Vai al contenuto

Interviste. La parola al traduttore, Alessandro Guetta.

28 giugno 2012

La Biblioteca d’Israele: Lei ha tradotto numerosi scrittori israeliani molto amati in Italia: A.B.Yehoshua, Amos Oz, David Grossman, Yehoshua Kenaz. Quando e in che modo è iniziata la sua attività di traduttore di autori israeliani?

Alessandro Guetta: Intorno al 1985-1986 ho voluto perfezionare la mia comprensione dell’ebraico letterario moderno, e così ho cominciato ad avvicinarmi agli autori israeliani. Annotavo a margine, scrivevo, cancellavo; poi, per caso, mi imbattei in un racconto di A.B. Yehoshua in una antologia di scrittori, ‘’Le nozze di Galia’’ e, del tutto per caso, decisi che quello doveva essere il mio primo saggio di traduzione. Tradussi altri racconti e decisi di proporre i miei lavori all’editore La Giuntina. E’ stato così che ho iniziato a prendere gusto a questa attività, e per conoscere davvero un autore occuparsi della sua traduzione è senz’altro il modo migliore. Il traduttore, infatti, è il miglior lettore di un testo letterario perché fa un vero lavoro artigianale intorno alla parola straniera. Quando si ha a che fare con una lingua diversa, infatti, la parola diventa materia viva in cui penetrare; e la lentezza di lettura imposta dal lavoro di traduzione aumenta sicuramente questa capacità di penetrazione.

La Biblioteca d’Israele: L’ebraico e l’italiano sono due lingue con un impianto sintattico affatto differente, si impone così al traduttore una sorta di attività di ricostruzione delle frasi. Mi parli del modo in cui procede per tenere fede al testo originale in ebraico, ottenendo tuttavia un risultato che sia anche efficace in italiano

Alessandro Guetta: L’ebraico moderno, pur mantenendo l’impianto semitico tradizionale, è sempre più influenzato dalle sintassi europee, soprattutto quella inglese.
I locutori israeliani, infatti, conoscono meglio l’inglese dell’arabo, perciò possiamo dire che le sintassi si avvicinano, e che il gap è molto diminuito negli ultimi decenni.

La Biblioteca d’Israele: L’ebraico è una lingua in evoluzione rapida in cui, tuttavia, le stratificazioni di cui si compone sono ben visibili. Poiché le radici bibliche sono ancora evidenti e frequentate anche da autori laici, quando si imbatte in elementi che hanno nel testo originale un rimando biblico non immediatamente metabolizzabile da un lettore italiano, come li affronta?

Alessandro Guetta: Tutti i testi ebraici, e intendo davvero tutti, anche quelli cosiddetti “post moderni”, recano in sé una reminiscenza letteraria biblica. La Bibbia è la biblioteca classica dell’ebraico, ed alimenta molti modi di dire e neologismi. Riuscire a tradurre tutto questo è, ovviamente, un problema non di poco conto. Non si riesce mai a rendere del tutto il gioco dei registri linguistici, ma in generale il mio metodo è questo: le citazioni bibliche entrate maggiormente nel linguaggio comune possono essere tradotte senza escamotages; un riferimento, invece, molto familiare ai locutori ebraici ma non a quelli italiani, può richiedere l’espediente del ricorso ad un linguaggio alto che conservi dei valori letterari senza essere anche letterali.

La Biblioteca d’Israele:I traduttori, nel corso del loro lavoro, si relazionano con gli autori. Le è stata chiesta spesso una traduzione soprattutto letterale, per istinto di possesso dello scrittore verso il proprio lavoro; o si è trovato più di frequente a lavorare assieme agli autori stessi per individuare delle soluzioni espressive più compatibili con la lingua italiana?

Alessandro Guetta: Ho rapporti di amicizia, o almeno di buona conoscenza, con tutti gli autori che ho tradotto, ma non ho mai interagito con loro in questo modo. Kenaz, ad esempio, è lui stesso un traduttore, ma traduce in modo molto differente dal mio: lui è un uomo di vocabolari. Kenaz è preciso, quasi filologico, mentre io credo che il vocabolario lo si debba avere dentro di sé: è questa vicinanza interiore a rendere la parola più personale. Un problema di traduzione non semplice mi si è posto quando mi sono occupato del suo romanzo ‘Voci di muto amore’ che, come è noto, vede alcuni personaggi fare un uso imperfetto dell’ebraico. Come tradurlo? La mia fortuna è essere nato in una famiglia di ebrei livornesi che, pur parlando un italiano ottimo, incorrevano tuttavia in difetti ricorrenti. In questo modo, grazie all’utilizzazione limitata di un gergo italiano ebraico, sono riuscito a trovare il modo per attribuire la coloritura giusta al linguaggio dei personaggi.

La Biblioteca d’Israele: Il traduttore, a suo parere, è un uomo di frontiera? Qualcuno che supera le norme che presidiano le identità, permettendo a due culture di diventare, in qualche modo, permeabili l’una all’altra?
Alessandro Guetta: Sì, assolutamente. Ora, ad esempio, le mie ricerche si stanno rivolgendo agli ebrei italiani che, nella seconda metà del ‘500, traducevano testi ebraici, Bibbia ma anche filosofia e poesia, utilizzando non un dialetto giudaico, ma un italiano letterario, sovvertendo quella che era stata pratica comune fino a quel momento. Scrivere in italiano nella seconda metà del ‘500 non era una cosa comune; inoltre, lo facevano non per fini immediatamente pratici, didattici, religiosi, ma soprattutto estetici, diciamo così. Questo fare da ponte tra due mondi,questo costituire una passerella, è ciò che davvero segna il lavoro del traduttore che è, a mio parere, senz’altro praticabile e possibile. Walter Benjamin ha scritto che tutto è traducibile, e io sono completamente d’accordo con lui. Inoltre, la lingua d’arrivo viene arricchita dalla traduzione, anche perché si compie su di essa una leggera violenza quando vi si fanno passare parole, idee, sfumature inedite.

La Biblioteca d’Israele: Secondo lei, il traduttore deve essere visibile in un testo, o la traduzione è davvero buona quando chi legge si dimentica che il libro ha avuto esistenza nella lingua italiana grazie a chi lo ha tradotto?
Alessandro Guetta: In merito al rapporto tra personalità del traduttore e quella dell’autore, ci sono sostanzialmente due scuole: quella francese che ritiene che tradurre sia sostanzialmente trasformare, operando quasi una riscrittura del testo; e quella tedesca, che sostiene che la traduzione bella e fedele sia assolutamente possibile. Pensi alle traduzioni francesi di A.B.Yehoshua degli anni ‘80: si facevano delle vere e proprie parafrasi. Questo ora non accade più, e si lasciano persino passare alcune ripetizioni tipiche dell’espressione ebraica. Insomma possiamo dire che alcuni codici rigidi sono stati infranti. Comunque, un testo, a mio parere, non deve mostrare in sé i segni della traduzione, e allo stesso tempo, il buon traduttore deve cercare di mantenersi rispettoso di ogni minimo particolare. Credo davvero che una traduzione, per essere considerata valida, debba essere sia bella che fedele. Un orizzonte, più che uno scopo veramente raggiungibile, ma che va comunque tenuto sempre presente.

Annunci
6 commenti leave one →
  1. 28 giugno 2012 07:32

    Intervista molto interessante. Grazie della tua attenzione al mondo della traduzione e dei traduttori!

    • 28 giugno 2012 08:01

      Grazie a voi per il preziosissimo lavoro che fate! Senza di voi noi lettori cosa faremmo?:)
      Comunque ho inserito una categoria apposita ‘Translators/Traduttori’, e mi pare il minimo.

      • jonathan fein permalink
        28 giugno 2012 21:59

        ma tu fai molto di più, aiutando anche i “gregari” del scambio letterario Italiano-Ebraico

      • 29 giugno 2012 01:43

        I gregari si sdebiteranno con lezioni di ebraico e cene!;DD

  2. 28 giugno 2012 19:21

    “Voci di muto amore” è in effetti perfetto, sotto ogni punto di vista. In un set di azione tanto ristretto (i pochi ambienti di un ospizio) tutto è centrato sui personaggi, la loro lingua, le loro parole. Una esattezza sfiora spesso il lirismo, poesia spietata e dolcissima.

    • 29 giugno 2012 06:41

      D’accordissimo con te, Paolo. E aggiungerei che il tema è estremamente poco frequentato, per cui a maggior ragione è un libro con un peso specifico notevole. Un libro che abbiamo potuto apprezzare proprio grazie al prezioso lavoro del prof. Guetta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: