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Yehoshua: ‘Come scrivo i miei libri’. Auditorium di Roma, manifestazione ‘Libri come’ 27 marzo 2010

1 aprile 2010

Wlodek Goldkorn introduce Abraham Yehoshua al pubblico dell’Auditorium con le seguenti parole: ‘I libri che meritano di essere letti si dividono in due: quelli che costituiscono mero intrattenimento, e quelli che cambiano qualcosa nella nostra vita perché hanno l’ambizione di scrivere il mondo o, addirittura, di ricreare il mondo. E questi sono i libri che fanno parte della grande letteratura e di cui conserviamo un ricordo’.
Creazione di un mondo completamente nuovo, identità, lingua, memoria, relazioni umane: questa è la scrittura di Abraham Yehoshua.
Tutte queste tematiche, lungi dall’essere separate l’una dall’altra, sono in strettissima connessione tra di loro. Non si può, infatti, parlare compiutamente di identità senza riferirsi alla lingua e all’uso che ne viene fatto; e la lingua non può venire considerata come entità a sé, separata dall’alveo entro il quale si è formata e vive. Infine, cosa sono le relazioni umane se non la risultante di tutte queste componenti fuse assieme?.

Yehoshua inizia la sua prolusione affrontando la domanda principale, quella che più di frequente viene posta: ‘ Chi è lo scrittore?’, rispondendo senza remore: ‘Quando esce un libro lo scrittore già non c’è più. Da quel momento in poi il libro è solamente vostro, dei lettori’.
Abraham Yehoshua ci tiene ad essere immediato e diretto, e si rivolge all’uditorio con decisione quando precisa che conoscere la biografia di un autore non costituisca affatto un elemento utile al fine di acquisire una maggiore consapevolezza del libro che si sta leggendo. ‘Non dovete considerare l’autore, considerate la creazione in se stessa’- e aggiunge- ‘ Non cercate mai di trovare lo scrittore nei suoi personaggi. Io li fondo assieme, e li formo in un modo tale che le singole molecole costitutive ne risultino cambiate. Lo scrittore, inoltre, si combina con i suoi personaggi, e ciò che ne risulta alla fine di questo processo è qualcosa di completamente nuovo; di diverso.’.
Ma perché Yehoshua è così fermo in merito a questa tematica? Perché vuole farci assolutamente sapere che uno scrittore non può essere trovato in ciò che scrive, in nessuno dei suoi libri? E’ una questione di libertà: una libertà intimamente collegata allo stesso concetto di creazione.
Sia ben chiaro che questa libertà non è affatto unidirezionale ma che, anzi, deve essere riferita sia allo scrittore che ai suoi lettori. Yehoshua dice infatti: ‘Conoscere la biografia di uno scrittore può generare risentimento nei suoi lettori. Può non piacerti la sua vita, le sue opinioni e tutto questo finirà, inevitabilmente, per influenzare la lettura. Allora perché hai bisogno di avere informazioni sullo scrittore? Non serve proprio a nulla. Inoltre, il lettore ha il diritto di avere una sua opinione. Ricordalo, lettore, tu hai il pieno diritto di fare questo’.

E così siamo arrivati alla questione principale: la creazione come atto di libertà. Ogni libro rappresenta un mondo nuovo formato a partire dalla mescolanza di elementi catturati a persone diverse e a differenti ambienti.
Ma che cos’è la realtà? Yehoshua sorride quando tenta di spiegarcelo, e per farlo usa una immagine: ‘ Tira fuori dal castello magico la Bella Addormentata e falla cucinare! Falle guardare i bambini!’.
Va bene, ora lo abbiamo capito. Scrivere un libro è un esercizio di generazione di una nuova realtà a partire da elementi insiti in essa e ricombinati tra loro, ma non si pensi che questa operazione –quasi alchemica- sia una questione piana e semplice.
‘Si può decidere di lavorare sulla lingua, naturalmente, ma io ho deciso di partire in un altro modo. Il mio approccio a questa non poteva considerarsi abbastanza solido, infatti, ed ecco perché ho deciso di distinguermi per il ritmo delle mie storie. E così se mi si chiedesse un consiglio su come iniziare a scrivere io risponderei: iniziate dai racconti e prestate sempre attenzione alla qualità della lingua. Leggete molta poesia perché dovete capire che una lingua non può limitarsi a veicolare delle informazioni’.
La lingua la sua centralità: eccoci infine arrivati al nucleo emotivo di ogni discorso sulla scrittura. Non dimentichiamo, infatti, che è la lingua a connotare l’identità di chi la usa, ed è per questa via che Yehoshua giunge a parlarci della fondazione dello Stato di Israele. L’importanza di avere uno Stato; la condizione precedente al non averlo; la guerra dei sei giorni.
‘Prima di questa’ –spiega- ‘ Non mi sentivo attaccato alla realtà. Leggevo Kafka, Ionesco, Beckett ma questa guerra ci ha costretti ad entrare nella storia. Ci ha resi responsabili delle nostre esistenze e del mondo che ci circonda. Ci ha fatto riflettere sull’importanza del concetto di ‘confine’ e su quello correlato di ‘identità’. E a chiederselo soprattutto sotto il profilo umano. Ogni uomo deve sicuramente difendere la propria identità, ma questa guerra ci ha costretti a prenderne coscienza’
Creazione , lingua, confini, identità, guerra. Queste tematiche irrompono nella scrittura degli autori israeliani come un fiume in piena, e allora Goldkorn chiede a Yehoshua quale sia la sua opinione sulla autorevolezza degli scrittori israeliani. Yehoshua è fermo quando asserisce che ‘E’ importante tenere ben separati i nostri scritti dalle nostre opinioni. Sempre! E comunque la gente vede esattamente dove finiscono questi e dove iniziano quelle. Naturalmente noi ci sentiamo responsabili in questa situazione, e non bisogna dimenticare che il sionismo è nato perché gli scrittori hanno avuto una comprensione della situazione concreta migliore sia rispetto ai politici che alle autorità religiose. Pertanto, si comprende bene che abbiamo una grande responsabilità anche verso i nostri antenati’.

Yehoshua ci parla così del suo bellissimo libro ‘L’amante’, che è un esempio concreto della responsabilità di raccontare la realtà così com’è, ricca in complessità e contraddizioni. ‘Pensa agli arabi palestinesi e alle loro contraddizioni’ –dice -‘ Pensa alla loro condizione. Tutto questo è una fonte di letteratura, e naturalmente, di letteratura pericolosa’.
‘Responsabilità’, in Israele, è una parola che ha un sapore diverso in quanto si fonde intimamente con il concetto di ‘identità’. ‘Responsabilità’ e ‘identità’, in questi luoghi, non sono parole per ogni stagione; saporosi concetti utili per riempire pensieri con una qualche velleità intellettuale. Sono parole di carne.
Il Sionismo irrompe nel discorso attraverso la figura di Gershom Scholem: ‘ E’ col sionismo’ – spiega Yehoshua- ‘Che gli ebrei hanno fatto ingresso nella storia. Noi eravamo un popolo che apparteneva alla mitologia, e il sionismo ci ha permesso di entrare nella storia stessa’.
Ma allora che cosa significa la storia per gli ebrei?. Yehoshua ce lo spiega senza remore: la mitologia è qualcosa che non può essere cambiato , ma è la storia che ti permette di cambiare, di intervenire sulle cose, di porre rimedio: ‘ Quando diventi un popolo della storia, lasciandoti indietro la mitologia, capisci che è solo la storia a poterti permettere di relazionarti veramente con le altre persone’.
In conclusione, è la storia che fa di noi persone in grado di relazionarsi col presente, e questo è importante nella misura in cui ci permette di diventare finalmente consapevoli del nostro paese, e della possibilità di intervenire nella realtà al fine di cambiarla.
Yehoshua sorride quando afferma: ‘La storia ci mette a ad un pari livello con le cose, ed essere ad un pari livello con qualcosa ti fa capire che puoi riparare te stesso, puoi cambiarti e puoi anche intervenire cambiando quello che ti circonda’.

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Wlodek Goldkorn introduces Yehoshua with these words: ‘There are two kinds of books: books written to entertain people, and books which have the ambition to be about the world, and we know that writing about the world means recreating the world itself’.

Creation of a brand new world, identity, language, relation: this is the world of Abraham Yehoshua. Far from being separated one from another, all of these topics are, instead, strictly interweaved. One can’t really talk about identity without referring to language;  and language is nothing when separated from a land. So what are human relations if not all of these things melted together?

So Yehoshua himself starts off facing the main question: ‘How is the writer, what is the writer?’ and explains: ‘ When the book is coming out, the writer doesn’t exist anymore, the book is definitely yours!.’

Abraham Yehoshua is immediate and straight: he doesn’t believe that knowing authors’ biographies can really be of any help to read properly a book: ‘Don’t consider the writer, consider the creation itself’, he says, and explains:  ‘Don’t try to find the author in his characters. Infact, I melted them in such a way that the single molecules are somehow changed. You, the writer, combine yourself with the characters and the result of the combination is something new’.

But why he is so firm about this? Why he does want us to know that a writer can’t be found in any of his books? That’s a matter of freedom, and freedom is strictly connected to creation.

Freedom is both referred to the writer and to the readers. Yehoshua says ‘ Knowing the biography of an author can generate resentment in the readers. You may not like his life, his opinions and this can affect the reading as well. So why do you have to know information about the writer? It’s useless. And the reader has the right to have his opinion. Remember: you have the full right to do it’.

So, we got to the main point: the importance of creation as a free act. Every book is a new world in which elements taken from different people and different environments are melted together in order to recreate reality.

And what is reality?  Yehoshua explains that it’s like if the Sleeping Beauty was taken out of her magic castle: ‘ Take the Sleeping Beauty and make her cooking! Make her look after the children!’ , he says.

That’s ok, writing a book is a matter of recreating reality, but this generation is not a plain and simple issue at all, consequently Yehoshua tells us about the dynamics behind it.

‘One can decide to work on the language, but my approach to this wasn’t solid enough, that’s why I decided to distinguish myself by the rhythm of my stories. And if you ask me how to start writing, I’d tell you: start with the short stories, pay attention to the quality of the language, consume a lot of poetry because you must understand that language mustn’t only convey things…just  start with short stories and poems’.

Finally  here we are. We got to the importance of the language. It’s the language that establishes the identities; Yehoshua reaches the foundation of the State of Israel,  the importance of having a State, the passage between having a State and not having a State, and also faces the Six Days War.

‘Before that, he explains, I wasn’t attached to reality; I read Kafka, Ionesco, Beckett, but this war  pushed us into history. It made us responsible for our own existences, for the world around us. It made us think about the matter of borders, about the concept of identity. Where is  your border? As a human being, I mean. Each man is actually supposed to defend his own identity  , but this war pushed us into this matter in the end’.

Creation, language, borders, identity, war. These matters rush the authors  into the writing of the Israeli as a wild river, then Goldkorn asks Yehoshua: ‘Tell us about the authority of the writers in Israel’, and Yehoshua is firm when asserts that ‘It’s important to keep well separated our writings from our opinions. Always! And the public sees exactly your opinion is here and your writing is there. Of course, we are responsible of this situation; Sionism was born because the writers understood the situation much better than the politics and the religious authorities…so you see, we own a big responsibility also towards our ancestors’.

Moreover, Yehoshua talks about his magnificient book ‘The lover’ as an example of the responsibility to depict reality as it is, with its complexity and contradictions. Consider the palestinian  arabs and their lives, their situations, a source of potential literature, of dangerous literature. This is such a great responsibility in a country where identity is not simply a concept, an abstract term, but a word whose consistence is made of flesh.

Sionism. This word erupts in the speech through the figure of the great Gershom Scholem. It’s with the Sionism, Yehoshua explains, that the jews returned to history.

‘We were  mythological people,  but with the Sionism the Jews stepped into history, he explains.

And what does history mean to Jews? Mythology is something that can’t be changed ‘You can take it or leave it’ Yehoshua says, but in history… You can change, you can repair when you are  people of history. History allows you to combine yourself with other people’.

In conclusion, It’s definitely history that makes us people who can relate to present, and it’s only when we are aware of it that we can really understand what our country is and step into reality in order to change it.

He explains: ‘History puts us on an equal level to things in order that you can repair yourself, change yourself’.

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2 commenti leave one →
  1. Daisy permalink
    1 aprile 2010 15:44

    è stato molto interessante e gradevole scoprire il pensiero di uno scrittore che con orgogio e al contempo giudizio e modestia, si fa da parte per lasciar spazio ai lettori, protagonisti delle proprie emozioni attraverso i suoi libri 🙂

  2. mordecaj permalink
    14 aprile 2010 10:27

    “La lingua la sua centralità: eccoci infine arrivati al nucleo emotivo di ogni discorso sulla scrittura”. Questo fertilissimo concetto e l’altro, quello dell’eludere ogni tentativo di complicità biografica (che fatica infatti con Celine, Puond ecc.), sono il dono più bello ed interessante di questa lucidissima prolusione.

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