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Giorno della memoria. Racconti. István Örkény, In memoriam del dottor K.H.G.

23 gennaio 2013

L’originale di questo post è stato pubblicato nel blog ‘Ungherese in Italia’ di Andrea Rényi
http://editdomjan.blogspot.it/2012/03/istvan-orkeny-in-memoriam-del-dottor.html?spref=fb

Örkény, István
di genitori ebrei ungheresi, scrittore e drammaturgo ungherese (Budapest 1912-1979). Laureato in chimica e farmacia, negli anni Trenta collaborò alla rivista letteraria Szép Szó. A causa della sua origine, nel 1942 fu inviato ai lavori forzati e quindi con l’esercito ungherese sul Don, dove fu fatto prigioniero dai sovietici (1943); da questa esperienza nacque Gente dei lager (1947). Dopo la repressione del 1956, Örkény non riuscì a pubblicare per dieci anni. Il silenzio fu rotto dalla raccolta di racconti e romanzi brevi La principessa di Gerusalemme (1966) che, insieme al dramma I Tóth (1967) e ai racconti di Viaggio di nozze sulla carta moschicida (1967) e Novelle da un minuto (1968), rappresenta la parte più importante della produzione letteraria di Örkény. Egli racconta e mette in scena un’umanità sempre in bilico tra la vita e la morte, su un palcoscenico nel quale ragione e assurdo camminano insieme. Alla base di tutto, però, vi è la convinzione che l’uomo abbia in sé una forza che gli fa vivere mille vite, dandogli ogni volta la capacità di ricominciare.

István Örkény, In memoriam del dottor K.H.G.

Hölderlin ist ihnen unbekannt? – domandò il dottor K. H. G. scavando la fossa alle carogne dei cavalli.
– Chi era costui? – fu la domanda della guardia tedesca.
– L’autore di Hyperion – spiegò il dottor K. H. G. Amava dare spiegazioni. – Il massimo esponente del romanticismo tedesco. E che dice di Heine?
– Chi sono tutti questi? – domandò la guardia.
– Poeti – rispose il dottor K. H. G. – Non conosce neppure Schiller?
– Sì, invece – replicò la guardia tedesca.
– E Rilke?
– Conosco anche lui – disse la guardia tedesca ormai rosso come un peperone, e sparò un colpo che uccise il dottor K. H. G.

(Dalle “Novelle da un minuto“; traduzione di Andrea Rényi)

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