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Yehoshua: Basta con Anna Karenina lunga vita alla passione quotidiana (La Repubblica, 07 maggio 2011, Anais Ginori)

26 giugno 2011


«L’unione tra due persone non si può costruire, come un tempo, solo sulla suggestione dell’amore assoluto ma piuttosto sulla base di una nuova eguaglianza tra uomo e donna, su valori di solidarietà e amicizia».
In gran parte dei suoi romanzi, pubblicati da Einaudi, Abraham Yehoshua ha scritto e analizzato le tensioni e le incomprensioni del rapporto coniugale, l’ unico legame famigliare unicamente sociale, non di sangue, perciò esposto e fragile. Lo scrittore israeliano sperimenta un neoromanticismo consapevole, che ai fugaci slanci amorosi sostituisce un lento lavoro di consolidamento. «Sono stato uno dei primi familisti della mia generazione. Credo nel matrimonio, anche se preferisco chiamarlo sodalizio. È la sfida più appassionante che un uomo e una donna possano affrontare», spiega Yehoshua dall’ alto dei suoi 51 anni di convivenza con la moglie. È ancora possibile credere a qualcuno che dice “Ti amo”? «Non può più essere una dichiarazione definitiva. Se dici “Ti amo” devi anche spiegare perché, confermarlo ogni giorno, esplorando quotidianamente questo sentimento, cercando nuove motivazioni oppure minacce nascoste. Un parola d’ amore non basta a costruire una coppia». Eppure tre miliardi di persone si sono fermate a guardare due ragazzi che entrano in una chiesa per promettersi amore eterno. «Confesso: anche io ho guardato la diretta da Westminster. La famiglia reale è stata capace di condurre la cerimonia con molta dignità e serietà. Ho scoperto il rito anglicano, molto diverso da quello ebreo, che mette al centro la sposa. Non è solo l’ uomo che prende la donna ma anche la donna che sceglie l’ uomo. Mi è sembrata una concezione attuale della coppia. Alla fine, questo spettacolo planetario è stato un grande omaggio al rapporto coniugale». Ma nella società occidentale di oggi, nella quale ci si sposa poco e si divorzia molto, che senso ha? «Questo non è il matrimonio di Diana e Carlo, che si sposarono senza quasi conoscersi. Kate e William hanno messo prima alla prova la loro unione per anni, hanno una lunga frequentazione che dovrebbe evitare future rotture. Il fatto che poi non abbiano fatto un viaggio di nozze, e lui sia tornato nel suo reparto militare, mi è sembrato un altro segnale positivo di modernità». Il romanticismo è sempre una fonte di ispirazione quando scrive? «Perlustrare le misteriose strade attraverso le quali un uomo e una donna decidono di rimanere insieme è narrativamente molto più interessante che lavorare intorno al fallimento dei matrimoni, a rotture e tradimenti, all’ alienazione della coppia e ad altri disastri amorosi su cui ormai è stato raccontato tutto sia nella letteratura che al cinema». Lei ha scritto una volta che il suicidio di Anna Karenina conferma cheè impossibile far vivere un amore al di fuori del matrimonio. «Nel romanzo di Tolstoj ci sono due relazioni molto diverse. Quella tra Levin e Kitty, all’ inizio non facile, diventa poi un matrimonio profondo, vincolante, alimentato da una reciproca dedizione. Anna e Vronskij, invece, non si sposano. Lei rifiuta che questo amore venga tutelato o salvaguardato da un contratto matrimoniale, vorrebbe che fosse basato sulla piena libertà. Anna Karenina non racconta la lotta di una moglie contro un marito odiato, come in Madame Bovary di Flaubert. È la storia di una donna che aspira a raggiungere un qualcosa che molti vedono come una sfida: mantenere un rapporto saldo tra due persone senza l’ aiuto di stampelle sociali, legali o economiche. Un rapporto costruito esclusivamente sul lavoro dell’ amore». Il finale di Tolstoj non lascia fiduciosi sull’ esito di questa sfida. «Sono convinto che l’ amore non possa sopravvivere senza la protezione del matrimonio e dell’ istituzione sociale che rappresenta». In un mondo senza ideologie, l’ amore eterno è l’ ultima utopia da salvaguardare? «Non condivido questo pessimismo. La parola utopiaè implicitamente negativa, ci fa credere che sia un obiettivo irraggiungibile. Io sono convinto invece che tutti possano far vivere a lungo un sodalizio amoroso, se adeguatamente curato e protetto. Mi è piaciuta una frase pronunciata dal vescovo britannico a Westminster. “Nel matrimonio troverai conforto”. In fondo, è quello di cui ognuno di noi ha bisogno. Siamo tutti fallibili. In due lo siamo un po’ di meno».

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