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La lingua e il silenzio

30 gennaio 2010

Che cos’è la letteratura? La domanda si ripete sin dai tempi di Aristotele, e per parte mia non intendo certo esporvi tutti i tentativi che sono stati fatti per arrivare a una definizione. Desidero invece raccontarvi alcune cose molto personali, e in particolare: perché mi sono rivolto alla letteratura? Che cosa mi ha dato questa attività?

(…)

Come per miracolo, scrivendo i loro nomi li riportai alla vita: me li ritrovai davanti, proprio come li rammentavo. Per un attimo non fui più un orfano ma un ragazzino circondato da persone che gli volevano bene. Ero talmente felice che nascosi il pezzo di cartone dentro la fodera del mio cappotto, come se fosse stato la chiave di uno scrigno pieno di preziosi segreti. Da quel momento, ogni volta che la solitudine o l’angoscia mi mordevano, tiravo fuori quel pezzo di cartone, leggevo ciò che vi stava scritto e rivedevo i genitori che avevo perduto.
La scrittura non è magia ma, evidentemente, può diventare la porta d’ingresso per quel mondo che sta nascosto dentro di noi.
La parola scritta ha la forza di accendere la fantasia e illuminare l’interiorità. Ma una lunga strada separava quel brandello spiegazzato di cartone sul quale avevo annotato i nomi dei miei familiari, dalla scrittura vera e propria. Tutto quello che avevo scoperto lungo gli anni di guerra stava chiuso dentro di me, era un macigno scuro: ogni volta che ripensavo a ciò che avevo passato nel ghetto, nel campo e nei boschi, le immagini che affioravano in me non erano meno terrificanti di quanto non lo fosse stata la realtà. Per non affrontare quegli incubi scappavo via di corsa, cercando di staccarmene. Ma questo metodo funzionava solo in parte. Il passato anche il più tremendo non si congeda mai facilmente.

(La lingua e il silenzio, Aharon Appelfeld, pubblicazione realizzata in occasione della XXI Fiera Internazionale del libro di Torino, 8-12 maggio 2008. Trad Elena Loewenthal)

What is literature? This has been asked repeatedly over the generations since Aristotle. I do not intend to offer you a survey of all the efforts that have been made to define literature. I wish to tell you a few, personal things, and mainly: why I turned to literature and what this evocation has given me.


(…)

Amazingly, by writing their names, I brought them to life. They rose and stood before my eyes, as I remembered them. For a moment I was no longer an orphan but a boy surrounded by loving people. I was so happy that I hid the scrap of a cardboard in the lining of my coat, the way one hides the key of a chest, in which there are precious secrets of the soul, and every time I felt lonely or oppressed, I would take out the cardboard, I read what was written on it, and see the parents I had lost.
Writing is not a magic charm, but so it seems, it is a opening toward the word that is hidden within you. The written word has the power to kindle the imagination and illuminate your inner self. But the path from that wrinkled piece of cardboard, on which I wrote the names of my family; to true writing was wrong. Everything that had been revealed to me in the course of the war years crouched within me like a dark mass. Every time I thought about what had ahappened to me in the ghetto, in the camp, in the forest, the images that appeared to me were no less horrible than the reality. To avoid being in the presence of those images, I would run out to cut myself off from them. That method worked only partially. The past, even the most dreadful past, cannot easily be separated from you.


(Translated from hebrew by Jeffrey M.Green)

Aharon Appelfeld

Aharon Appelfeld è nato a Czenowitz, Bucovina, nel 1932. Durante l’invasione nazista sua madre fu uccisa e lui deportato in un campo di concentramento in Transnestria dal quale riuscì a fuggire. Aveva otto anni. Per i successivi tre anni vagò per foreste e villaggi.

Nel 1944 fu liberato dall’esercito russo ed impiegato come aiutante in cucina, in seguito riuscì a raggiungere l’Italia e nel 1946 emigrò in Palestina.

Dopo aver prestato servizio nell’esercito israeliano studiò Letteratura ebraica presso l’università ebraica. Fu uno dei fondatori della università Ben Gurion, dove ha insegnato letteratura per trent’anni.

Appelfeld ha pubblicato quaranta libri che sono tradotti in oltre trenta lingue.

Ha ricevuto il Premio Israele, il Washington Award in Gran Bretagna, il Nelly Sachs Prize in Germania, il Prix Medicis in Francia, il Common Wealth award in America, il Premio Grinzane Cavour in Italia e molti altri.

E’ membro della Accademia Americana di Arti e Scienze.

E’ sposato, ha tre figlie e vive a Gerusalemme.

I suoi libri in Italia sono pubblicati dalle case editrici Giuntina e Guanda.

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5 commenti leave one →
  1. 30 gennaio 2010 15:12

    Arrivo qui mentre sto facendo dei pensieri sulla scrittura, il passato e l’elaborazione. Resto subito di stucco per la convergenza telepatica e per la bellezza di queste riflessioni, che giustamente mi ridimensionano. Com’è grande la letteratura, e come è bello vederla esplorare da chi la ama. Un augurio di cuore a questo blog neonato che promette faville.

  2. 31 gennaio 2010 01:00

    le premesse per un blog eccezionale ci sono davvero tutte. buon lavoro, è bello sapere che c’è un posto così, e intuire che crescerà bello e robusto. f.

  3. Daisy permalink
    1 febbraio 2010 15:18

    La parola scritta ha la forza di accendere la fantasia e illuminare l’interiorità. Ecco, questo pensiero riassume quanto di intenso ed emozionante è detto nel post.
    bello 🙂

  4. 2 febbraio 2010 21:15

    Be’ Hatzlachà ! 😉

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  1. GIVEAWAY!:) « La biblioteca d'Israele

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