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Autori. Meir Shalev racconta la Bibbia attraverso parole chiave (da Vatican Insider)

8 febbraio 2012

L’autore è andato alla ricerca dei brani in cui una serie di categorie fondamentali – amore, odio, sogno, pianto, riso- compaiono per la prima volta nella Sacra scrittura

di Giorgio Bernardelli

Puoi dichiararti laico finché ti pare, ma se sei ebreo alla fine non puoi non fare i conti con quelle parole. Soprattutto, poi, se vivi in Israele e di professione fai lo scrittore: i riferimenti biblici, in un modo o nell’altro, incroceranno sempre i tuoi racconti. Ma che cosa succede quando lo scrittore non si limita a lasciare il grande Libro sullo sfondo, ma prova a indagarlo a fondo con il suo sguardo, del tutto particolare? È l’esperimento felicissimo proposto da Meir Shalev in Beginnings, un libro che – a due anni dalla sua pubblicazione in ebraico – da qualche mese si può leggere anche in inglese grazie al gruppo editoriale Crown Publishing. Tutto ruota intorno a un filo rosso intrigante: la Bibbia viene raccontata attraverso le sue «prime volte». Negli undici capitoli che compongono questo volume, infatti, Meir Shalev è andato alla ricerca dei brani in cui una serie di parole fondamentali dell’esperienza umana – amore, odio, sogno, pianto, riso- compaiano per la prima volta nella Scrittura. Il risultato è un viaggio sorprendente tra i personaggi di quello che i cristiani chiamano l’Antico Testamento. E reso ancora più affascinante dal fatto di avere per guida uno scrittore capace di cogliere le finezze dell’esegesi, ma anche di spingersi un po’ più in là con la sua immaginazione.

Del resto quello di Meir Shalev è un nome importante della letteratura israeliana: sono in molti ad accostarlo alla celeberrima triade formata da Amos Oz, Avraham Yehoshua e David Grossman. Alcuni suoi romanzi come «Il ragazzo e la colomba», «La casa delle grandi donne» o il più recente «È andata così» hanno riscosso un grande successo in tutto il mondo (Italia compresa). La sua ironia – poi – è molto conosciuta in Israele anche per via della rubrica settimanale che per anni ha tenuto su Yediot Ahronot, il più popolare quotidiano del Paese. Ma Meir Shalev è anche un grande conoscitore della Bibbia: ha narrato di aver imparato ad amarne i racconti grazie a suo padre, il poeta Yitzchak Shalev, che da Gerusalemme lo portava in giro in tutto Israele a leggere ciascuna delle storie nel luogo dove sono ambientati i fatti.

Ed è dalla consuetudine con quei personaggi conosciuti fin da bambino che è nata anche la «caccia agli inizi». Che poi – già nel titolo del libro – suona immediatamente come un’allusione, dal momento che in ebraico la Genesi prende il nome dalle sue prime parole: Bereshit, cioè proprio «in principio». Scorrendo le pagine del libro di Meir Shalev non manca di emergere il volto sorprendente della Bibbia: prendiamo ad esempio la parola amore. Dove compare per la prima volta? Ci si immaginerebbe nel giardino dell’Eden o comunque in una storia che riguarda il rapporto tra un uomo e una donna, o quanto meno tra una madre e suo figlio. E invece no, la parola fa la sua prima comparsa nel comando terribile di Dio ad Abramo: «Prendi Isacco, il figlio che ami, e va nella terra di Moria per offrirlo in sacrificio». Per Meir Shalev questo fatto singolare diventa lo spunto per analizzare il rapporto tra padre e figlio e per provare a ricostruire che cosa sarà successo dopo il colpo di scena finale che fermò la mano del patriarca.

Ma quella sulla parola amore non è l’unica sorpresa: il primo bacio della Bibbia non è tra due amanti, ma quello attraverso cui Isacco ormai quasi cieco vorrebbe riconoscere se il figlio che ha davanti sia Esaù o Giacobbe. La prima risata della Scrittura, poi, sarà anche l’ultima: quella di Abramo e di Sara quando, ormai anziani, apprendono che Dio darà loro un figlio. Le prime spie della storia di Israele – quelle mandate da Mosé a esplorare la Terra promessa – non sembrerebbero proprio i progenitori del Mossad visto l’esito disastroso della missione. Più prevedibili, invece, le prime parole scritte, che sono quelle della Legge, consegnate proprio a Mosé sul monte Sinai: prima che Dio incidesse personalmente sulle tavole di pietra la Bibbia non parla di nessuno che abbia mai scritto.

Altro inizio molto significativo scovato da Meir Shalev è quello rappresentato dalle prime lacrime, che sono di una straniera: si tratta infatti del pianto di Agar, la schiava con cui Abramo ha generato Ismaele, che viene cacciata insieme al ragazzo per via della gelosia di sua moglie Sara (che pure era stata l’ideatrice di quel «piano» per garantirsi una discendenza). Lacrime che sarà Dio stesso a consolare, preconizzando come anche da Ismaele – futuro capostipite dell’islam – nascerà una nazione grande. Sono soprattutto i grandi drammi della Bibbia ad attirare l’attenzione dello scrittore: ad esempio simpatizza apertamente per il primo re – Saul – inevitabilmente perdente rispetto a Davide. Ma ancora di più Meir Shalev trae dall’oblio delle pagine bibliche un’altra figura tragica: quella di Michal, la «prima donna innamorata» della Bibbia. Che poi era la figlia di Saul, divenuta la prima moglie di Davide, ma da questi probabilmente mai amata davvero. Un’eroina degna di un romanzo. Immortalata proprio nel Libro in cui meno te lo aspetti.

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