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Arti visive. Intervista con Ofra Amit-Interview with Ofra Amit

20 febbraio 2012

Ofra Amit, israeliana, è l’illustratrice del libro Bruno. Il bambino che imparò a volare (Orecchio Acerbo), scritto da Nadia Terranova e dedicato allo scrittore polacco Bruno Schulz.
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La biblioteca d’Israele: Cominciamo dall’inizio in senso vero e proprio: come sei diventata una illustratrice?
Ofra Amit:Io ho sempre disegnato, sin da quando ero bambina, e poiché volevo occuparmi di qualcosa che avesse a che fare con le arti visive, ho iniziato a studiare architettura all’università, poi sono passata al design, e alla fine sono diventata computer animator. A questo punto ne avevo abbastanza, e ho vissuto quindi a NY per due anni. Il modo di fare illustrazione che ho visto negli Stati Uniti mi ha molto impressionata, e così sono tornata a relazionarmi con le immagini attraverso modalità decisamente più materiche, molto lontane dall’arte digitale

La biblioteca d’Israele: Potrebbe sembrare una domanda decisamente stupida, ma che cos’è che ti ispira veramente?
Ofra Amit: L’ispirazione mi viene dalla vita stessa. Sarebbe davvero una lista lunga se enumerassi tutto, e oltretutto è anche in costante cambiamento, direi che l’aspetto più importante è che l’ispirazione non deve provenire da immagini sofisticate: ad esempio oggi sono rimasta molto colpita dal modo in cui il tassista guidava la propria macchina. Questo ha fatto nascere in me pensieri ed immagini. Come puoi vedere, dunque, l’ispirazione non accade quando sei in uno stato di consapevolezza, piuttosto posso dire con certezza che ti raggiunge, e lo fa nei modi più semplici.

La biblioteca d’Israele: Parlami dei materiali che preferisci utilizzare e del tuo metodo di lavoro.
Ofra Amit: Uso in prevalenza colori acrilici, ma anche sovrapposizioni con la carta, e questa tecnica è visibile in The wolf, the princess and seven dwarves. In questo libro di favole è contenuta, infatti, una illustrazione in cui in realtà, ho effettuato un collage utilizzando spot pubblicitari di prodotti di bellezza pubblicati su alcuni quotidiani negli anni ’60. Non è certo qualcosa di evidente, ma se lo noti, be’ aggiunge ancora un altro tassello alla storia, e anche un sapore tutto speciale.

La biblioteca d’Israele: So che hai lavorato alle illustrazioni per le poesie di Leah Goldberg.
Ofra Amit: Oh sì, è vero. Adoro il suo lavoro. Tra l’altro, il libro di Leah Goldberg a cui ho collaborato io era parte di una serie (erano infatti già stati pubblicati altri libri di poesie di differenti autori in quella medesima collana), e così c’era già uno stile da seguire, ovvero quello delle ‘vignette’. Ora, a me questo stile piace molto, ma lo sento poco mio, e così ho avuto qualche difficoltà ad entrare nel lavoro che mi era stato assegnato, per questo preciso motivo sento di non aver fatto abbastanza, anche se mi è piaciuto molto lavorare a questo progetto.
Inoltre, è anche necessario aggiungere che è molto diverso l’atteggiamento che un illustratore deve tenere quando lavora su delle poesie, e non mi riferisco ad una mera questione di stile. Infatti, con la poesia devi dare più spazio al testo, non puoi certo metterti in competizione con esso, e non puoi in alcun modo inserire messaggi nascosti in quello che realizzi (come io ho fatto per esempio in ‘The wolf the princess e seven dwarves’). Piuttosto, devi mantenerti semplice, e concentrarti soprattutto sull’atmosfera. Possiamo dire, quindi, che il ruolo delle illustrazioni nella poesia è senz’altro meno pervasivo di quando si illustra una favola.

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(L’immagine a sinistra è quella a cui Ofra Amit si riferisce in merito al collage effettuato con la carta in The wolf, the princess and seven dwarves)

The Library of Israel: Let’s start from the very beginning: how have you become an illustrator?
Ofra Amit: I draw since I was a child, but, as I wanted to do something in the visual direction, I started studying architecture at the university, then I started design and I eventually became a computer animator. Then I thought that it was enough. I lived in NY for two years, and American illustration really impressed me, and so I went back to a way to create images much more ‘materic’ and far from the digital art.

The Library of Israel:It might sound as a very stupid question, but, what inspires you?
Ofra Amit: It comes from life. It is a big list and it changes all the time, and the most important thing is that it doesn’t need to come from sophisticated things: for instance, today I got caught by the way the taxi driver drove his own car, that caused me thoughts and images. So, as you can see, inspiration doesn’t happen when you are aware of it, in reaches you in the simplest ways.

The Library of Israel: Tell me about the materials you love to use and your method of work.
Ofra Amit: I mainly use acrylic colors, but I also use paper layers, and you can see this technique in ‘The wolf, the princess and seven dwarves’. There’s an illustration where I used to make a collage with pieces from ‘60’s beauty commercials. It is not evident, but if you notice it, it opens to other layers of the story, it adds a special taste to it.

The Library of Israel: I know that you’ve worked on the illustrations for Leah Goldberg’s poems.
Ofra Amit: It is true. I love her works. By the way the book of Leah Goldberg Poems was already part of a series (other books of other poets were done before for this series), and so there was already a design and a visual language of vignettes. I liked it a lot, but I also found it difficult to apply my style and visual thinking into the concept of that series, therefore I felt I wasn’t making the most of it, even though I enjoyed it a lot.
Also, it’s a different attitude (rather than “style”) to illustrate poems. I would say that with poetry you have to give more space to the text, not compete with it and not try to work with “hidden messages” in the layers, but to keep it simple and concentrate more on the atmosphere. So, the role of the illustrations would be less intensive than when you illustrate tales.

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6 commenti leave one →
  1. 22 febbraio 2012 22:50

    «posso dire con certezza che ti raggiunge»

    mi hanno colpito queste parole riferite all’ispirazione, indicata non come qualcosa d’interiore che “si trova”, ma piuttosto come qualcosa che giunge dall’esterno, attraverso i «modi più semplici». quindi per essere ispirati occorre aprire gli occhi, aprire le orecchie, lasciar entrare: creare recettività

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  1. Arti. Ofra Amit: Bruno Schulz e altre storie- Ofra Amit: Bruno Schulz and other stories. « La biblioteca d'Israele

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