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Yehuda Amichai, Dove siamo nel giusto

9 settembre 2010

מן המקום שבו אנו צודקים
לא יצמחו לעולם
פרחים באביב

המקום שבו אנו צודקים
הוא רמוס וקשה
כמו חצר

אבל ספקות ואהבות עושים
את העולם לתחוח
כמו חפרפרות, כמו חריש
ולחישה תשמע במקום,
שבו היה הבית
אשר נחרב

Dove siamo nel giusto
non sbocceranno mai
fiori in primavera.

Dove siamo nel giusto
è pesto e difficile come un cortile

Però i dubbi e gli amori fanno
il mondo rivoltare
come talpe, come aratura.

E un sussurro sentiremo nel luogo
dov’era la casa
che è stata distrutta.

(Traduzione dall’originale in ebraico di Bruno Osimo e Maya Katzir)

Nota di traduzione di Maya Katzir:

Lo stesso titolo assume due significati affatto diversi in italiano e in ebraico: “abbiamo ragione” in italiano vuol dire sia il non avere torto, l’essere corretti, che l’avere la ragione dalla propria parte, e dunque, la capacità di essere razionali nel proprio agire. In ebraico, invece, l’espressione ” tzodkim‘, e cioè ”abbiamo ragione” assume sia un significato comune all’italiano, quello di non avere torto, che uno peculiare connotato dalla ”tzedek” , ovvero la giustizia. E la ”giustizia”, essere giusti, non implica necessariamente anche essere razionali.
Quindi, mentre in italiano si puo’ leggere questa poesia come un conflitto tra amore e ragione, in ebraico è possibile evidenziare piuttosto un rapporto conflittuale tra amore e giustizia, connotando così il componimento con aspetti piu’ marcatamente morali.
La poesia di Yehuda Amichai, inoltre, è densa di riferimenti biblici che si rendono evidenti in tutto il suo svolgersi. Ad esempio, si è scelto di tradurre la parola מקום con ”da dove” invece che “luogo” per evitare appesantimenti nella resa in italiano, ma è necessario evidenziare che la parola nell’originale ebraico è un chiaro riferimento anche al nome di dio HAMAKOM, cioè ‘Il Luogo’. Inoltre, l’uso dei termini צודקים e צדיקים , si devono intendere come rafforzativi del tono biblico dell’intero componimento che è ancora piu’ manifesto nell’uso delle parole הבית נחרב che si riferiscono alla distruzione del tempio. Pertanto, l’espressione בית , in questo senso, assume due ben precisi significati: casa e tempio (che è, appunto, il luogo della fede).
Una lettura della poesia alla luce delle parole ” casa” e ”fede” permette, quindi, di comprendere ancora meglio la densità del componimento di Amichai che afferma come solo scappando dal proprio luogo sicuro, dalla certezza, dalla casa e, quindi, dalla fede assoluta, sia possibile crescere. L’amore vive, dunque, in questo vespertino luogo di mezzo, in questa zona incerta che non conosce né urla né silanzio, ma suoni sussurrati.
L’ amore è quindi il frutto che cresce in questo luogo mezzo vuoto, così come anche il pensiero, la creatività, la capacità di essere scettici. In questo luogo Dio non si rivela nelle sue manifestazioni piu’ drammatiche e definitive, e l’uomo, dunque, puo’ tentare con molta cautela di amare, pensare, parlare e, forse, persino di credere in qualche modo, ma senza la definitività dell’assolutezza.

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One Comment leave one →
  1. Isabella permalink
    31 marzo 2011 13:51

    e’ stupenda questa poesia, mi fa pensare a molte cose..
    la fatica di essere corretti, la speranza che da’ l’amore, il ripartire con fiducia da un momento in cui tutto sembra distrutto…
    Grazie 🙂

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