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Authors. Intervista con Nir Baram-Interview with Nir Baram

14 maggio 2012

(Scroll it down for the English translation of this interview)

Nir Baram è l’autore di Brave persone, edito da Ponte alle Grazie e premiato in Israele con l’Eshkol Award. Nato a Gerusalemme nel 1976 è anche l’autore di Purple love story, The ball mask children,The remaker of dreams.Nel 2002 è diventato editor di una serie di libri di nonfiction intitolata 972, dove si presentano giovani scrittori la cui opera si concentra sulla politica, la cultura e la filosofia. La serie è pubblicata da Am Oved.

Brave persone, Nir Baram (Anashim Tovim)
Ponte alle Grazie Editore, 2011
Collana: Romanzi
Traduzione di E.Carandina
p.564
ISBN: 9788862203968

La Biblioteca d’Israele: Credo che il tuo libro dovrebbe sollevare qualcosa di più di un semplice dibattito storico, e questo perché va ben oltre la storia. Il personaggio di Thomas, in particolare, è estremamente interessante: elabora dei modelli di mercato, adeguabili alle più differenti realtà, utilizzando dati etnici e sociali. Il punto è che questi modelli non sono sfruttabili solo dal mercato, ma dallo stesso regime nazista. Questo mi ha molto colpita, e mi ha fatto riflettere sul fatto che siamo tutti suscettibili di essere intrappolati senza esserne consapevoli. Il consumismo ci etichetta e costringe in modelli, e riesce a farlo in un modo piuttosto subdolo e seduttivo. Concentrarsi su questi aspetti in quello che è, solo in superficie, un romanzo storico, è assolutamente notevole. Parlaci del personaggio di Thomas, cosa ti ha ispirato e come lo hai modellato.

Nir Baram: Rimango piuttosto deluso quando leggo recensioni del mio libro in cui si tende ad interpretare la storia secondo dei cliché piuttosto triti e frequentati. Non è corretto dire che Thomas è un manipolatore e un ambizioso. Certo, non si può negare che abbia una certa ambizione, è ovvio, ma lui crede davvero nei propri piani, e questo fa di lui soprattutto un ingenuo. La relazione tra questo uomo brillante e l’organizzazione in cui è inserito è assolutamente centrale nella storia, e il momento cruciale della riflessione sta nell’individuare il punto di congiunzione in cui l’etica dell’uomo incontra quella dell’organizzazione. Per cui, non è una mera questione di sfruttamento dell’uomo da parte dell’organizzazione o dell’uomo nei confronti di quest’ultima, è piuttosto una riflessione più profonda su come il sistema stesso e il capitalismo funzionano. Pertanto, è una riduzione semplificante quando Thomas è dipinto come un semplice manipolatore che lavora per il regime nazista. Il problema principale con le storie ambientate nella seconda guerra mondiale è che la gente vuole intrappolare i protagonisti in categorie che gli sono già note, ma è di gran lunga più importante creare storie più complesse. Pensa al protagonista de Il Grande Gatsby: non era un semplice opportunista, e lo stesso accade qui. Tutto è molto più complicato.

La Biblioteca d’Israele: Sasha, nella tua storia, lavora con le parole. Tu sei un editor, per cui possiamo dire che Sasha rappresenta anche una più profonda riflessione sulle immense possibilità e gli inevitabili fallimenti di cui sono vittime le parole stesse?

Nir Baram: Sì, indubbiamente Sasha vuole fortemente credere nel potere delle parole, ma io voglio evidenziare un aspetto piuttosto sottovalutato della storia: la libertà di cui hanno goduto alcune persone sia sotto il regime nazista che quello sovietico. Quando leggi la storia personale di Sasha, infatti, ti rendi conto che nel suo alveo familiare accadeva esattamente l’opposto: si trovava costretta in un ruolo piuttosto mediocre da cui si libera davvero solo attraverso il proprio talento e il lavoro per il regime. E’ un fatto che questi due regimi hanno dato, a persone come Sasha e Thomas, una certa dose di libertà senza effettuare nessuna differenziazione di classe, e del resto gli stessi Hitler e Stalin avevano provenienze sociali piuttosto basse. Sasha è sicuramente considerabile come un editor che, all’improvviso, si trova ad esplorare le possibilità della sua libertà di espressione. Per me la sua storia è stata anche l’occasione di fare un esperimento immaginando la realizzazione di una casa editrice vera e propria durante il regime sovietico.

La Biblioteca d’Israele:Sasha e Thomas non possono essere affatto paragonati al Maximilien Aue de Le Benevole di J.Littell che sfrutta, a mio parere, uno stereotipo kitch e trito di nazista. Tu non sembri essere affatto tentato dagli stereotipi, invece, e non difendi una tesi, come fa Littell. Ma che genere di persone sono Thomas e Sasha? Possiamo dire che sono persona normali che si trovano a vivere in condizioni non normali?

Nir Baram: Io non considero affatto Thomas e Sasha come due persone normali, sono senz’altro persone normative, ma normali no. Sono normative perché non sono criminali e non uccidono, ma allo stesso tempo non sono normali. Comunque, io di persone normali non ne ho mai incontrate nella mia vita, ragion per cui non sono in grado di descrivere che cosa costituisce e cosa no, questa normalità. Il background di Thomas non è affatto ordinario, è piuttosto una persona complessa, e io sono stato profondamente influenzato da ‘L’uomo senza qualità’ di Musil e da ‘Il Grande Gatsby’ di Fitzgerald.
Riesco a vedere i miei personaggi perfettamente calati nei nostri tempi: Thomas potrebbe essere un brillante produttore televisivo, e Sasha l’editor di una grande casa editrice. Thomas è per me un ponte tra i nostri tempi –così meno ideologici in cui la gente vuole solo emergere-, e gli anni ’30: lui è una vera spugna in grado di assorbire idee e tendenze. Dunque, come puoi ben vedere, le uniche cose che il mio libro e quello di Littell hanno in comune, è che trattano entrambi del medesimo periodo storico, e per questo sono spesso paragonati, ma non c’è altro. Io volevo evitare lo stereotipo del nazista che o è un mostro o un maniaco sessuale, e portare la storia su un terreno diverso, più complesso. Sono consapevole che la gente ha difficoltà a relazionarsi a questo periodo in un modo articolato, ma volevo far nascere domande. Comunque, ci tengo a precisare che questo non è un libro sulla seconda guerra mondiale, ma su una società in crisi, in qualsiasi tempo ci si trovi.

La Biblioteca d’Israele: Grazie alla tua abilità sei riuscito a muoverti tra modelli letterari tedeschi per Thomas e russi per Sasha. E’ abbastanza evidente che hai lavorato moltissimo sulla lingua in modo da renderla ancora più efficace. Parlami della ricerca che hai compiuto per riuscire in questa operazione.

Nir Baram: Questo libro è stato sia una sperimentazione che una sfida, infatti, per riuscire a trasportare nell’ebraico tradizioni e lingue diverse, ho dovuto procedere ad una sorta di ‘pulizia’ affinché la mia lingua fosse in grado di spingersi in altri territori. No, non è stato per nulla facile, anzi,direi piuttosto difficile. Ho usato lingue diverse con differenti musicalità per Thomas e Sasha. Thomas necessitava di frasi più brevi, e volevo anche essere in grado di esprimere il suo entusiasmo, proprio perché metteva così tanto impegno per celebrare la propria visione delle cose. Riassumendo brevemente: più azione e meno riflessione per lui. E’ stato l’opposto, invece, per Sasha, sicuramente più dentro la letteratura e dotata di maggiore complessità e implicazioni psicologiche; le sue frasi dovevano essere più lunghe.

La Biblioteca d’Israele: Non suggerisci mai risposte ai tuoi lettori, e sembri di gran lunga più interessato a provocare riflessioni e pensieri, ma non è facile di sicuro mantenersi non giudicanti.

Nir Baram: Vedi, a volte gli scrittori non comprendono i propri personaggi, ne conoscono, ovviamente, le intenzioni, ma alla fine sono i lettori a comprenderli meglio. Ho ricevuto duecento considerazioni differenti su Thomas, e la maggior parte era condivisibile, a parte le semplificazioni che ti ho detto prima.

La Biblioteca d’Israele: E ora una delle domande che ti fanno più spesso: quanto hai lavorato sul libro e quali sono stati i tuoi modelli letterari?

Nir Baram:L’ho scritto in due anni, ma sono stati in totale sei gli anni di lavoro. I miei autori di riferimento sono stati Fitzgerald , Musil, Sabato, Bernhard, Mann, Bolaño.
Leggo molto, puoi sempre imparare moltissimo dagli altri scrittori, c’è una frase che dice: ”I buoni scrittori prendono in prestito dagli altri scrittori. I grandi scrittori rubano’’, ed è proprio così
.

******

The Library of Israel: I think that your book should arise something more than a mere historical debate, in fact, it goes far beyond history that is, in your novel, a pretext to tell us more. The character of Thomas is absolutely catching: he is a market researcher who is able to invent models, based on social and ethnic data, to deciphering foreign markets. The point is that these models are useful not only for the market itself, but also for the Nazis. This struck me, and made me think that we all can still be caught in very dangerous cages without even being conscious of this. Consumism labels and boxes us into models, obviously, and does it in very sneaky, seductive, ways. So focusing on this, in a historical novel is brilliant. Tell me about the character of Thomas, what inspired you, and how you’ve shaped him.

Nir Baram: Well, I sometimes get disappointed when I read reviews of my book in which people tend to decipher the story according to their familiar clichés. When they describe Thomas as a manipulator or an ambitious man, well, it is not correct. I mean, he is ambitious, of course, but he is a believer, he really is the biggest, true believer in his plans, and it makes of him also a big naïve. The relationship between this brilliant man and the organization is very important in the novel, and the crucial point of the speculation is in the junction where the ethic of a man meets the ethic of the organization, of the system. So it is not a mere matter of how the organization exploits the man or the man exploits the organization, it is a deeper reflection on how the system, the Capitalism work. It is a poor reduction when he is depicted as a mere manipulator who works for the Nazi regime. The problem with novels about the Second World War is that people want to incorporate characters, push them into familiar boxes, but it is far more important to create complex stories. Think about the Great Gatsby: he was not a simple opportunist; it is the same here, and everything is far more complicated.

The Library of Israel: Sasha is the one who works with words in the novel. You are an editor, so does Sasha also represent a part of a bigger reflection on the immense possibilities and the consequent failures of words?

Nir Baram: Yes, of course she wants to believe in the power of words, but I want to focus on a very underrated aspect: the freedom some people were offered under the Nazi and Soviet regime. When you read Sasha’s personal history, in fact, you see that is the very opposite: her family puts her in a mediocre role from which she breaks free through her work and her talent, under the regime. It’s a fact that these two regimes also gave freedom to people like Sasha and Thomas without any consideration of class, and this is something that didn’t exist before Hitler and Stalin who came, in fact, from the outskirts of society. So Sasha, basically, is an editor who, all of a sudden, explores the possibilities of her freedom of expression and, for me, her story was also an experiment in imagining the building of a publishing house in the Soviet Union.

The Library of Israel: Sasha and Thomas can’t be compared at all to Jonathan Littel’s Maximilien Aue who is, frankly, just a kitch stereotype of Nazi. You are not tempted by stereotypes in your book, and you never try to defend a thesis as Littell did. So, what kind of persons are Thomas and Sasha? We might say that they are ‘normal’, ordinary people, but what does it mean to be normal under not normal conditions?

Nir Baram: First of all let me tell you that I don’t consider Thomas and Sasha two ordinary people, they’re rather two normative people, but not ordinary. They’re normative because they are not criminals and don’t kill anyone, but not normal persons. By the way, I don’t know any normal person, so I wouldn’t be able to describe what a normal person is and what is not. Thomas’ background is not ordinary, anyway, he is a complex person and when I worked on him I was influenced by Musil ‘The man without qualities’ and ‘The Great Gatsby by Fitzgerald.
I could see my characters in our days: Thomas could be a brilliant television producer and Sasha could be an editor of a big publishing house. Thomas, for me, is a bridge between our times –this less ideological times, in which people just want to excel-, and the ‘30s: he is like a sponge, absorbing ideas and tendencies.
So, as you can see, the only thing that my novel and Littel’s novel have in common is that they both talk about the same historical period, and that’s why they are often compared, but except for that, they haven’t anything else in common. I wanted to avoid the stereotype of the Nazi who is a monster or a sexual maniac, and bring the story on a more difficult, complex ground. I am aware that people have difficulties to relate to this historical period in a complex way, but I wanted to provoke questions. Anyway, I want to clear that this is not a book about the Second World War, this is a book about a society in crisis, in any given time.

The Library of Israel: Thanks to your ability, you’ve moved between German literary models, when writing about Thomas, and Russian ones for Sasha’s part of the story. Obviously you’ve worked a lot on the language to make it in the most effective way. Tell me about the linguistic research that you’ve made.

Nir Baram: This novel was experimental and also challenging, as I had to bring other traditions and languages into Hebrew, it needed to be ‘cleaned’ to be stretched, brought into new places and territories. No, it wasn’t easy, it was very difficult, indeed. I used very different languages and musicalities for Thomas and Sasha. Thomas needed shorter sentences, and also I wanted to express his cheerfulness, as he put so much effort in celebrating his vision. So, just to sum it up: more action and less reflection.
It was the opposite with Sasha, who was more into literature, and also more complex and psychological, in a way, so the sentences needed to be longer

The Library of Israel: You never suggest answers to your readers, and you seem to be more interested in being thought-provoking instead. It must be not easy to keep yourself not judging, anyway.

Nir Baram: You see, sometimes authors don’t understand their characters, they do understand the intentions, of course, but readers tend to understand them quite better. I’ve had two hundred explanations about Thomas, and they are almost all acceptable, except for the poor simplifications I told you before.

The Library of Israel: This is one of the most asked questions: how long have you worked on this book, and which have been your models?
Nir Baram: Well, I wrote it in two years but it took me six years of work. My inspirations are very often Fitzgerald , Musil, Sabato, Bernhard, Mann, and Bolaño. I read a lot, because there’s always so much that you can learn from other authors, there’s a sentence: ”Good writers borrow from other writers. Great writers steal from them outright.”, and it is true

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3 commenti leave one →
  1. 2 settembre 2013 14:40

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  1. Piccoli consigli di lettura per le Feste. « La biblioteca d'Israele

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