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Adi Nes, Il Caravaggio di Israele di Ariela Piattelli (Corriere della Sera, 28 settembre 2010)

30 settembre 2010

Luci e ombre nelle sue foto: è il Caravaggio di Israele

di Piattelli Ariela

Palazzo Poli «Deposizione» è la prima mostra in Italia di Adi Nes Luci e ombre nelle sue foto:
E’ il Caravaggio di Israele. E’ andato in un «flght club» a cercare il campione del combattimento senza regole per fargli interpretare la parte di Abele per una tra le sue opere piu’ famose: «Caino e Abele». Ha messo in posa, attorno a un tavolo, i giovani israeliani con la divisa da soldati per immortalarli nella loro «ultima cena».
L’artista e fotografo israeliano Adi Nes ha reinterpretato le storie della Bibbia con la sua macchina fotografica, ricostruendo la scena come in un film, attraverso un meticoloso lavoro di sovrapposizione e ricerca nella storia dell’arte.

«Deposizione» è il titolo della prima mostra fotografica dedicata in Italia all’artista, promossa dall’Istituto Nazionale per la Grafica (in collaborazione con l’Ufficio culturale dell’Ambasciata di Israele) e in occasione dell’edizione 2010 di FotoGrafia-Festival internazionale di Roma, che sarà a Palazzo Poli fino al 31 ottobre.
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L’ esposizione raccoglie alcune immagini tratte dalle serie Soldati (1994-2000), Ragazzi (2000) e Storie della Bibbia (dal 2003) e uno straordinario ritratto dedicato alla figura di Ges Cristo. Adi Nes è un artista sofisticato, costruisce i suoi tableaux vivant ispirandosi al capolavori della storia dell’arte, da Leonardo a Caravaggio e Rubens, e alla sua esperienza di ragazzo israeliano.

«La Bibbia è la colonna vertebrale della cultura ebralca ed israeliana spiega Nes-, dunque ho deciso di dedicarle una serie.
Il mio lavoro è frutfo della stratificazione. Le fotografie sono costruite e i soggetti sono attori scelti». Provocazione, mascolinità e ambiguità sembrano le linee guida delle opere del fotografo: per la sua fotografia piu’ celebre «L’ultima cena», che ha girato il mondo, si è ispirato a Leonardo, «ma all’arte si mescolano gli strati privati, personali», sottolinea Nes: dunque, ecco il ritratto di Giobbe, afifitto dalle difficoltà della vita e dalla sofferenza, ispirato a suo padre.

Anche la serie di opere dedicata ai soldati è impregnata di racconti privati: «In Israele tutti fanno il servizio militare, e anche io ho fatto la leva – racconta -: la scelta del soldato come soggetto non è di natura politica. A me interessa il discorso sull’identità, e i soldati, che portano quella divisa verde, si pongono domande su quest’ultima. A volte viviamo la nostra identità attraverso i vestiti che indossiamo, il soldato per me è una metafora».
I soldati di Nes non combattono mai, mentre è forte la traccia della violenza nella serie Ragazzi: «I giovani sono segregati nella città come fosse una prigione, la luce irrompe da fuori e illumina le loro vite, ma non è possibile fuggire».

Luce crepuscolare, romantica, che entra nelle stanze e nei cortili alla ricerca di queste anime. Le donne, praticamente assenti nei primi lavori di Nes, arrivano nelle storie della Bibbia: allora ecco agar, la concubina di Abramo, e Naomi con Rut. L’unica fotografia piena di ottimismo è quella dedicata alla figura di Giuseppe:«Un giovane sotto un cielo blu, che ha davanti tutta la vita».

La mostra è promossa dall’istituto Nazionale per la Grafica in collaborazione con l’ambasciata di Israele.
Nella foto: ”L’ultima cena”, 1999.

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