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Autori. Moshe Idel, Se Saturno irretisce la Qabbalah (L’Avvenire 11 settembre 2012)

20 settembre 2012

Titolo:Gli ebrei di Saturno. Shabbat, sabba e sabbatianesimo
Autore: Idel Moshe
Editore:Giuntina
Collana: Schulim Vogelmann
Pagine:229 p., brossura
Curatore:Lelli F.; Zevi E.
ISBN: 9788880574552

Roberto I. Zanini

Se Saturno irretisce la Qabbalah
​Smontare un cliché antigiudaico, spiegare le ragioni di alcuni luoghi comuni sugli ebrei, parlare di fede e scoprire influenze astrologiche e pagane su alcuni cabbalisti medievali e sui rituali magici e demoniaci dei sabba, rilevare che le conoscenze teosofiche di alcuni movimenti esoterici tardo rinascimentali e massonici altro non sono che il frutto di elaborazioni superficiali di un testo di enorme spessore mistico come la Qabbalah. Un tuffo fra storia e mistero che ha il volto simpatico e tranquillo di Mosche Idel, uno dei maggiori esperti di mistica ebraica, che incontriamo sprofondato in una enorme poltrona nella hall di un grande albergo romano. Accanto a lui Shulim Vogelmann, che con l’editrice Giuntina ha pubblicato l’ultimo libro di Idel: Gli ebrei di Saturno. Shabbat, sabba e sabbatianesimo.

Un libro che parla delle influenze astrologiche su una religione monoteista come quella ebraica: non è una contraddizione?
«L’ebraismo è stato sempre molto aperto alla filosofia, alla magia, alla scienza: l’astrologia è parte di questa apertura. Del resto era la scienza del medioevo e in essa credevano studiosi islamici e cristiani. Ogni re cristiano aveva un astrologo di corte. E gli ebrei non facevano eccezione. In questo contesto non è strano che l’astrologia sia diventata uno strumento per interpretare i testi della tradizione».

I testi sacri interpretati attraverso una scienza?
«Non c’è dubbio che fra le due cose ci possa essere contrasto. Ma l’assunto dell’epoca era che Dio ha creato il mondo e anche le stelle dando loro un certo ordine e comprendere quest’ordine era comprendere Dio».

Solo attraverso le stelle?
«No, ma era considerato uno dei modi possibili. Il mio libro si occupa degli ebrei che hanno fatto questo tipo di scelta a partire dal XIII secolo. Prima la Qabbalah non aveva alcun legame con l’astrologia».

Perché il particolare interesse per Saturno?
«I giorni della settimana sono sette. I pianeti conosciuti erano sette. Saturno era il settimo. Il settimo giorno è lo Shabbat, il giorno sacro. Si è pensato a una connessione. E Saturno in ebraico si chiama Shabbetay.

Nella mitologia Saturno ha connotazioni non sempre positive, ma per occultismo ed esoterismo sono quasi tutte negative.
«È vero. E nel libro ho analizzato sia le conseguenze positive che quelle negative della speculazione ebraica su Saturno. Da una parte c’è l’aspetto del genio, della profezia uniti a speranza e redenzione, dall’altro gli aspetti sinistri della magia, della stregoneria. Ci sono stati alcuni studiosi cabbalisti che hanno utilizzato l’uno o l’altro secondo la loro personale visione. Certamente si tratta di un’ambiguità. Oltretutto ci sono stati molti e importanti studiosi ebrei medievali, come Maimonide, che erano nettamente contrari alle commistioni fra astrologia e fede. Ma al di fuori del mondo ebraico si è calcata la mano sulla lettura negativa».

Nel suo libro parla di conseguenze nefaste.
«Perché, soprattutto in seguito a influenze arabe, gli astrologi ebrei hanno accettato alcuni concetti errati provenienti da fuori del mondo ebraico. Hanno accettato anche le conseguenti immagini negative che venivano dalla lettura esterna di questo stato di cose, secondo una dinamica caratteristica delle culture di minoranza nel tentativo di entrare in sintonia o di distinguersi dai valori della maggioranza».

E questo avrebbe favorito una visione negativa degli ebrei e delle loro pratiche?
«Sì! In alcuni casi, assorbendo l’immagine errata l’hanno rispedita fuori finendo per avvalorarla».

È per questo che in Italia si usa spesso il termine “cabala” per parlare di magia e superstizioni?
«Anche in Francia e Spagna a livello popolare, e pseudointellettuale, si è creata questa immagine della Qabbalah come mondo di segreti e di intrighi. Un retaggio che ci trasciniamo da oltre due secoli e il fatto che il mondo massonico se ne sia in qualche modo appropriato è frutto di questa lettura parziale. Ma quella non è la Qabbalah. Non è sufficiente avere una filosofia di vita per potersi definire filosofi».

Di cosa si occupa la Qabbalah?
«Cerca di spiegare la Bibbia, la storia ebraica e i precetti ebraici andando oltre il significato letterale e interpretativo rabbinico. Il suo obiettivo è quello di fornire strumenti per una maggiore e migliore comprensione del contenuto biblico».

È la mistica ebraica?
«Sì, se per mistica si intende un modo intenso di vivere la religiosità, per giungere a un contatto con Dio, senza che sia solo realizzazione di precetti. Aiuta ad avere una maggiore coscienza di Dio e ad attivare un canale aperto con Dio. Ma non è come la mistica cristiana».

Cioè?
«Da una parte c’è similitudine, perché in entrambe l’intimità con Dio si realizza attraverso la preghiera intensa, ma nella Qabbalah non c’è ascetica, perché l’ascetismo non fa parte dell’ebraismo. Gli ebrei non credono all’ereditarietà del peccato originale e nella loro pratica religiosa non hanno sviluppato il medesimo bisogno di purificazione per arrivare a Dio».

Anche nell’ebraismo ci sono pratiche di purificazione.
«Sì, ma, per fare un’esemplificazione, gli ebrei sono solo usciti dal Giardino dell’Eden, i cristiani sono come precipitati dall’ultimo piano. In questo senso ritengo che la mistica ebraica sia più “semplice” nel rapporto con Dio».

La letteratura ebraica attuale sembra molto lontana dal rapporto con Dio.
«I grandi autori conosciuti in Italia e in Europa hanno una formazione laica, ma i nuovi scrittori in Israele stanno riscoprendo la fede e la mistica».

Tornando al suo libro, cosa insegna la vicenda degli ebrei di Saturno?
«È un esempio dei rapporti fra mondo ebraico e mondo esterno, delle reciproche influenze e condizionamenti, perché ebraismo è ciò che gli ebrei hanno detto e fatto, ma anche ciò che gli altri hanno detto e fatto agli ebrei».

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