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Recensione: Voci di muto amore di Yehoshua Kenaz. Intervista di Shulim Vogelmann.

22 febbraio 2011


Voci di muto amore, Yehoshua Kenaz
Editore:Giuntina
Collana:Israeliana
Traduttore:Alessandro Guetta
Anno: 2006
ISBN:88-80572539

Recensione di Giusi Meister

Questo libro di Kenaz celebra la meraviglia del nitore.
Ogni personaggio sembra appena scolpito nella carne, e ogni moto dell’anima è aria viva. Si vede che Kenaz è stato lo scrittore che ha introdotto nella letteratura israeliana la narrativa intimista e la vasta visione del mondo interiore, superando così la romanzistica di contenuto meramente politico.
Un libro sulla vecchiaia, questo di Kenaz, ovvero su uno dei più grandi tabù dei nostri tempi.
Lo sappiamo bene che la vecchiaia non è di moda, e che l’egoismo e l’autoreferenzialità sono la cifra dozzinale dei nostri tempi, come le iniziali preconfezionate sulle camicie.
Kenaz sa descrivere il deserto rovente della solitudine come pochi altri, e fa di quegli spazi vuoti la cassa di risonanza della condizione esistenziale di base di ogni essere umano.
Ognuno fa vibrare il vuoto in modo differente, e la signora Moskovitz, chiusa nel suo inferno narcisistico, sarà in assoluto il più bel ritratto di vecchia egotica e autocentrata in cui vi sarete imbattuti per un bel pò di anni a venire.
Se poi vi doveste chiedere perché mai compiere questa lettura un pò disturbante per la tranquillità del pensiero, la mia risposta è che vi troverete proiettati in un cono di luce. Kenaz illumina gli spazi bui, gli anfratti polverosi, i vicoli ciechi della coscienza con lucida e luminosa compassione. Ché la compassione non è buonismo, ma umana vicinanza di carne e sangue. Kenaz, nei suoi libri, consente solo al tempo di essere Giudice, mentre all’uomo chiede di essere vicino all’uomo perché ne condivide la stessa sostanza.

Trama:

La signora Moskovitch e Paula la smemorata, il pittore Dagan e Fichman il pazzo sono alcuni tra i protagonisti di questo romanzo, tutti anziani ospiti di una casa di cura nei pressi di Tel Aviv. Qui, tra i corridoi e le camere, si rispecchiano con grande potenza i disagi e le paure di persone vecchie e malate, abbandonate alla propria solitudine, alla mercé di qualunque sfruttatore, costrette a una nervosa attesa dell’ultima chiamata. Il tempo è dilatato in uno spazio infinito di ricordi e di rimorsi, i rapporti umani segnati dalla condizione insostenibile di non essere più indipendenti, i desideri personali relegati a particolari insignificanti, ultimi simbolici resti di vite ormai spese. Voci di muto amore è un affresco portentoso della vecchiaia, una descrizione lucida e sconvolgente di uomini e donne schiacciati dall’insostenibile peso degli anni. E, al tempo stesso, è una forte denuncia di una società indifferente ed egoista, ormai priva del sentimento della compassione.

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La seguente intervista è stata raccolta da Shulim Vogelmann nel corso del ‘Festival Internazionale di Letteratura Ebraica’ di Roma il 28 ottobre 2009.

Shulim Vogelmann: Signor Kenaz, lei ha introdotto nella letteratura israeliana una scrittura intimista. Prima di lei c’era la letteratura esclusivamente politica, ideologica
Yehoshua Kenaz: Sono sempre imbarazzato quando un critico letterario dice che la descrizione di una cosa è ‘keneziana’, come se fosse un marchio commerciale. Spesso sono caduto nel racconto di ciò che accade in un condominio, e questo soprattutto perché, per me, in un condominio esiste un vero e proprio microcosmo.
Shulim Vogelmann : ‘La grande donna dei sogni’, ci parli di questo libro.
Yehoshua Kenaz: ‘La grande donna dei sogni’ è stato di fatto il mio secondo libro , ma per me è il primo. Il primo libro lo disconosco (‘Aharei Ha-Hagim’ è stato il primo libro di Kenaz n.d.r.). Quanto all’immagine del condominio esso è diventato il sinonimo di Tel Aviv. Negli ultimi anni, infatti, si è decisamente svolta una rivoluzione silenziosa perché i padroni di casa hanno affittato gli appartamenti e se ne sono andati a vivere altrove, in abitazioni piu’ ampie e confortevoli. Le case, evidentemente, vengono soprattutto affittate a giovani e come potete immaginare, questi condomini diventano veri miscugli generazionionali.
La figura dell’amministratore di condominio, poi, la conosco bene. Lo sono stato e, credetemi, è un compito triste, ingrato, e io ho sofferto tanto
(ride).
Shulim Vogelmann : Come ha iniziato il suo percorso di scrittore lei che vive sei mesi a Parigi e sei a Tel viv?
Yehoshua Kenaz : Arriva sempre il momento in cui mi fanno questa domanda e…sapete…io , davvero, non lo so. A quanto sembra, uno scrittore ha una sete che non riesce a placare, e così, nel tentativo, non gli rimane nient’altro da fare che iniziare a scrivere.
Bene, ecco come è andata: negli anni ’60 ero a Parigi e un giorno per posta mi arrivo’ un pacco, dentro c’era una rivista letteraria. Fino ad allora non avevo come primo obiettivo quello di essere un letterato. Infatti, fino a quel momento, avevo solo compiuto studi di arabo a Gerusalemme e poco altro. Insomma, apro il pacco e prendo la rivista. Sopra c’era un biglietto di una amica che sulla prima pagina aveva scritto:’’se apri la rivista troverai un racconto di Tizio ’’. Be’ scopro che la persona che aveva scritto sotto pseudonimo altri non era che Gideon Goldberg . Questo Gideon, quando ero bambino, viveva nella casa accanto a quella dei miei, e nel suo giardino c’era un’altalena. Io adoravo questa altalena, ma ogni volta che Gideon tornava a casa e mi ci vedeva sopra, mi riempiva di botte. Io non ero bravo in queste cose, ma lui sì, e ne prendevo sempre di santa ragione. Tornavo a casa e mia madre mi diceva ‘’Non ci andare piu’ su quell’altalena!’’. Be’, a quanto pare, credeteci o meno, a questo Gideon era rimasto un peso sulla coscienza per quello che mi aveva fatto, e io quando ho visto che persono lui scriveva mi son detto ‘Merde alors! Ce la posso fare anche io!’’ ed è così che è andata. Ho mandato il racconto alla rivista e una settimana dopo l’editore mi ha scritto per dirmi che gli piaceva e che gliene mandassi ancora. La trappola era scattata.
Domanda dal pubblico: Lei descrive le persone solo con l’utilizzo dei loro sentimenti e descrive la società israeliana e le diversità culturali con perizia, e mi creda, lei parla delle donne come se fosse una donna. Lei descrive gli arabi così come descrive gli ebrei e io, che sono di origine araba, la volevo ringraziare
Yehoshua Kenaz : Sono io che ringrazio lei. Davvero, la ringrazio molto.
Shulim Vogelmann : Parliamo di ‘Voci di muto amore’.
Yehoshua Kenaz : Sì, parliamone. Ebbene, vi diro’ come è nato questo libro. Andai a Oxford per un periodo, e poi tornai a Tel Aviv. All’epoca abitavo al terzo piano di un condominio. Un giorno torno a casa e sento una voce di donna che mi dice ‘Hallooo!’. Mi giro e vedo una donna anziana. Lei mi spiega che abita al quarto piano e che ha bisogno di aiuto, io, ovviamente, mi rendo disponibile. Ebbene, da allora diventai il suo schiavo. Dovete sapere che lei aveva problemi di salute e che i condomini di Tel Aviv non hanno ascensori , quindi, lei aveva davvero bisogno di tutto. La parrucchiera andava da lei due volte la settimana, il venerdì, poi, la accompagnavo io all’ospedale al posto di fare di conversazione con la professoressa di inglese. Pensate che una volta mi mando’ anche a comprarle un reggiseno! Mi disse ‘Porto la 40’, e io vado al negozio di intimo, chiedo un reggiseno taglia 40, quelli mi guardano e mi dicono che non esiste. Io divento paonazzo. Ho cercato di spiegare che era per una persona anziana, facendo gesti con le mani per far capire la taglia. Imbarazzante.
Ecco, questa era la protagonista del mio libro. Era una donna vera, molto egoista, stupida, persino, ma io fui suo schiavo per diverso tempo
(ride).
E soprattutto per me, ‘Voci di muto amore’ è stato il mio primo vero libro importante, anche se cronologicamente, come già vi ho detto, non è stato affatto così.


L’autore:
Glass è il vero cognome di Yehoshua Kenaz, (il cognome Kenaz fu scelto riferendosi a Othniel Ben Kenaz http://en.wikipedia.org/wiki/Othniel_Ben_Kenaz), nato a Petah Tikva nel 1937.
Ha studiato filosofia e lingue e romanze presso la Hebrew University, e letteratura francese alla Sorbona. Ha scritto la sua prima storia a Parigi e l’ha poi inviata alla rivista Keshet con il nome di Avi Otniel . Divenne famoso in Israele nel 1986, quando il suo romanzo ‘Infiltrazione’ (Itganvut iechidim) divenne un best seller.
Ha curato la traduzione di molti classici francesi in ebraico, e ha lavorato nella redazione di Ha’aretz. Ha ricevuto il Premio Alterman, nel 1991, il Premio Newman nel 1992, il Premio Agnon (1993), il Premio Acum (1994), il Premio Bialik (1995).

Di seguito il link ai libri di Kenaz pubblicati in Italia da Giuntina (collana israeliana)

http://www.giuntina.it/Autori/Yehoshua_Kenaz_32/

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