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Europeana Judaica. Convegno Testimonianze della cultura ebraica: ricerca e valorizzazione. Il programma.

6 ottobre 2011

Ideato per analizzare e riflettere sulle opportunità scientifiche e divulgative offerte dal progetto di portale web europeo Europeana Judaica, il convegno Testimonianze della cultura ebraica: ricerca e valorizzazione, che si svolgerà il 6 e 7 ottobre presso la Sala dei Ritratti di Fermo, intende mettere intorno ad un tavolo studiosi di diversi ambiti disciplinari, interessati a dialogare sul rapporto tra ricerca storica e valorizzazione sociale ed economica dei risultati della ricerca, nello specifico delle testimonianze ebraiche.

Nella prima sessione, specificatamente dedicata alla ricerca storica, verranno esposti i risultati di ricerche (in alcuni casi ancora in corso) sul centrale problema della testimonianza materiale e immateriale della cultura ebraica in Europa e nel Mediterraneo, con argomenti che vanno dalla storia, all’archeologia, alla letteratura, al cinema.

Nella seconda sessione, dedicata invece alla valorizzazione, la discussione si sposterà sul problema della socializzazione, della divulgazione e dell’uso delle conoscenze acquisite anche alla luce delle più aggiornate tecnologie, attraverso l’analisi di alcuni casi particolarmente interessanti di valorizzazione (musei, biblioteche, progetti di digitalizzazione, recupero di parchi tematici). In questa sessione sarà presentato il progetto Judaica Europeana, una delle fonti informative su cui è basato il portale culturale della Commissione europea, sponsor del convegno.

La sessione serale del 6 ottobre sarà dedicata alla musica e al cinema, con un intervento della musicista Miriam Meghnagi e la proiezione del film di Pasquale Scimeca “La passione di Giosuè l’ebreo“.

PROGRAMMA

6 Ottobre 2011 – SESSIONE POMERIDIANA (14-18.30)

Apertura: Massimo Montella (direttore Dipartimento beni culturali – Università degli studi di Macerata)
La ricerca – chair prof. Giuseppe Capriotti

Paola Magnarelli (Università degli studi di Macerata), “Dal ghetto alla classe superiore”.
Il contributo degli Ebrei all’Italia unita La partecipazione degli Ebrei al Risorgimento fu intensa, poiché essi si aspettavano dalla formazione del nuovo Stato, al pari delle altre minoranze discriminate, la conquista della piena emancipazione: il che avvenne. L‟intervento si propone di analizzare l‟inserimento degli Ebrei italiani nel processo sociale, economico e culturale della nuova Italia, con particolare riguardo alla formazione di una élite italiana di religione ebraica. La frase di Arnaldo Momigliano citata nel titolo avvia infatti, nel testo originale, una riflessione su come l‟uscita dal ghetto abbia dato luogo a carriere distintesi soprattutto nella pubblica amministrazione, nella politica (si pensi, a questo proposito, alla sindacatura di Roma di Ernesto Nathan, e alla presidenza del consiglio dei ministri di Luigi Luzzatti, entrambe di età giolittiana) e nella vita culturale e universitaria, piuttosto che, come vuole un diffuso stereotipo, nel successo imprenditoriale. Si intende altresì verificare se anche nell‟élite ebraica si sia manifestato un andamento diffuso nel notabilato cristiano: vale a dire un tradizionalismo nei costumi e nei comportamenti privati, contrapposto a intraprendenza e modernità nella vita pubblica.

Claudia Giontella (Università degli Studi di Macerata), La resistenza antiromana di Masada: il racconto di Flavio Giuseppe e la ricerca archeologica
La resistenza giudaica di Masada rappresenta uno degli episodi più noti dell‟espansione „estera‟ di Roma; secondo il racconto dello storico di origine ebrea, il ben noto Giuseppe Flavio,l‟assedio della fortezza, patrimonio mondiale dell‟umanità dal 2001, si protrasse per quattro anni e soltanto dopo questo lungo assedio Roma riuscì ad imporre definitivamente la propria politica in Palestina. La ricerca archeologica che ha interessato il sito a partire nella seconda metà del „900, prospetta oggi una realtà parzialmente discordante con il racconto di Giuseppe ma coerente con quanto è possibile ricostruire tenendo conto del contesto storico-politico entro il quale la vicenda ebbe luogo.

Michaël Gasperoni (Ecole des hautes études en sciences sociales, Paris), Famiglia e parentela nell’ebraismo italiano in epoca moderna Come si sposavano gli ebrei? Si può parlare di un sistema di parentela ebraico? Mentre la storiografia si è interessata recentemente al matrimonio e alla famiglia ebraica, delle pratiche matrimoniali degli ebrei ne sappiamo ancora ben poco. Si propone dunque, attraverso il caso marchigiano, un panorama delle pratiche matrimoniali ebraiche e una riflessione su un possibile sistema di parentela ebraico, in una prospettiva antropologica, partendo dalla nozione di parentela definita recentemente dall’antropologo francese Laurent Barry, il quale pone il concetto di identità al centro della problematica della parentela.

Luca Andreoni (Scuola superiore di studi storici, Università di San Marino), “Potersi cibare secondo il rito ebraico”.
Conflitti economici e consumi alimentari in ghetto: il caso di Ancona in età moderna L’intervento si propone di ricostruire il complesso di motivazioni, di natura economica e sociale, che sottostà ai conflitti in materia di organizzazione dell‟approvvigionamento alimentare degli ebrei nei secoli XVI-XVIII. Il caso preso ad oggetto di studio è il ghetto di Ancona in età moderna e la focalizzazione è posta sui Macelli della città. Determinata da un lato dalle norme religiose degli ebrei e dalla volontà separatrice e disciplinatrice delle autorità cristiane, dall‟altro dalle ragioni strutturali della politica economica di antico regime (monopoli, privative, lamentele ed azioni di contrasto al contrabbando), la dinamica di funzionamento degli appalti dei macelli mette in luce un particolare aspetto della vita quotidiana degli ebrei di Ancona, al di là del simbolismo di cui il tema dell‟alimentazione inevitabilmente è carico.

Massimiliano De Villa (Università Ca’ Foscari di Venezia), La traduzione della Bibbia di Martin Buber e Franz Rosenzweig come testo identitario
La Verdeutschung der Schrift è il culmine della simbiosi ebraico – tedesca. Nata dallo sforzo comune di due personalità tra le più note nella Germania degli anni Venti, Martin Buber e Franz Rosenzweig, la Verdeutschung si realizza nella collaborazione tra i due negli anni dal 1925 al 1929. L‟intervento intende considerare la traduzione come testo identitario, nel contesto più ampio della “juedische Renaissance” e della riformulazione dell‟identità ebraica in epoca post – assimilatoria, tentando soprattutto di metterne in luce l’incrocio con il pensiero voelkisch tedesco.

Susanne A. Meyer (Università degli Studi di Macerata), Storici dell’arte di origine ebraica e l’emigrazione dopo il 1933
In seguito alla presa del potere di Hitler furono costretti all‟emigrazione più di 250 storici dell‟arte di lingua tedesca, molti dei quali di origine ebraica. Questo esodo ha avuto conseguenze di lunga durata non solo per la disciplina storico-artistica tedesca dove furono brutalmente troncati vivaci contesti di ricerca (Warburg Institut, scuola di Vienna), ma anche sullo sviluppo disciplinare nei paesi di arrivo, in particolare in USA e in Inghilterra. Un altro aspetto importante è stato – come sottolinea Panosfky – il mutamento del lessico storico-critico in seguito alla necessità di comunicare in una nuova lingua. Nell‟intervento, più che evocare singoli episodi, si intende insistere su alcuni dei mutamenti teorici, metodologici, istituzionali e sociali nella disciplina storico-artistica che la hanno segnato profondamente fino ad oggi e non solo in Germania. Uno strumento per la ricerca su questo tema oggi è la banca-dati Geschichte der Kunstgeschichte im Nationalsozialismus (http://www.welib.de/gkns/), frutto della collaborazione di diverse università tedesche, che permette la consultazione di un vasto materiale archivistico.

Anna Lissa (University of Halle Wittenberg), Tra Europa e Gerusalmme: Non da questo tempo e non da qui di Yehuda Amichai
Il presente intervento non intende addentrarsi in questioni riguardanti la possibilità e i limiti della rappresentazione della Shoah. Vorrei invece soffermarmi su alcuni punti del romanzo di Yehuda Amichai Non da questo tempo e non da qui, in cui viene discussa la questione dell‟identità ebraica e israeliana, in relazione al passato e alle origini europee dello Stato di Israele. Il controverso rapporto di continuità/discontinuità che lega l‟Europa a Israel è qui discusso e materializzato attraverso una temporalità in frantumi che diventa palpabile attraverso una dimensione geografica divisa, ma si potrebbe addirittura dire spaccata, tra Europa e Israele.

Claudio Gaetani (Università degli Studi di Macerata), Sguardi ebraici sulla Shoah
Il difficile e lungo processo che ha portato la Shoah a essere identificata come la “tragedia degli ebrei” è scandito da fasi che solo recentissimamente hanno portato a riconoscere il fatto che, oltre lo sterminio fisico, quello messo in atto dai nazisti è stato anche uno sterminio culturale. Dal momento che è oramai evidente a chiunque quale importante ruolo abbia svolto il cinema nel processo di memorizzazione della Shoah, sarà allora rilevante considerare quale ruolo abbiano svolto le importanti opere di autori di religione ebraica, da Sidney Lumet a Steven Spielberg, da Wanda Jakubowska a Claude Lanzmann, nel conseguimento di tale peculiare risultato, di certo non scontato.

Dibattito

SESSIONE SERALE (ore 21.30) – La musica e il cinema
Miriam Meghnagi, Da Tripoli a Gerusalemme: dialoghi mediterranei
La passione di Giosuè l’ebreo. Proiezione del film di Pasquale Scimeca (2005), colonna sonora di Miriam Meghnagi

7 Ottobre 2011 – SESSIONE MATTUTINA (9.30-12.30)

La valorizzazione e il digitale – chair prof. Pierluigi Feliciati

Francesco Spagnolo (Magnes Collections of Jewish art and life – The Bancroft Library, University of California, Berkeley), Cultural Content and Technological Form, or The Other Way Around? Jewish Collections, Research and the Digital Renaissance
Le opportunità tecnologiche offerte dal Rinascimento digitale alle istituzioni che preservano il patrimonio culturale possono fornire una chance preziosa per riformulare il rapporto tra ricerca e accesso alle informazioni. Questo è particolarmente vero nel caso di collezioni ad alta specificità cultural, quali le raccolte ebraiche in Europa, Israele e Stati Uniti, che per lungo tempo hanno occupato uno spazio culturale di confine. L‟accesso per motivi di ricerca e lo studio delle raccolte conservate presso biblioteche, archivi e musei è stato tradizionalmente relegato a studiosi specialisti, sia all‟interno che al di fuori dell‟ambito accademico. Al contrario, le pratiche descrittive che regolano l‟accesso a tale patrimonio tramite cataloghi istituzionali e banche dati non si sono ancora del tutto consolidate nell‟ambito della scienze dell‟informazione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: le fonti del patrimonio culturale ebraico sono usate quasi esclusivamente dagli specialisti degli “studi ebraici‟‟, e la loro descrizione nei più importanti cataloghi e siti web spesso risente della mancanza di metadata specificamente formulati in relazione ai contenuti (e delle direttive atte a formularli), e che ne faciliterebbero l‟accesso da parte di una comunità di utenti più vasta. In questa comunicazione, provo a misurarmi con le difficoltà appena elencate attraverso tre prospettive integrate. In primo luogo, prendo in considerazione il rapporto tra la gestione delle collezioni e i metadati descrittivi, e cerco di mostrare come le nuove tecnologie – sia proprietarie che open source – possono essere adattate per descrivere meglio i contenuti ebraici, con particolare riferimento al tema dell‟integrazione fra archivi, biblioteche e musei e al tentativo di offrire un approccio ad ampio raggio alle risorse della storia della cultura; all‟uso di Unicode e alla descrizione di oggetti culturali multi-linguistici (e con molteplici alfabeti); e alle difficoltà inerenti alla descrizione di un patrimonio culturale diasporico in termini di cronologia e geo-localizzazione. In secondo luogo, mi occupo della crescente consapevolezza della necessità di integrare la gestione delle collezioni con l‟accesso digitale, e volgo lo sguardo a come certi strumenti e piattaforme offerti dai social media possono essere integrati con quelli presentati da siti web e base dati. Infine, proverò a esaminare le implicazioni di queste modalità di gestione delle collezioni per la produzione accademica e la ricerca, analizzando concetti emergenti nel campo delle Digital Humanities, quali la “ricerca sul campo digitale‟‟ (digital fieldwork) e la “ricerca collaborativa‟‟ (e l‟uso degli strumenti di ricerca collaborativa, compresi “crowdsourcing‟‟ e “folksonomics‟‟), incentrandomi sulla possibilità di individuare un nuovo orizzonte culturale, nel quale studiosi e fornitori di accesso lavorino insieme per analizzare i problemi e abbozzare possibili soluzioni.

Marzia Piccininno (ICCU), Judaica Europeana: il contributo ebraico alla cultura europea in rete
Judaica Europeana è un progetto europeo biennale avviatosi nel 2010 sotto il coordinamento della Goethe Universität di Francoforte. L‟Italia è rappresentata dall‟Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche italiane (ICCU) che sta coordinando la digitalizzazione e l‟invio a Europeana di alcuni fondi dell‟Archivio di Stato di Venezia e di 150 opere della collezione De Rossi della Biblioteca Palatina di Parma. L‟iniziativa coinvolge una ventina di istituzioni culturali europee che posseggono una vasta documentazione sul contributo ebraico allo sviluppo delle città europee: libri, manoscritti, periodici, registrazioni sonore, immagini, fotografie, video, cartoline e manifesti sono in corso di digitalizzazione per essere integrati in Europeana, il portale che documenta le identità culturali degli Stati dell‟Unione. Le attività di Judaica Europeana vanno oltre la semplice digitalizzazione: il progetto raggiungerà università e scuole per mettere i propri materiali a disposizione della ricerca e dell‟insegnamento.

Alessandra Panzini, CHAYIM, sentieri ebraici d’ Ancona. La multimedialità al servizio della storia
Crocevia di popoli e culture provenienti da ogni parte dell‟Adriatico e del Mediterraneo, Ancona si mostra ancora oggi come una città dalle molteplici identità, capace di ospitare e amalgamare culture differenti, voci dissonanti, tradizioni diverse, antiche e nuove. Identità preziose che nel rapido fluire del tempo rischiano di perdersi perché poco conosciute o difficilmente comprese. È questo l‟obiettivo del Museo Diffuso urbano e del suo primo itinerario tematico – “Chayim” – dedicato alla storia della presenza ebraica all‟interno della città di Ancona. Un sistema di azioni diverse e tra loro integrate (catalogazione, sistemi tecnologici di rete, produzioni editoriali multimediali, audiovisivi) che vuole mettere in luce i numerosi aspetti di questa millenaria cultura valorizzandone il suo patrimonio tangibile e intangibile. Il progetto, coerentemente con gli attuali indirizzi delle politiche culturali e museali nazionali e regionali, origina dal concetto secondo il quale tutto il territorio è portatore di un ricco e composito sistema di beni e valori culturali. In questo direzione il Museo della Città di Ancona si estende al territorio ( e in questo caso all‟area del Cardeto che accoglie l‟antico cimitero ebraico) per intessere nuove narrazioni, per restituire un lessico vivo e contemporaneo ai tanti piccoli e grandi segni del nostro passato. IL risultato del progetto, che verrà presentato al convegno, è lo sviluppo di una nuova modalità di promozione culturale che associa le metodologie proprie della ricerca e delle scienze museologiche con le risorse della multimedialità e della rete.

Andrea De Pasquale (Biblioteca Palatina, Parma), La collezione di manoscritti e stampati ebraici De Rossi della Biblioteca Palatina: catalogazione, digitalizzazione e valorizzazione
La biblioteca dell’orientalista Gian Bernardo De Rossi (1742-1831), piemontese di origine e docente all’Università di Parma, venne acquisita dalla Biblioteca Palatina di Parma nel 1816, strappandola alle mire del papa, di re e di potenti; essa, composta da 1.432 manoscritti ebraici, 1.442 stampati ebraici, 6 manoscritti siriaci, 34 arabi, 8 persiani, un turco, 2 armeni, un iberico, un malabarico, 2 cinesi, 2 yddish, oltre a manoscritti greci, latini, italiani, spagnoli, russi e polacchi, rappresenta una delle più ricche raccolte al mondo di testi ebraici, forse la più importante per i manoscritti ebraici medievali. Dopo la catalogazione dei manoscritti realizzata dall’Università di Gerusalemme, recentemente l’attenzione si è soffermata su gli stampati, che, tra l’altro, comprendono la più antica edizione, in copia unica, con data certa, in caratteri ebraici: gli esemplari più antichi sono stati oggetto di catalogazione in SBN e di digitalizzazione nell’ambito del progetto europeo Judaica Europeana promosso in Italia dall’ICCU. Contemporaneamente sono stati avviati ulteriori momenti di valorizzazione, quali la realizzazione di un’importante mostra e la riproposizione in Biblioteca di momenti del rito ebraico, a partire dai materiali derossiani.

Franco Bonilauri (Museo Ebraico di Bologna), Il Museo Ebraico di Bologna: ricerca e valorizzazione “virtuale” del patrimonio ebraico in Emilia-Romagna
L’intervento illustrerà le metodologie adottate sia nella ricerca che nella valorizzazione di uno dei più consistenti patrimoni culturali ebraici presenti in una regione in Italia e che ha portato alla realizzazione nel 1999 a Bologna di quello che è l’unico Museo Ebraico istituzionale nel nostro Paese. Dopo una disamina sulla consistenza del patrimonio culturale ebraico presente sia nelle quattro comunità ancora attive nella Regione Emilia-Romagna, che nelle istituzioni culturali pubbliche (Biblioteche e Archivi), si andranno a illustrare le metodologie operative che hanno portato alla realizzazione del Museo Ebraico di Bologna secondo un progetto museologico, per quei tempi (1990-1999), estremamente innovativo sia sotto il profilo metodologico che tecnico. Si trattava di riuscire a “valorizzare” da un lato l’insieme del ricco patrimonio culturale ebraico presente nel territorio regionale, dall’altro di dare voce ad una forte presenza ebraica in Bologna prima della definitiva cacciata avvenuta nel 1593 con ancora molti segni tangibili in città. Nello stesso tempo si dovevano valorizzare i patrimoni ebraici presenti nelle varie comunità come Parma, Modena e Ferrara e nel contempo fare un Museo Ebraico a Bologna dove i bombardamenti delle forze alleate, nel settembre del 1943, andavano a distruggere la sinagoga con tutto il relativo patrimonio in essa conservato. In sostanza si doveva realizzare un Museo in un città con un glorioso passato storico, ma sostanzialmente senza più patrimonio culturale oggettuale presente. Questo il vero problema e la vera sfida in Italia in quegli anni. Si trattava di realizzare uno dei primi musei virtuali nel nostro Paese.

Maria Teresa Natale (ICCU), Culturaitalia, La Stella di David e il Tricolore: il patrimonio culturale italiano in rete, gli ebrei e l’Italia unita L‟intervento è dedicato alla presentazione del nuovo spazio in stile web 2.0 aperto a tutti gli utenti di CulturaItalia che vogliono raccontare attraverso testi, video, foto e audio il contributo ebraico alla vita sociale, culturale e politica del Paese, dall‟unità d‟Italia ai giorni nostri. Un’iniziativa per dare spazio alla conoscenza della storia e delle tradizioni della comunità ebraica durante i 150 anni trascorsi dalla proclamazione dell‟Italia unita.

Concetta Ferrara (Università di Macerata), Fermo ebraica e antiebraica. La valorizzazione del territorio mediante la strategia del museo diffuso
L‟intervento è dedicato alla presentazione di un progetto di valorizzazione del territorio fermano, rivolto a oggetti di diversa natura diffusi sui territori di Fermo, Montegiorgio e Massa Fermana, testimonianze storiche significative dei rapporti intercorsi tra la comunità ebraica e quella cristiana tra Medioevo e primo Rinascimento. Nello specifico, si è considerata la possibilità di realizzare un itinerario tematico capace di dar vita a un “museo a cielo aperto” e di render ragione delle tre caratteristiche essenziali del patrimonio culturale locale, la capillarità, la contestualità e la complementarità (strategia del museo diffuso). Si è trattato, dunque, di ripristinare la funzione originaria di ogni bene (museo – risarcimento) e di esplicitare le relazioni che intercorrono tra essi nella redazione di testi informativi chiari e brevi, dunque accessibili alla più ampia e diversificata utenza, e nella progettazione di un‟immagine dell‟itinerario riconoscibile e altamente significativa. A riguardo, tra le altre cose, si è provveduto all‟ideazione di un marchio di riconoscimento (uno scorpione nero su fondo giallo, simbolo infamante del popolo ebraico già dal Medioevo).

Dibattito conclusivo

Info: 0733.258 8966

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