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Etgar Keret surreale e degrado – Gli autobus sono tutti morti ( Mauro Giuffré,’Vivere Genova’, 21 ottobre 2010)

1 novembre 2010

‘ ‘Ci hai mai pensato a cosa potrebbe succedere in una società se all’improvviso una mattina si scoprisse una strage di autobus? Morti. Gli autobus sono tutti morti”. Parole a ruota libera con un osservatore mai banale del mondo che ci circonda”

Da un personaggio come Etgar Keret, che delle sue incursioni surrealiste ha fatto il marchio di fabbrica delle sue opere, non ci si poteva certo aspettare un inizio di dialogo banale. Con un prologo così interessante, la chiacchierata con lo scrittore israeliano non poteva che approdare agli argomenti più disparati, dai suoi riferimenti culturali al degrado dei mezzi d’informazione, passando per i rapporti con il mondo arabo e la politica internazionale.

In effetti non ci ho mai pensato. Etgar, cosa succederebbe con una strage di autobus?
“Arriverebbe il caos. Non quello che tutti immaginano ma il caos sociale. I mezzi pubblici mi hanno sempre affascinato perché rispecchiano nel modo più semplice l’ordine della società. Per questo nel mio ultimo libro mi sono divertito a immaginare cosa sarebbe successo”.

La notte in cui morirono gli autobus, presentato in anteprima nazionale a Genova.
“Mi è giunta la notizia che in un piccolo teatro genovese una compagnia stava adattando dei miei racconti, tratti da Pizzeria Kamikaze, per farne uno spettacolo. La cosa mi ha incuriosito e quindi ho pensato che data l’occasione, dovendo presentare il mio ultimo lavoro in Italia, sarebbe stato bello poterlo fare in una città dove le mie opere destano interesse e curiosità. Mi piace Genova, la trovo molto vivace”.

Pizzeria Kamikaze è un’altra delle tue opere dove la tua immaginazione stravolge la struttura classica del racconto. Ma quali sono gli autori che ti hanno ispirato questo stile?
“Molti autori hanno avuto influenza sulla mia preparazione, ma oggi mi piace citarne due in particolare per quest’occasione: Italo Calvino e Primo Levi. La fervida immaginazione di Calvino mi ha fatto capire che non esistono barriere nella scrittura e quelle che incontri puoi infrangerle. Primo Levi invece, con la sua straripante umanità, ha dimostrato che si può sempre essere se stesso e tenere lontano dagli scritti pericolose visioni dottrinarie. Per tutti quelli che amano la scrittura sono degli autori imprescindibili”.

Hai lavorato anche per la TV israeliana. Qual è la situazioni dei mezzi di comunicazione nel tuo paese?
“È vero ho lavorato con la TV ma non lo faccio più da tanti anni. Sono cambiate molte cose, a cominciare dal fatto che la televisione commerciale è diventata dominante. Le reti pubbliche adesso sono le marionette dei politici. Lavorare per una tv commerciale significa avere uno scopo ultimo. Se il tuo lavoro, il mio in questo caso, non ha l’obbiettivo di fare vendere più Nike o comprare più Coca Cola, inizi ad avere problemi. La TV pubblica dovrebbe essere il luogo ideale per lasciare esprimere liberamente gli artisti. Ho lavorato agli albori della TV commerciale, quando Rabin era ancora vivo e c’era una visione decisamente più liberal dei mezzi di comunicazione”.

Hai sentito parlare della TV italiana?
“L’immagine della TV italiana che ho è quella di un presentatore buffo in compagnia di una donna con le tettone, in uno di quei giochi dove si vince del denaro. Robaccia”.

Nei tuoi libri compare spesso il conflitto israeliano-palestinese. Che tipo di rapporti hai con il mondo arabo, in particolare con quello intellettuale?
Sono in contatto con molti scrittori palestinesi. I fatti che raccontano i mezzi d’informazione operano una distorsione della realtà. Abbiamo in comune, pur in una dialettica conflittuale, l’idea che la vera narrativa sia quella che contenga i due mondi e entrambi i nostri modi di esprimerci. Abbiamo insieme l’ambizione di un futuro migliore. Non vogliamo convincerci a vicenda ma ascoltarci per amplificare la reciproca possibilità di esprimere un punto di vista sulle cose.

Cosa ne pensi della situazione attuale del conflitto e del contesto internazionale che gli ruota intorno?
Non riesco a vedere un’intermediazione seria da parte delle altre forze internazionali. Usa e Europa non sono in grado di imporre sanzioni alle due parti, mentre continuano a fornire finanziamenti che finiscono per essere investiti negli eserciti o nel costruire ognuno in territori che non gli appartengono. Questo vale sia per gli alleati degli israeliani sia per quelli dei palestinesi. Dovrebbero essere bloccati questi finanziamenti”.

Non si può che ringraziare il teatro Archivolto e gli attori che, interpretando Pizzeria Kamikaze, hanno offerto alla città la possibilità di un incontro con un personaggio dall’indubbio spessore culturale. La serata infatti si è conclusa con la rappresentazione dei racconti dello scrittore, curata dal regista Giorgio Gallione, che con una commistione tra danza e recitazione hanno trascinato il pubblico nei meandri surreali dell’amara commedia Keretiana.

Mauro Giuffrè

Genova, 21 ottobre 2010

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