Manduzio. Manduzio nasce il 25 luglio 1885. Non frequenta la scuola perché di famiglia povera. Parte soldato nel 1915 e dalla guerra torna storpio. Ma durante la convalescenza negli ospedali militari impara a leggere e a scrivere. Così, a partire dal 1937 incomincia a tenere un diario, una sorta di lungo flusso della coscienza fatto di riflessioni stravaganti, visioni e preghiere, che sarà una delle principali fonti per la ricostruzione della storia.
Tornato a San Nicandro ottiene una pensione di reduce che gli permette di non lavorare e di dedicarsi alla lettura e allo studio. Nei suoi percorsi di lettura Manduzio arriva ai testi sacri e riesce a procurarsi una Bibbia, molto poco diffusa allora se non in latino, da un vicino pentecostale. A quel tempo erano numerose le comunità evangeliche fondate nell’Italia del sud da emigranti tornati dagli Stati Uniti prima e dopo la Grande guerra. Dopo aver letto la Bibbia Manduzio, come folgorato, giunge alla conclusione che tutto quello che aveva letto in precedenza era falso: «E come cieco credevo la loro fantasia». Addentrandosi nello studio dell’Antico Testamento, si convince che cattolicesimo e protestantesimo erano «vani verso il vero creatore del tutto». Nell’Antico Testamento, molto probabilmente, scopre un mondo di crudeltà, sofferenza e stenti che gli appare molto simile al suo universo. Nel Sud rurale proliferano fenomeni mistico-religiosi, come se la naturale propensione all’anarchia di un mondo arretrato e povero e che sente di non avere nulla da perdere, riuscisse a trovare nella spiritualità lo sfogo naturale.
Ogni scoperta di verità porta a una conversione e questa alla condivisione della propria scoperta. Manduzio inizia a raccogliere proseliti a San Nicandro formando una piccola ma fedele comunità: undici uomini, otto donne, trenta bambini. Sono tutti molto poveri, ma la maggior parte sa leggere e scrivere. Il fatto di essere semianalfabeta non lo preoccupa, anziè per lui un indizio in più della sua elezione. Sempre dal diario: «Piccoli sbagli di ortografia perché non sono andato a scuola e non ho avuto il maestro, ma se credete ho il maestro dei Profeti, il maestro che guidò Abrahamo per la via di Canaana».
Gli sbagli di ortografia si trovavano anche nelle numerose lettere inviate alle istituzioni ebraiche da Manduzio per far entrare la sua comunità ufficialmente in seno all’ebraismo. Questo, solo dopo che il “profeta” di San Nicandro scopre casualmente che esistono altri ebrei al mondo e persino in Italia. Fino a quel momento aveva creduto di essere l’unico depositario di una verità ormai estintasi. Da quel momento incomincia una nuova fase della storia degli ebrei di San Nicandro, una fase di nuovi e non sempre idilliaci rapporti con le comunità ebraiche che a loro volta, oltre a dover prendere in considerazione le pressanti richieste o lamentele degli aspiranti convertiti, devono fare i conti con il regime fascista e un mondo che va sempre più sgretolandosi.
Ma niente, neanche la minaccia delle persecuzioni contro gli ebrei che diventa sempre più concreta con il passare degli anni può ostacolare l’ostinato desiderio di Manduzio e dei suoi seguaci di appartenere al popolo eletto. E infine riusciranno a convertirsi: nel 1946 gli uomini saranno circoncisi e le donne compiranno il bagno rituale. Nel 1948 Manduzio muore e come Mosè che non entrò nella terra promessa, non seguirà la sua comunità. Infatti passerà un altro anno prima che il grande sogno si realizzi. Prima i contatti con la rete di emigrazione clandestina verso Israele, poi un casuale quanto commovente incontro con i soldati della brigata ebraica e infine, nel 1949, un anno dopo la fondazione dello stato di Israele, i componenti della comunità ebraica di San Nicandro lasciano l’Italia per il Medio Oriente e fanno l ‘aliyah, il ritorno alla Terra promessa.
Qui verranno assorbiti dalla grande emigrazione di coloro che decisero di ricominciare da Israele.
Ma la storia di quella comunità nata dalle visioni di Manduzio prende anche un’altra via. Emanuela Vocino, moglie di Donato, depositaria della memoria storica di quell’esperienza, raccoglie un gruppo di donne credenti attive e motivate. «Se anche io fossi partita – scriveva Emanuela in una lettera – il sabato chi avrebbe aperto per la preghiera a coloro che sono rimasti?». E oggi ancora esiste una comunità ebraica a San Nicandro frutto di una perseveranza tutta femminile. Il libro di Davis racconta con precisione una microstoria che si impone come unica nella storia delle religioni, ma al tempo stesso tratteggia un intero periodo della storia della società contadina italiana, una società tanto povera quanto viva, che tuttavia non abbandona la speranza di un futuro migliore, sia che esso potesse giungere con l’emigrazione o con la fede incrollabile nella redenzione. In questo Sud Italia, in quelle speranze, in quella lotta, si colloca la splendida storia di Donato Manduzio e degli ebrei di San Nicandro.

2 commenti leave one →
  1. 24 giugno 2013 17:29

    Davvero interessante, non ne avevo mai sentito parlare prima. Deve essere molto interessante anche l’apparato storico dietro alla vicenda principale.

    • 24 giugno 2013 21:27

      ciao Yari! Sì è una vicenda poco conosciuta e interessantissima. magari quando lo leggi ne parliamo!:)

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