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Mostre. Il mondo misterioso del Dybbuk. Genova fino al 16 ottobre.

3 ottobre 2011

DOVE:
Palazzo Ducale
Sede Piazza Matteotti 9, Genova 16123 – Mappa
Informazioni Tel +39 010 2474576
palazzoducale@palazzoducale.genova.it
http://www.palazzoducale.genova.it/

IL MONDO MISTERIOSO DEL DYBBUK
La cultura ebraico-polacca attraverso l’opera di Andrzej Wajda

In occasione della prima Presidenza polacca del Consiglio dell’Unione Europea, Palazzo Ducale, contemporaneamente all’iniziativa del Galata Museo del Mare, presenta “Il Mondo misterioso del Dybbuk”, una mostra per raccontare attraverso lo sguardo e l’opera di Andrzej Wajda quanto la cultura ebraica yiddish sia entrata con forza in quella polacca e nella sua storia, quanto sia diventata anch’essa parte di un linguaggio artistico, che accoglie e mischia elementi identitari di entrambe le culture, introducendo oggi una più ampia riflessione sull’identità multiculturale dell’Europa.
Il cinema di Wajda ha costantemente esplorato il territorio dei rapporti ebraico polacchi, mentre il Dybbuk è l’unica opera di attinenza ebraica messa in scena in teatro dal regista.
Il dybbuk, nella tradizione ebraica, è uno spirito a volte maligno in grado di possedere gli esseri viventi. Si ritiene che sia lo spirito disincarnato di una persona morta, un’anima alla quale è stato vietato l’ingresso al mondo dei morti, lo Sheol.
In accordo con le credenze popolari, ad uno spirito che non sia stato capace di portare a termine la propria funzione nella propria vita terrena, viene data un’altra opportunità per portare a termine i compiti insoluti, nella forma di un dybbuk. Esso abbandonerà l’essere ospite quando avrà raggiunto i propri obiettivi (a volte dopo essere stato aiutato).
Il dramma Dybbuk è stato scritto prima del 1920 da Sholem Anski, autore yiddish, è un’opera profondamente radicata nella cultura ebraica e permeata dalla mistica cabalistica. Fu messo in scena da Wajda per la prima volta nel 1988 a Cracovia e subito dopo a Gerusalemme, in un periodo di particolare riflessione della Polonia sul passato ebraico della nazione e sulla Shoah.
Wajda si avvicina al dramma di Aski tentando sia una ricostruzione filologica di quel mondo ebraico scomparso, sia portandone alla luce i legami profondi che esso ha con la tradizione romantica polacca, trovando punti di contatto, analogie e similitudini con i temi della poesia romantica del suo paese.

La mostra, allestita nella Loggia degli Abati, ci accoglie con alcuni disegni del regista riprodotti in grandi dimensioni, che rimandano ai bozzetti delle messe in scena del Dybbuk. Wajda era solito preparare con disegni e schizzi anche le storyboard dei suoi film, non a caso inizia la sua carriera uscendo dalla scuola d’arte di Cracovia per poi entrare alla famosa Scuola Nazionale di Cinematografia di Lódź. I suoi film nascono sempre da romanzi, drammi e racconti della letteratura polacca, dove il romanticismo europeo assume i temi della responsabilità collettiva, della redenzione e del riscatto per il proprio popolo nell’arena della storia.
Accanto ai bozzetti, parti del film “Pan Tadeusz” (1999), tratto da uno dei capolavori della letteratura romantica polacca, ci introducono in alcune delle tematiche care a Wajda, come l’ansia di riscatto del proprio popolo, il senso di responsabilità collettiva, nella convinzione che ciò che accade appartiene alla storia. Fatti e accadimenti che coinvolgono in ogni caso la gente comune, influiscono sul suo destino, partecipano alle sue sconfitte e alle sue vittorie. In tutto questo lo sguardo del grande regista entra quasi sempre nel mondo circostante e per molti versi affine: quello ebraico. Anche in questo film troviamo un personaggio di questo mondo, l’ebreo Jankel, oste e musicista, che viene chiamato a suonare dalla giovane sposa, aristocratica polacca, al suo matrimonio.
Inoltre una serie di fotografie e una videointervista all’autore, fatta in occasione di questa mostra, ci introducono nel percorso espositivo.

Nella prima stanza scorrono sugli schermi immagini di due film: “Generazione” (1955) che racconta attraverso una storia che si svolge nel ’44, tutte le esperienze che avevano, per l’appunto, appena coinvolto un’intera generazione e “Samson”(1961), mai distribuito in Italia, unico film che si svolge completamente nel ghetto di Varsavia e narra le vicende di Jakub Gold, giovane ebreo universitario che pur avendo occasione di fuggire dal Ghetto, dopo varie traversie, decide di tornarvi e di unire il suo destino a quello dei suoi fratelli. Accompagnano questi spezzoni di film foto di scena e i bozzetti che Wajda era solito fare. Un’istallazione di palizzate di legno rimanda al muro del Ghetto e invita emotivamente il visitatore a una riflessione.

Nella seconda sala si assiste alla proiezione di “Korczak” (1990).
Janusz Korczak è una delle più importanti figure di raccordo fra la cultura polacca e quella ebraica; alla prima lo legano la dedizione alla polonità nel il tentativo come pediatra ed educatore di integrare i bambini ebrei nella società circostante, alla seconda la sua attività con gli orfani nel ghetto di Varsavia ed infine la morte congiunta con tutti loro a Treblinka. Korczak è veramente “il più grande polacco vivente”, così lo definiscono i suoi bambini, e allo stesso tempo”anche il più grande ebreo”. Accompagnano la visione del film molte fotografie di scena, in cui soprattutto appaiono i bambini protagonisti di quel dramma. Ogni visitatore potrà mettere sotto queste foto un sassolino prelevato all’entrata della mostra e così, come nella tradizione ebraica si posa un sasso sulla tomba del proprio defunto, perpetuare il ricordo di tutti quei bambini morti allora e di quelli che ancora oggi sono le maggiori vittime del nostro tempo.
A seguire nel terzo spazio si entra nel mondo del Dybbuk, dove sono protagonisti i grandi disegni di Wajda per lo spettacolo teatrale. Alle pareti le fotografie del film “Dybbuk” girato da Michal Waszynski nel 1937 a Varsavia, con la colonna sonora tratta dai canti e dalle preghiere di tutti i Kantor riuniti di Cracovia.
Altre immagini, come quelle del balletto “The Dybbuk” della compagnia di danza contemporanea israeliana di Ranana Raz, ci riportano ai diversi linguaggi con cui questo dramma è stato rappresentato. Non mancano manifesti di vari spettacoli teatrali e le fotografie del teatro Yiddish di Varsavia. Chiude questa sezione un pannello dedicato alla danza della morte, dove Lea, la giovane promessa sposa di Chonen, morto precocemente prima del matrimonio, viene impossessata dal suo spirito (il di lui dybbuk), che la condurrà alla fine della storia alla morte, nella quale i due giovani potranno finalmente riunirsi.
Le successive sale sono dedicate a altri due film di Wajda: “ Le nozze” (1972) con bellissime foto del film, bozzetti dei costumi per lo spettacolo teatrale e alcune immagini provenienti dal Museo Etnografico di Cracovia e “la Settimana Santa” (1996), film imprescindibile della vasta produzione del regista , nel quale una tipica famiglia dell’intellighenzia polacca è costretta a mettere in discussione i propri valori di fronte alla tragedia dell’Olocausto. Chiude la mostra una sorta di stanza della riflessione, dove il visitatore potrà lasciare su un ipotetico “Muro del pianto” ricostruito un pensiero, una riflessione su quel passato, sul significato che le storie raccontate da Wajda vanno ad assumere, riferite anche al contesto storico della nostra contemporaneità.

I PROMOTORI
“Il mondo misterioso del Dybbuk: la cultura ebraico-polacca attraverso l’opera di Andrzej Wajda” è organizzata da Danièle Sulewic e Alberto Rizzerio dell’Associazione Movementi, in collaborazione con il Centro Culturale Primo Levi e la Fondazione Palazzo Ducale si è avvalsa anche del sostegno e della partecipazione di: Istituto Polacco di Roma, Istituto del Cinema polacco, Istituto Adam Mickiewicz, Ambasciata e Consolato Generale della Repubblica di Polonia, Ambasciata d’Israele a Roma, Comunità Ebraica di Genova e Goethe Institut Genua.

EVENTI COLLATERALI
Nei mesi di ottobre, novembre e dicembre, sempre in occasione della Presidenza Polacca, saranno organizzati incontri, conferenze, proiezioni e spettacoli che coinvolgeranno artisti, pensatori e personaggi di spicco italiani e stranieri, tra cui – si segnalano – la giornalista e scrittrice Hanna Krall, il direttore del Festival di Cultura Ebraica di Cracovia Janusz Makuch, il Rabbino di Cracovia Rabbi Boaz Pash, il giornalista Gad Lerner.

9 settembre – 16 ottobre 2011

Palazzo Ducale, Loggia degli Abati

Ufficio Stampa Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura
Camilla Talfani – Massimo Sorci – Stefania Maggiolini
Tel. 010.5574012 – 74826 – 74071 e-mail press@palazzoducale.genova.it

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2 commenti leave one →
  1. 5 ottobre 2011 22:33

    Un buon motivo per tornare a Genova!

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