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Arti. L’illustratrice Ofra Amit a Roma per il giorno della memoria.

25 gennaio 2012

Ofra Hamit sarà a Roma il giorno 27 gennaio, il giorno della memoria, per presentare il libro da lei illustrato ‘Bruno. Il bambino che imparò a volare’ dedicato allo scrittore polacco Bruno Schulz. Il libro è stato scritto da Nadia Terranova ed è pubblicato dalla casa editrice ‘Orecchio acerbo’.

Dove: Galleria Tricromia
Via di Panico, 35 00186 Roma
06 6896970

IL LIBRO:
Bruno
Il bambino che imparò a volare.
di Nadia Terranova
illustrazioni di Ofra Amit
Casa Editrice: Orecchio acerbo
Collana: albi
ISBN:978-88-96806-23-4,

***
Omaggio a Bruno Schulz
Giovedì 26 gennaio 2012, ore 18.00
presso la Biblioteca Europea

via Savoia 13/15
Ingresso libero

nell’ambito delle Giornate della memoria
Omaggio a Bruno Schulz in occasione della presentazione del libro “Bruno. Il bambino che imparò a volare” di Nadia Terranova e Ofra Amit (Orecchio Acerbo Editore, 2011)

Intervengono:
Nadia Terranova, Francesco M. Cataluccio e Jaroslaw Mikolajewski

Durante l’incontro verrà proiettato il film d’animazione tratto dall’omonimo racconto di Bruno Schulz: “Street of Crocodiles” di Stephen e Timothy Quay (GB, 1986, 20’)

Bruno Schulz (1892 – 1942) fu un geniale e versatile artista polacco di origine ebrea: pittore, disegnatore, scrittore e critico letterario. Visse quasi sempre a Drohobycz, una cittadina dove si incontravano le ricche tradizioni culturali polacche, ebraiche e ucraine.
Un bambino, ebreo. La grossa testa lo rende incerto e impacciato nei movimenti, il carattere è schivo e introverso. Curioso e attento a ogni cosa che lo circonda, è affascinato dalle eccentriche stravaganze del padre, dalle sue stupefacenti metamorfosi. Lo prederà anzitempo, ma, non volendosene separare del tutto, farà rivivere nei suoi disegni e nei suo scritti la straordinaria capacità paterna di riconoscersi e identificarsi in ogni oggetto, in ogni animale, in ogni persona. Fino a una giornata d’autunno del 1942, quando un ufficiale nazista, per ripicca nei confronti di un altro ufficiale, lo ucciderà per strada, nel ghetto di Drohobycz, una piccola città della Galizia Orientale. Persa la vita, persi i suoi scritti, persi i suoi disegni. Di certo non è un caso se sarà una bambina a ritrovarli, anni dopo, in un vecchio baule nascosto in soffitta. Nessuno, là in Galizia, avrebbe mai pensato che quel bambino ebreo – incerto e impacciato per la grossa testa, schivo e introverso per carattere – sarebbe diventato uno dei più grandi scrittori europei. E neppure lontanamente avrebbe potuto immaginare la sua fine così tragica e assurda (Nadia Terranova)

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