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Autori. Abraham Yehoshua, ‘La scena perduta’, il nuovo romanzo (La Stampa, 20/11/2011)

22 novembre 2011

Il nuovo romanzo di Abraham B. Yehoshua, La Scena Perduta, edito dalla Einaudi ed inserito nella collana Supercoralli, uscirà il 22 Novembre 2011.

Titolo: La scena perduta
Autore: Abraham B. Yehoshua
Casa Editrice: Einaudi
Collana: Supercoralli
Pagine: 300
Yak Moses è un regista, ormai anziano, invitato a Santiago per una retrospettiva sul suo lavoro. Lo accompagna Ruth, l’attrice protagonista di molti suoi film con la quale ha un rapporto un po’ fuori dagli schemi (lui la definisce “compagna”, all’occasione “amante”, ma più che altro “personaggio”). Nella stanza dell’albergo c’è la riproduzione di un quadro: una versione fiamminga del celebre tema iconologico della “carità romana” in cui la giovane Pero allatta il padre Cimone, chiuso in carcere e condannato a morire di fame. Il dipinto turba profondamente Moses perché gli ricorda una scena simile che sarebbe dovuta apparire in uno dei suoi primi film. Ruth, però, si rifiutò di girarla: l’avallo di Moses alla decisione dell’attrice causò la loro rottura con lo sceneggiatore, Shaul Trigano, la mente creativa dietro ai loro successi cinematografici (e all’epoca compagno della donna). A scuotere ulteriormente Moses c’è la scoperta che dietro l’organizzazione di quella rassegna c’è proprio Trigano, che presto li raggiungerà. Se il ritorno dello sceneggiatore ed ex amico sarà l’occasione per un’estrema, tardiva riconciliazione, la ricomposizione di un’unità artistica, oppure l’ennesimo scontro di una guerra senza fine, è una domanda a cui può rispondere solo un autore come Abraham Yehoshua.
***

Da La Stampa del 20.11. 2011

Questa scena non s’ha da girare


Caritas romana, di Matthias Meyvogel. Una riproduzione di questo quadro nella camera d’albergo del protagonista del nuovo romanzo di Abraham Yehoshua “La scena perduta”

ABRAHAM B. YEHOSHUA

Il buio è assoluto ma le lancette dell’orologio non ingannano. Sono le sette e mezzo e non le cinque del mattino. Il sonno ha avuto il sopravvento sulla ragione, che a sua volta ha avuto il sopravvento sull’ansia. E anche se uno strano sogno ha fatto capolino durante la notte, non ha importunato Moses che ora scende in silenzio dal letto sforzandosi di non disturbare e, affidandosi alla memoria, avanza a tentoni verso il bagno mentre la sua compagna, addormentata ma non del tutto incosciente, occupa d’istinto una parte della zona sgomberata.

In bagno vi è una finestrella dalla quale si possono vedere persone che camminano lungo il muro della cattedrale. La prima giornata della retrospettiva è iniziata ed è meglio riposarsi ancora un po’ prima che cominci il parapiglia. Schegge di luce insinuatesi fino al grande letto illuminano i piedi dell’attrice, rimasti scoperti dopo che il piumino è scivolato giù. Moses li ricopre e osserva attentamente la riproduzione appesa alla parete. L’occhiata fugace della notte è stata superficiale e fuorviante. Forse il quadro rappresenta un oscuro evento mitologico. Non la passione di un vecchio per una giovane donna ma il tormento di un uomo affamato e disperato.

Il vecchio muscoloso è di certo un prigioniero. Ha le mani legate dietro la schiena e i piedi scalzi e sudici probabilmente sono stati appena liberati dai ceppi lì accanto. I suoi aguzzini gli hanno fatto patire la fame a tal punto che è attratto dai seni caritatevoli di una giovane donna, una balia, che guida con cautela il suo cranio calvo e scuro verso il petto candido.

Moses cerca il nome dell’artista ma trova solo due parole scritte con grafia svolazzante: Caritas romana . E come un fulmine lontano lo folgora la domanda se Trigano conoscesse questo quadro, insolito e audace, appeso casualmente nella camera di un albergo nella regione della Galizia, in Spagna. È possibile che nelle prime luci di un’alba iberica, così, per puro caso, lui abbia scoperto qui, a Santiago de Compostela, l’origine nascosta, la scintilla che aveva acceso la fantasia del suo giovane e talentuoso sceneggiatore? Un semigenio, ma anche un incorreggibile testardo che aveva rotto i ponti non solo con lui ma anche con la sua amica e compagna a causa della cancellazione di una scena? Da allora è lui, Moses, a sobbarcarsi la responsabilità di questa donna, se non per un senso del dovere almeno per correttezza. Era stata questa immagine mitologica ad aver ispirato a Trigano la folle scena destinata a suscitare scandalo alla fine dell’ultimo film che avevano girato insieme?

Il posto scelto per le riprese era una via squallida, poco lontano dal porto dei pescatori a Jaffa. Il clima grigio della giornata si intonava con l’atmosfera lugubre del film. L’operatore, il fonico, la truccatrice e il tecnico delle luci avevano terminato i preparativi e nonostante il luogo fosse isolato si era radunata un bel po’ di gente. Agli inizi degli anni Settanta le riprese esterne di un film erano ancora un evento raro in Israele e i passanti ne erano attratti come da fili magici.

Moses non ha dimenticato quella mattina malgrado i tanti anni passati, perché quel giorno aveva segnato la fine del sodalizio fra lui e il suo sceneggiatore. All’angolo della strada, su uno sgabello, sedeva un vecchio mendicante vestito di stracci, un famoso attore di teatro. Per il regista era particolarmente importante che al termine del film, nell’ultima scena, non comparisse una figura anonima ma un attore noto e ammirato che avrebbe sorpreso gli spettatori nei panni di un misero mendicante e sarebbe rimasto impresso nei loro cuori.

L’attore, però, aveva preteso che il suo personaggio esibisse anche un lato intellettuale mediante un cilindro, anziché un semplice berretto in attesa dell’elemosina, o una pipa fumante fra le labbra. Già quando aveva dato le ultime istruzioni Moses aveva percepito la sua compiaciuta attesa per il contatto sensuale con i seni di una giovane donna. Tanto più che chiaramente l’episodio sarebbe stato girato più volte, così da poter scegliere in fase di montaggio il ciak più credibile e di maggiore impatto. Nonostante la sua originalità la scena non era complicata da un punto di vista tecnico. Una giovane donna, dimessa da una clinica privata dove ha lasciato in adozione il figlio appena nato, vaga affranta per le strade e nel notare il vecchio mendicante apre il cappotto, tira fuori un seno e lo allatta.

A causa del feroce alterco scoppiato quella mattina Moses ancora ricorda alcuni dettagli marginali: il vecchio e lungo cappotto di Ruth, il suo viso truccato in modo da apparire sofferente e tormentato, la porta di ferro arrugginita di una casa scelta per rappresentare l’entrata della clinica. Ma soprattutto ricorda il disagio della giovane attrice. Toledano l’aveva ripresa ripetutamente mentre usciva dalla clinica nella speranza di accentuare la credibilità della sua interpretazione, ma Moses sentiva che qualcosa la spaventava. I suoi movimenti si erano fatti via via più incerti, impacciati, come se l’intero suo essere si ribellasse alla scena che il fidanzato aveva scritto per lei. Sulle prime Moses aveva ritenuto che la presenza del pubblico curioso la imbarazzasse e aveva proposto di girare lo spezzone in cui allattava dietro un paravento.

Ma a quanto sembrava non erano gli sguardi degli estranei a sgomentare Ruth. In fondo le era già capitato di scoprire parti del suo corpo davanti alla cinepresa e talvolta Moses aveva l’impressione che fosse ansiosa di farlo. Nemmeno il contatto del suo seno con le labbra dell’anziano attore la spaventava. Quello che la infastidiva era l’assurdità insita nell’impulso di una giovane donna angosciata, che aveva appena dato il figlio in adozione, di allattare un vecchio estraneo. Per via del carattere tirannico di Trigano, però, Ruth aveva preferito evitare discussioni e deciso di mettere il fidanzato davanti al fatto compiuto. Mentre si avvicinava all’angolo della via seguita dalla macchina da presa si era rifugiata all’improvviso dentro il camion della produzione, aveva chiuso la portiera con la sicura, aveva alzato i finestrini e si era isolata.

Con una folgorazione subitanea Moses aveva intuito le sue riserve e, nonostante la complicazione inattesa e il notevole sforzo investito nella preparazione del set, aveva intimato allo stizzito Toledano, particolarmente ansioso di filmare, di posare la macchina da presa, di spegnere le luci e di smontare le rotaie del dolly. E dato che all’epoca lui non era solo regista ma anche produttore, aveva annunciato immediatamente all’attore di teatro che la scena era stata cancellata consegnandogli subito, e in contanti, la somma pattuita, come se l’episodio fosse stato girato. Ancora ricorda il volto infiammato d’offesa dell’attore, apparso in passato in ruoli classici di teatro ma che, non avendo avuto nessun ingaggio negli ultimi anni, aveva molto bisogno di una parte, anche marginale, per ribadire il proprio valore almeno agli occhi di se stesso.

Sulle prime l’uomo aveva cercato di scoprire se la giovane collega fosse disgustata dal contatto fisico con una persona anziana. Ma dopo che Moses lo aveva rassicurato, dichiarando che i dubbi di Ruth non avevano a che fare con lui ma con la credibilità e la necessità della scena stessa, l’anziano attore si era lasciato sfuggire un’imprecazione, aveva gettato la pipa accesa nel cilindro e preteso che gli si chiamasse un taxi. Un anno o due più tardi, leggendo l’annuncio della sua morte, Moses si era chiesto se l’improvvisa delusione di quella grigia mattina non avesse accelerato il suo decesso.

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One Comment leave one →
  1. serena permalink
    7 maggio 2012 07:27

    Finalmente di nuovo un grande Yehoshua!

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