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Impressioni da ‘Italia-Israele. I sensi del mediterraneo’, di Isabella Cairoli

19 maggio 2011

La biblioteca d’Israele ha parlato della mostra ‘Italia-Israele. I sensi del Mediterraneo’ qualche giorno fa. L’articolo è visibile al seguente link:
https://bibliotecadisraele.wordpress.com/2011/05/13/milano-dal-3-al-22-maggio-2011-italia-israele-i-sensi-del-mediterraneo/


Foto di Tarin Gartner

Impressioni da ‘Italia-Israele. I sensi del mediterraneo’

Il Mediterraneo come silenzioso contenitore di storie intrecciate, addii, rinascite, speranze.
Partire, senza tornare a casa, per trovare un’altra casa, oltre il mare. Una casa lunga anni da costruire, lunga come la conquista di una nuova lingua, perché la propria è diventata solo un insieme di suoni muti, incomprensibili nel nuovo Paese raggiunto, la Patria nuova che si vorrebbe.
Per Tarin Gartner, l’approdo ad una nuova Terra è una ballerina di danza classica, faticosamente danzante su un bagnasciuga. Un approdo, dove la sabbia smette di essere umida come il fango, ma non è ancora Terra. Dove si bagna, e poi di nuovo lascia scorrere indietro l’onda, assumendo solo per qualche secondo le sembianze di un terreno solido. E poi di nuovo si sprofonda.
Dal mare, da dove è nata la vita, ed attraverso il quale si cercano nuove vite, nuovi orizzonti. Il mare dove smette di essere mare, ma i suoi bordi sfocati mangiano e arretrano continuamente l’inizio di una terra emersa. È possibile danzare armonicamente su un bagnasciuga ?
Pesci spada di vetro trasparente che attraversano il mare senza passaporto.
Il sale, e tutti i suoi possibili utilizzi, e tutti gli elementi che potrebbe corrodere ed ha corroso, tranne le speranze. Perché il sale del mare fa galleggiare le barche che vanno oltre, verso nuove terre.
Roberta Bernasconi e la sua installazione sul suono della lingua ebraica nelle parole come ‘emigrazione’, ‘terra’, ‘luogo’: incerta e priva di una cadenza, stentata, come un bambino che muove i primi passi.
La perdita della propria lingua madre. Chi lo fa per scelta e chi soffre di questo nuovo curioso disturbo del XX° secolo, come Anne O. racconta – mentre scorrono immagini di luoghi popolari salentini – come si dimenticò del tedesco. Tra i sintomi della nota paziente, una dei primi casi di isteria studiati da Sigmund Freud: nervosismi, irritabilità, inclinazione al pianto.

Il Mediterraneo via generosa, portatrice anche di conflitti. I popoli di queste terre sembrano risentire delle onde e del caldo nell’irrequietezza della loro anima. Brucia case e ricordi, come un esperimento nucleare nel deserto in ‘Indian summer’.
Un mare che cambia volto, o rimane lo stesso, di stagione in stagione, mentre cambia l’abbigliamento di volti appoggiati ad un parapetto, forse di passeggio o forse meditativi. Forse senza nostalgia, o forse con la voglia di tornare in Europa.
L’arrivo in un nuovo Paese può anche significare giorni di attesa. Che accada un amore, un incontro, un’amicizia, una serata con nuovi amici, una telefonata da una persona lontana: Oren Ben Moreh dipinge una stanza in cui pare palpabile l’immobilità di un caldo pomeriggio festivo, mentre la vita freme forse altrove, magari sulla spiaggia di Tel Aviv.

Mediterraneo incrocio di racconti, tanti racconti, pochi viaggiano comodi, e molti clandestini.
Le loro storie, tutte importanti e tutte parallele: ma chi avrà abbastanza orecchi per ascoltarle tutte contemporaneamente e conservarle nella memoria del mondo ?

Isabella Cairoli

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